Il 5 settembre, non un giorno qualunque: buon compleanno, Freddie

Il 5 settembre, non un giorno qualunque: buon compleanno, Freddie

Zanzibar è un antico porto mercantile, crogiolo di culture diverse. Arabi, persiani, bantu, poi indiani ed europei. Culla dello swahili, idioma con cui si svolgevano gli scambi commerciali tra Asia ed Africa, fu anche un luogo centrale del commercio di schiavi a est dell’Africa, nonché della via delle spezie. E inoltre, posto privilegiato per la produzione di chiodi di garofano, noce moscata, cannella, pepe e zenzero. Clima tropicale, meravigliose spiagge di corallo bianco, il centro storico di Stone Town è patrimonio dell’Unesco, con i suoi antichi anfratti e le strade che profumano delle spezie più diverse.

GLI INGLESI ARRIVANO A ZANZIBAR

Il trattato di Heligoland-Zanzibar, sancito nel 1890 fra Regno Unito e Germania, assegnò agli inglesi il controllo di Zanzibar, che divenne un protettorato britannico. Il sultano di Zanzibar rimase formalmente a capo del protettorato, ma era di fatto sottoposto ai visir (consiglieri) britannici (in seguito chiamati “residenti”). Fra l’altro, gli inglesi, che avevano condotto in tutta l’Africa una imponente campagna anti-schiavista, imposero al sultano l’abolizione formale della schiavitù.

IL CAPODANNO PARSI, LE NAVI E LE RIVISTE

Il 5 settembre è il giorno del Capodanno dei Parsi: qui, nel 1946 al Government Hospital, venne alla luce il piccolo Farrokh Bulsara. I genitori erano originari dell’India occidentale, e il padre Bomi era cassiere di Stato per le colonie britanniche. Ma Zanzibar non era un luogo adatto ai ragazzini, né per l’istruzione, né tantomeno per i divertimenti. Stone Town odorava di mercati arabi, di pescatori africani e immigrati figli del colonialismo. Durante il cammino verso la scuola, il piccolo Farrokh si incontrava con gli amici nel giardino del ristorante Camlurs. Poi al porto, dopo le lezioni, restava a lungo a osservare le navi arrivare e partire. Amava la musica, leggeva le riviste che arrivavano sull’isola, vecchie di mesi, ma pur sempre finestra sul resto del mondo. Proiettava la sua immaginazione al di là del mare, e sperava che l’avrebbe solcato, un giorno.

L’INIZIAZIONE E IL VIAGGIO

Cantava alle feste o alle cerimonie, quando qualcuno glielo chiedeva, perché amava far felici le persone. E lui, piccolino, era già molto intonato. I Parsi si riunivano spesso per le festività, nei tempi o nelle case: qui Farrokh venne confermato alla fede con una cerimonia navjote, il rito di iniziazione parsi eseguito dai seguaci dello Zoroastrismo. Per loro, la vita è una celebrazione: lo sarebbe stato anche per Farrokh. A otto anni i genitori decisero di inviarlo in un collegio indiano: era l’estate del ’55, Farrokh attraversò l’Oceano Indiano per arrivare a Bombay dopo otto settimane di viaggio in mare. Sedici milioni di abitanti, una metropoli sterminata accoglieva il piccolo Bulsara. Treno diretto a sud est, per arrivare a Puna. Da qui, l’autobus lo porta a Panchgani, nel Maharasthra, 1334 metri sul livello del mare.
Farrokh Entra nella St.Peter’s School, una scuola pubblica che prepara i ragazzi all’esame per l’attestato indiano dell’Educazione Secondaria. Era bravo nel pugilato e nell’hockey prato, imbattibile a ping pong, eccelleva nella corsa campestre.

LA PRIMA BAND

Durante le vacanze estive tornava a Zanzibar, ma quando aveva periodi brevi di pausa dalla scuola andava a Bombay dalla zia Sheroo Khory. Fu la prima ad accorgersi davvero del talento musicale ed artistico di quel piccolo dalla carnagione olivastra e i denti sporgenti. Gli comprò dei colori ad olio, e gli consigliò di prendere lezioni di pianoforte. Al college, Farrokh entrò a far parte degli Hectics, la sua prima “vera” band. Avevano un gran seguito a scuola, lui suonava il pianoforte e quando saliva sul palco dimenticava la sua timidezza. Suonavano Elvis, Little Richard e i classici del rock’n’roll del momento. Ma i suoi compagni facevano più rumore che altro: lui il pianoforte stava imparando a suonarlo per davvero.

Proprio in questi anni, infatti, iniziò a scoprire il suo talento artistico: partecipò a molte rappresentazioni teatrali, iniziò a cantare in pubblico e nel coro della scuola. E calò il gelo tra gli insegnanti quando si rivolse ad un suo amico chiamandolo “darling”: la rigida educazione indiana non era riuscita a soffocare la sua estrosa personalità. I concerti nella chiesa erano l’unico momento in cui era possibile scambiare letterine d’amore, perché finalmente si stava vicini, maschi e femmine. Farrokh non aveva molto successo con le ragazze, e dovette lasciare la scuola nel 1963 perché bocciato all’esame della decima classe, per continuare l’istruzione alla St.Mary’s School di Bombay.

ADDIO, ZANZIBAR

Ma Zanzibar rimase sotto il controllo britannico fino al 1963, anno in cui, sotto la spinta del generale processo di decolonizzazione dell’Africa, il Regno Unito concesse l’indipendenza al sultanato, che divenne per breve tempo una monarchia costituzionale. Il 12 gennaio dell’anno successivo, la rivoluzione di Zanzibar (che durò più o meno nove ore) pose fine al sultanato e istituì una repubblica di stampo socialista, denominata Repubblica Popolare di Zanzibar e governata dal Partito Afro-Shirazi. Questi eventi spinsero la famiglia Bulsara a lasciare l’isola ed a rifugiarsi in Inghilterra, a Feltham nei pressi di Heathrow. La sorella di Farrokh odiava quel posto freddo, i genitori erano spaventati perché non sapevano cosa sarebbe successo. Il più entusiasta, invece, era lui, perché finalmente avrebbe potuto vedere il mondo non soltanto dalle pagine di riviste vecchie di mesi. Il resto non è storia. E’ leggenda.

 

Gennaro Acunzo

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