Le Black Holes: una storia di ragazze ribelli, scheletri e scatole

Le Black Holes: una storia di ragazze ribelli, scheletri e scatole

Ricordo distintamente quando ho comprato il mio primo fumetto: era luglio, il giorno dell’esame di Storia della filosofia morale, l’ultimo della sessione estiva. 

La mattina stessa, nelle ore angoscianti che precedono l’interrogazione, strinsi una di quelle amicizie occasionali pre-esame motivate e alimentate dalla paura di essere soli davanti a qualcosa che ci spaventa. 

In quell’occasione conobbi Niccolò, ragazzo tanto preparato in filosofia quanto esperto del genere letterario del fumetto. Un vero cultore di quella che Umberto Eco definì la nona arte. Affascinata dalla conoscenza enciclopedica che questo ragazzo dimostrava di avere in materia, mi feci accompagnare in libreria dove, sotto il suo prezioso consiglio, comprai appunto il mio primo fumetto. 

Da lì non ho più smesso. 

Un dialogo tra passato e presente

Disegnate abilmente dalla mano di Borja González, due storie parallele prendono forma tra le pagine di “Le Black Holes”. La prima, ambientata nel 1856, è la storia di Teresa che deve rinunciare alle sue poesie dai toni macabri e fantastici in vista del debutto in società; la seconda, nel 2016, è la storia di Laura, fondatrice del gruppo punk Le Black Holes e in preda a una crisi creativa. 

Un dialogo tra passato e presente dove il tempo e l’io si annullano: non a caso i personaggi sono raffigurati senza un volto. 

Una graphic novel un po’ goth-punk

Due palette cromatiche diverse per due storie parallele. Ma sebbene i continui cambi d’epoca vengano così resi graficamente, vi assicuro che la ricostruzione dell’ordine degli eventi non è così immediata. González infatti ha abilmente sfalsato le due sequenze narrative, il che fa di “Le Black Holes” una graphic novel che per essere capita deve sicuramente essere letta più di una volta.  

In “Le Black Holes” è possibile scorgere gran parte delle caratteristiche del romanzo gotico a cui González sembra essersi ispirato. Centro dell’intero racconto è infatti un piccolo lago nascosto nella boscaglia, uno specchio d’acqua oscuro e mistico che riflette universi differenti: quelli di Teresa e Laura, due ragazze ribelli e incomprese. 

Non manca poi l’ambiguità, data, come accennato prima, dall’assenza di volti ed espressioni, e fortemente presente è l’elemento chiave del mistero, quest’ultimo assicurato dagli incontri notturni tra Teresa e uno scheletro nonché da una serie di scatole contenti segreti futuri e passati. 

“Avevo l’impressione di non trovarmi dove dovevo stare. Come se tutto fosse troppo veloce e io restassi indietro. O forse il contrario. Ma ora non ha più importanza”

“Non sei morto, vero?”

“Spero di no”

[dialogo tra lo scheletro e Teresa]

Il lato punk di questa graphic-novel, invece, si rivela tanto nei numerosi riferimenti a gruppi punk-rock esistenti quanto nei testi “avanguardisti” delle Black Holes, il trio musicale di cui fa parte Laura. 

I testi di Laura vengono descritti così:

“Prova a immaginare le sorelle Bronte che recitano uno studio sulla fusione termonucleare delle stelle” 

Le Black Holes

Le Black Holes: è possibile darne una chiave di lettura?

Sì, è possibile. Ma consegnare al lettore la chiave di lettura di questa graphic novel sarebbe come svelare chi è l’assassino prima di vedere un film giallo. 

Quindi, pur correndo il rischio di far sembrare questo articolo incompiuto o privato della sua pienezza di senso, non intendo per alcuna ragione sottrarvi l’occasione di godere di quell’inebriante tensione che si prova nell’incastrare idee e indizi per giungere così a una soluzione.

Perciò nessuna chiave di lettura, scusatemi (o ringraziatemi).

 

Se non sono riuscita a incuriosire i cari amanti del romanzo, ecco che vi consiglio di leggere l’ultimo articolo di Valentina Sprega su Accabadora, il romanzo di Michela Murgia (lo potete trovare qui).

Se invece siete stati anche voi ammaliati dal tratto di González vi consiglio di dare un’occhiata ai suoi lavori (qui).

Sara Squillaci

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