“Il grande me”: amare un padre, alla fine

“Il grande me”: amare un padre, alla fine

Edito da Fazi Editore, esce oggi in libreria Il grande mel’ultimo romanzo di Anna Giurickovic Dato, autrice de La figlia femmina.

Questo romanzo, in parte autobiografico, è la storia di Carla e dei suoi due fratelli che, dopo aver ignorato per anni il proprio padre, si ricongiungono al capezzale del genitore malato nel tentativo di recuperare il tempo perduto. 

Tra sensi di colpa, chemioterapie e un mistero familiare, Carla ripercorre le tappe della vita di quel grande uomo che è stato suo padre e riesce finalmente ad amarlo pienamente come mai prima era riuscita a fare. 

Il grande me è capace di mostrare con una delicatezza unica quanto possa essere difficile, annichilente e malinconico il momento in cui sono i figli a doversi prendere cura dei propri padri e di quanto possa pesare sulla coscienza non aver amato abbastanza i propri genitori a tempo debito. 

Ci siamo noi due, chi sia padre e chi sia figlia non ci è chiaro, ma quanto ci stiamo amando: mai l’ho visto un amore così”

Il padre

Simone è stato un uomo dagli interessi eclettici: laureato in scienze politiche, musicista, compositore, Senatore della Repubblica, imprenditore, archeologo. Ora, tra momenti di lucidità e delirio, Simone vuole solo raccontare la sua storia ai propri figli – un po’ con l’ingenuità di chi crede di poter essere amato solo per i propri meriti, un po’ per poter continuare a vivere nel loro ricordo.

“Il suo “me”, già così grande dalla nascita, occupa, in questi ultimi mesi, una posizione enorme e centrale che non lascia spazio ad altro. Ogni sua parola nasconde un “è di me, oggi, che si parla; domani potrei non essere più qui”.

Ma oltre a far conoscere ai figli le sue imprese e i suoi riconoscimenti, Simone sente anche la necessità di rivelare loro un segreto che aveva tenuto nascosto per moltissimi anni. 

La figlia

Carla è figlia ma ora anche madre, moglie, compagna. Carla, che sente la morte aleggiare intorno a suo padre, supera quell’imbarazzo che le aveva impedito, fino ad ora, di esternare tutto l’affetto che prova per lui. Nell’ inflessibile ateismo in cui Carla è cresciuta Simone diventa per lei un idolo, un Dio. Ed amare suo padre diventa un atto di fede.

Ma Carla è anche stanca: è stanca di prestare la sua vita a sostegno di quella di Simone, stanca di tutte quelle cure e quelle attenzioni che un malato richiede. Carla non vorrebbe più vederlo, suo padre, perché fa male: fa male vedere il proprio Dio, il proprio pilastro, sgretolarsi perdendo la sua potenza originaria. Carla vorrebbe che smettesse di essere vivo quando non può più esserlo. Vorrebbe piangere e superare il lutto, ora. È esausta, ma il suo amore e la sua dedizione persistono ancora. 

“Questo padre io lo abbandono, perché l’ho amato più di ogni altro, più di me stessa, perché ne ho fatto un Dio e l’unico mio credo, e mi sono compresa grazie alla sua comprensione […] e mai, mai dico, ho pensato che mio padre non fosse in mio possesso: fino ad ora, che lo vedo gridare in silenzio, imprigionato dentro una faccia fantasma e non lo posseggo più. Eppure lo amo ancora.”

La morte 

La morte è il terzo incomodo di questa storia. Una presenza ingombrante che siede tra Simone e Carla e in qualche modo li separa. Carla, a volte è come se la morte la sentisse parlare: 

“Fate presto, dice, vi ho lasciato giusto il tempo per conoscervi, scambiatevi le ultime parole; voi figli imparate da lui tutto ciò che ha da insegnarvi, non siate tristi, non ce n’è il tempo, condividete le vostre ultime risa, accarezzatevi, toccatevi perché non vi siete mai toccati”

Anna Giurickovic Dato

Questo è il romanzo di Anna Giurickovic Dato: una storia che fa commuovere, riflettere e anche un po’ arrabbiare. Non esito ad affermare che si tratta di uno di quei libri che ti resta dentro e credo che tutti dovrebbero leggerlo. Lo potete trovare qui

 

Sara Squillaci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *