Un Odio così prezioso: la deriva della tecnologia

Un Odio così prezioso: la deriva della tecnologia

Copertina

Voi come fate a scegliere un libro?  Più volte a me è capitato di entrare in una libreria e di trovarmi circondata da un numero talmente enorme di volumi sconosciuti, ancora anonimi e di sentirmi come sopraffatta, persa. Sentendomi incapace di avanzare una scelta che possa apparire sensata mi paralizzo e decido di tornare una seconda volta. In un mondo che ci pone davanti un’immensa quantità di stimoli, di possibilità, di strade da percorrere penso sia una reazione abbastanza comune la mia: la fuga. Ritengo sia uno stimolo naturale, un comportamento piuttosto istintivo ma, come è facile comprendere, estremamente inefficace. Ecco che, nel mio caso particolare, le copertine mi vengono in soccorso. Tra gli scaffali pieni noto lui: Odio, l’ultimo romanzo di Daniele Rielli, edito da Mondadori e pubblicato il mese scorso.

La copertina di Odio è estremamente minimale: una sola barca, oggettivamente grande, posta al centro di una distesa di acqua marina che occupa uno spazio nettamente maggiore rispetto all’imbarcazione. Un titolo incisivo, lapidario, pungente e una situazione analoga. “Di che odio si parlerà?” – mi sono chiesta – “Chi sarà lo sfortunato destinatario di un sentimento così orribile?”. La scritta odio, posta al centro della copertina sembra cadere nel mare, goccia tra le gocce, sola a generare altra solitudine. La curiosità è troppa. Lo prendo.

Daniele Rielli è innanzitutto uno scrittore, è però anche sceneggiatore, autore di reportage e autore teatrale, classe 1982. Laureato in Filosofia, ha collaborato inoltre con parecchi giornali. Dopo aver usufruito per anni dell’escamotage dello pseudonimo Quit the doner, nel 2015 pubblica il suo primo romanzo con Bombiani, “Lascia stare la gallina”.

UN MONDO CHE CAMBIA

“Non ricordo il momento preciso in cui presi il vizio di giocare con il fuoco, so solo che cose del genere s’imparano per imitazione, come tutto il resto”.

Questo è ciò che leggo aprendo la prima pagina di Odio. Proseguendo nella lettura imparo a conoscere il protagonista del romanzo di Rielli: Marco De Sanctis. Nonostante lo scrittore denunci più volte nel corso di interviste e nello stesso libro di non aver voluto rimandare in alcun modo alla propria biografia, il personaggio principale lo ricorda molto: anche lui ha una formazione umanistica alle spalle, è laureato in Filosofia. Si tratta dell’analisi del percorso di crescita di un giovane che si approccia al mondo lavorativo con iniziale disincanto e che si rende conto del declino di quest’ultimo: ormai il potere giace nelle strutture e nelle nuove piattaforme tecnologiche. Il mondo sta cambiando.

technology La tecnica, la scienza hanno nel romanzo di Rielli un ruolo cruciale. Si tratta di un libro estremamente attuale, contemporaneo, carico di riferimenti che invitano il lettore a rimanere con i piedi ben ancorati a terra. Sempre più frequentemente si pensa oggi ad un ecosistema imperniato sulla macchina, addirittura alcuni pensatori hanno coniato termini appositi: Luciano Floridi parla, per esempio, di infosfera. I dispositivi creano, modificano e riplasmano non solo l’ambiente in cui abitiamo ma anche l’uomo stesso.

Marco De Sanctis  entra nel mondo del lavoro scrivendo su un blog luddista: un canale attraverso il quale si scaglia contro le nuove tecnologie che hanno cambiato l’intero orizzonte culturale e che hanno costretto molte persone della sua generazione a farsi da parte. Tuttavia, col passare del tempo egli si accorge che l’unico modo di ottenere un posto nella società è quello di convertirsi alla tecnologia stessa. Marco si trova costretto ad accantonare il suo mondo per far spazio ad un altro ambiente che non gli apparterrà mai del tutto: quello tecnologico. Entra infatti in gioco un altro personaggio, il Mastro, un esperto di tecnologia che lo aiuterà a creare una start-up con funzioni predittive sul comportamento degli esseri umani.  Addirittura, nel romanzo si prospetta la creazione di un braccialetto biometrico che permetta di acquisire dati riguardanti l’essere umano anche a livello biologico.

