L’ultima stagione di The 100 è un disastro

L’ultima stagione di The 100 è un disastro

Partiamo con una premessa che è d’obbligo: ci saranno spoiler dell’ultima stagione di The 100, ma sono spoiler piccoli, quindi se non siete esattamente in pari non abbiate paura, non vi rovinerò nulla. Si parlerà accennerà anche a Game Of Thrones, però, e lì gli spoiler saranno enormi, ma se non avete ancora finito questa serie, beh, in quel caso la colpa è solo vostra.

Ho deciso di lamentarmi anche io. Non lo faccio mai, per quanto riguarda i film e le serie tv; anzi, di solito odio profondamente chi si lamenta di un certo aspetto della trama solo perché se l’era immaginato in modo diverso. Fa parte del gioco, a volte ci piace, a volte no, e solitamente per una persona scontenta ce n’è almeno un’altra contenta per gli stessi motivi. Stavolta, però, è diverso. Stavolta sono arrivato al limite della sopportazione. Mi lamento e lo faccio consapevole del fatto che non sto facendo un uso privato di un mezzo pubblico come questo sito, perché so per certo che ci sono migliaia, forse milioni, di spettatori arrabbiati anche più di me.

L’ultima stagione di The 100 è un disastro. E lo dico oggi, quando manca ancora l’ultimo episodio, quindi certo di non farmi influenzare da eventuali morti last-minute di personaggi che mi hanno accompagnato per sette stagioni. È proprio questo il punto, tra l’altro, il motivo della mia rabbia: stiamo parlando di una serie tv di sette stagioni, per quel che mi riguarda è la serie più longeva attualmente in onda tra quelle di quel genere che seguo al momento, ho iniziato a guardarla a 18 anni e ora la finisco a 24. Quindi no, l’idea di farmela rovinare del tutto non mi va decisamente giù. Dopo essermi affezionato così tanto, guardando quasi tutte e sette le stagioni con la sana e ormai perduta ansia che provocava l’uscita di un episodio a settimana, arrivare a dire “Vabbè, ormai la guardo solo perché voglio sapere come va a finire” mi fa innervosire parecchio.

Partiamo dal male più grande di questa ultima stagione, che sembra essere una cosa che hanno in comune decisamente troppe serie tv quando arrivano al capitolo conclusivo: c’è troppa carne al fuoco. Chiudere una serie del genere non è facile, per carità, ci sono tante sotto-trame da concludere, rendendo comunque avvincenti gli episodi. Benissimo. Da qui a voler condensare in sedici episodi mezzo milione di temi, però, ne passa. La situazione a Sanctum, Russell, Madi, Sheidheda, le rivolte interne, tutti i casini col reattore nucleare, e poi l’anomalia temporale, le pietre, i codici, i vari pianeti, Hope e la sua storia… basta? Macché: il Pastore, la Chiave, la storia di Becca e di Callie, Bellamy, il quaderno di Madi, la famigerata ultima guerra. Wow. Qui c’è materiale per almeno un paio di stagioni da 20 episodi, forse pure tre. La decisione che viene presa, ovviamente, è la peggiore: l’effetto calderone, si butta dentro tutto, si mischia, e quello che viene fuori è un bel casino. Se hai capito, bene, altrimenti fa lo stesso, tanto probabilmente non verrà approfondito.

È una vecchia storia, ci ricorda parecchio l’ultima stagione di Game Of Thrones, in cui si fece quasi peggio, se possibile. Lì gli episodi erano ancora meno, soltanto sei anche se più lunghi, e le aspettative erano mille volte più alte: HBO e gli sceneggiatori buttarono tutto nel famigerato calderone, e tra buchi di trama e salti temporali non troppo chiari si arrivò alla frettolosa morte della Madre dei Draghi (e qui mi verrebbe da fare un parallelo piuttosto chiaro con The 100, ma ho promesso che non avrei fatto spoiler grossi), alla proclamazione del Re meno probabile della storia di Westeros e al ritorno al Nord di buona parte degli Stark. Il punto, anche in questo caso, non è tanto che piacciano o meno le scelte degli sceneggiatori, quanto l’illogicità di alcuni momenti, le dimenticanze clamorose e l’imbarazzante involuzione di alcuni personaggi che si erano sviluppati nell’arco delle stagioni precedenti.

Ecco, quest’ultimo è uno dei punti più dolorosi per quanto riguarda la settima stagione di The 100. Bellamy è l’esempio più grottesco, per quei pochi minuti in cui lo vediamo sullo schermo: vederlo ridotto alla brutta copia del sé stesso delle prime stagioni è un brutto colpo. Clarke è un personaggio sempre più senza logica, mentre l’evoluzione di Octavia, che avrebbe meritato più di un approfondimento, si vede in un episodio e in pochi altri momenti, considerando che viene spedita da un pianeta all’altro in continuazione. Per fortuna c’è un’eccezione e in questo caso diamo a Cesare quel che è di Cesare: John Murphy. Forse l’unico personaggio che, nell’arco delle sette stagioni, ha un’evoluzione davvero del tutto soddisfacente, iniziando come idiota antipatico (e l’amavo già lì) e chiudendo come eroe al servizio dei buoni, senza perdere però il suo caratterino e la sua ironia. Ecco, grazie, sceneggiatori, di aver salvato almeno John Murphy in questa stagione.

Bonus track, tutti i momenti che ci hanno fatto grattare la testa e non capire letteralmente nulla di cosa stesse accadendo: personaggi che spariscono, altri che riappaiono a caso e, ovviamente, la fiera dei buchi di trama. A volte tanto evidenti e incomprensibili che mi hanno fatto dubitare delle mie capacità di comprensione del testo, che ritenevo buone ma che a questo punto forse dovrei rivalutare. E non apriamo il capitolo sullo scorrere del tempo: appena è stato spiegato che su alcuni dei vari pianeti visitati durante questa stagione il tempo scorre in modo diverso, il primo pensiero è stato “Ecco, ora qua fanno un casino”. Avevo ragione, o forse anche stavolta era tutto troppo complicato per me.

Tra meno di una settimana arriverà il series finale che metterà la parola fine a tutta questa storia, chiudendo, speriamo, le tante questioni in sospeso. Si chiuderà, per molti fan, una serie che in alcuni momenti ha sfiorato l’epicità, e questo per fortuna non ce lo può togliere nessuno. Dovrebbe arrivare un prequel, in realtà: “Second Dawn” tratterà gli avvenimenti prima dell’apocalisse che ha poi portato all’inizio delle vicende dei 100. L’idea è interessante e incuriosisce, ma il pensiero che possa essere trattata come l’ultima stagione di The 100 scoraggia non poco. Chissà.

Per ora, fermiamoci qui, all’ultimo episodio dell’ultima stagione. Yu gonplei ste odon, The 100. La tua battaglia è finita.

Alessandro Bazzanella

 

 

Alessandro Bazzanella

Studente, sognatore, appassionato di comunicazione a tutti i livelli. Con una parlantina difficile da domare, per buona pace di chi mi ascolta. Ah, ho una passione al limite del preoccupante per il calcio.

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