ESCLUSIVA – Donne, libere e indipendenti: Mala Rodriguez, tra rap e flamenco

ESCLUSIVA – Donne, libere e indipendenti: Mala Rodriguez, tra rap e flamenco

Mala Rodriguez, al secolo María Rodríguez, è una delle pioniere della scena rap spagnola, tra le prime a fondere il nuovo linguaggio urban con i suoni magici del flamenco.

Il successo è immediato, nonostante il rap fosse, in quel periodo, una scena dominata esclusivamente da maschi: il suo primo album, “Lujo Iberico”, viene insignito del disco d’oro. La bad girl di Jerez de la Frontera ha fatto centro al primo colpo.

Nella sua carriera ha ricevuto il premio MTV America Latina, per l’album “Malamarismo” (2007) per il miglior artista “Promise of the Year” ed è stata nominata per gli MTV Europe Music Awards.

Vanta anche due Latin Grammy: uno per “No pidas perdón”, dal suo quarto album “Dirty ballerina” (2010), e per “Miglior album urban” per “Bruja” (2013), diventando la prima e unica donna ad aver vinto il Latin Grammy per “Miglior album” e “Miglior canzone” di musica urban.

Oggi, noi di MentiSommerse.it abbiamo avuto la possibilità di scambiare due chiacchiere con lei.

Mala Rodriguez: il rap che abbraccia il flamenco

mala rodriguezCome si è avvicinata Mala Rodriguez al mondo della musica? C’è stato un momento, nella tua vita, in cui hai capito che avresti voluto fare rap?

Sì, una volta ho bombardato tutta la mia città con la mia firma di graffiti, e mi piaceva immaginare che un giorno tutti avrebbero potuto conoscere il mio stile e farlo conoscere.

Vuoi presentare ai nostri lettori “Mala”, il tuo nuovo album di inediti (qui su Spotify, ndr)?

Bueno, questo album è un insieme di canzoni che danno un senso alla mia vita, raccontano esperienze ed emozioni.

Sei nata a Jerez de la Frontera, sei cresciuta a Siviglia e adesso vivi a Barcellona. Quanto hanno influito questi cambiamenti sul tuo modo di fare musica?

Ho vissuto in molti posti oltre a questi, ho vissuto anche a Cadice, Madrid (per molto tempo), Cuba, California, amo i cambiamenti e il cambiamento è evidente nella mia musica.

Sei una delle pioniere del rap spagnolo e, soprattutto, una delle prime artiste a fonderlo con il Flamenco. Com’è nata questa fusion?

In modo naturale e spontaneo, ho solo ascoltato il ritmo e volevo che si notasse che sono di Siviglia. È quello che ho fatto consapevolmente, volevo che il mio stile mostrasse da dove vengo e che profumo ha tutto.

La principale stazione radio negli Stati Uniti, NPR, ha inserito “Yo Marco El Minuto” tra le migliori 200 canzoni femminili del ventunesimo secolo. Com’è arrivata l’ispirazione per scrivere questo testo?

Non lo so, la verità è che è nata spontaneamente. Ho tirato fuori un lato molto sensuale di me, anche io sono rimasta sorpresa. Era la prima volta che registravo da sola in studio e ricordo di essermi divertita molto a Barcellona. Ero con una delle mie migliori amiche e ci siamo divertiti moltissimo, tutto scorreva fluido.

In “Gitanas” canti: “Dove sono le mie gitane? Solo loro sanno cosa sta succedendo qui. Un altro fine settimana, dimmi, chi vuole che qualcuno la tratti così?” Come è nata questa canzone?

Questa canzone è nata perché stavamo vivendo un momento molto speciale in Spagna, da quando c’era stato uno stupro di gruppo, è stato un momento molto teso. Una donna mi ha raccontato dell’omicidio di sua figlia, mi ha detto che la legge non permetteva di processare un partner, cioè se il tuo stesso partner ti colpisce non può essere giudicata come violenza di genere.

Sono arrivate molte incognite. Ho iniziato a scrivere e riflettere con me stessa. Stavo scrivendo alla donna, è stato quando Beyoncé ha parlato di femminismo, in tutti i negozi hanno parlato di femminismo.

Tutte noi che abbiamo sempre difeso il femminismo senza sapere cosa fosse e ho pensato a chi fossero le prime femministe. Così ho pensato alle gitane, alle donne con i bambini che lavorano, alle donne di Siviglia. Le donne senza soldi non vanno da nessuna parte, quindi è molto importante avere i nostri soldi. E sebbene l’argomento sia molto difficile, ne è uscito un testo più dolce.

La scena rap, in alcuni casi, ha un tratto misogino. C’è stato un momento in cui hai notato che c’era un ostruzionismo nei tuoi confronti? Che consiglio daresti a un rapper che inizia oggi?

Ho sempre avuto supporto, da quando ho iniziato, non importa se sei un ragazzo o una ragazza, ciò che conta è che tu abbia determinazione e non abbia paura.

Intervista a cura di Corrado Parlati

Corrado Parlati

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