I NUOVI LUOGHI DELLA TECNOLOGIA

I nuovi luoghi della tecnologia, le piattaforme, i blog, tendono a dare ai loro fruitori l’impressione di essere ambienti democratici nei quali ciascuno possa sentirsi libero di esprimere il proprio parere, i propri pensieri. Questa, a mio avviso, rimane però una libertà fasulla e solo apparente. In Odio Daniele Rielli illumina un futuro sempre più buio per l’uomo, in cui ciascuno è molto meno libero di quanto creda di essere. La tecnologia è la morte della libertà dell’uomo perchè egli è inscritto in un ambiente tecnologico ed è la tecnologia stessa che muove il processo culturale. Non solo noi esseri umani facciamo qualcosa con la tecnica ma essa fa qualcosa con noi e di noi.

Heidegger, filosofo tedesco (1889-1976), prospettava il pericolo non tanto nella tecnica stessa e nei suoi dispositivi quanto piuttosto nell’impreparazione dell’uomo di fronte al progredire della tecnica. E se un giorno tutto questo ci sfuggisse di mano? Se volessimo separarci dalla tecnica? Credo che arrivati a questo punto non si possa proprio più fare. Anders, altro filosofo tedesco del ‘900, diceva che noi non siamo liberi di separarci dalla tecnica perché tutto è preparato in vista della macchina. Chi si prende la libertà di rinunciare ad uno di questi apparecchi non rinuncerebbe solo ed esclusivamente ad uno ma a tutti perché sono tutti collegati. Il problema è che cosa la tecnica ha fatto, fa e farà di noi ancora prima che noi possiamo fare qualcosa di essa, è un problema che non conosce cortine.

LA RIVINCITA DELL’UMANESIMO

Nonostante l’importanza della tecnica appena sottolineata non ritengo che Daniele Rielli volesse porre l’attenzione sul fallimento delle discipline umanistiche quanto piuttosto su una loro crisi forte e radicale. Tutti i riferimenti filosofici contenuti nel libro, a partire da Renè Girard fino a toccare le sponde della filosofia più contemporanea, sembrano avere ancora un senso descrittivo della realtà nel momento in cui si scorporano da un mondo incantato per incorporarsi nella storia. Ciò che sembra avere una certa prospettiva di interesse e valore è proprio l’atto fondativo della narrazione. Scrivendo un libro, Odio, un romanzo di questa portata Daniele Rielli sembra voler riaffermare con forza il valore insostituibile delle discipline umanistiche attraverso le quali l’uomo diventa uomo perché esse lo aiutano a dischiudere elementi della realtà ai quali la scienza non può e non potrà mai attingere. La filosofia è infatti integrata nell’esperienza di vita del personaggio, sembra porsi come antitesi di un giudizio affrettato come quello che si può fare online.

“Con nient’altro in palio che l’attenzione, le persone normali tendono a diventare stronze, perchè i peggiori stronzi ottengono le maggiori attenzioni” – Jaron Lanier

I PROCESSI DELL’ODIO

I giornalisti oggi accusano ingiustamente Marco De Sanctis di aver commesso un crimine ma non sanno nulla della sua vita. Tuttavia, pur non conoscendo giudicano gratuitamente, avanzano accuse infamando la figura del nostro protagonista. Ecco come emerge il tema dell’odio nel romanzo: si tratta dell’odio sociale legato alla rivoluzione tecnologica e alla sorveglianza digitale. Pare che l’architettura delle piattaforme digitali si presti particolarmente bene ad amplificare le emozioni umane. Profili falsi, insulti gratuiti, video virali, sono tutti esempi. La tecnologia tende a svuotare sempre più di senso la dimensione dell’umano pretendendo di controllarla, indirizzarla e annichilirla. chat

Daniele Rielli riflette nel corso di tutto il romanzo sulla tematica dell’odio simbolico e verbale che tende a colpire sia le vittime sia i carnefici. In ambito tecnologico l’altro crede di avere un’idea sempre più precisa di quello che io sono, pretende di conoscermi meglio di come possa farlo io, mi osserva. Si tratta di un romanzo che riprende le grandi tematiche della distopia, come quelle affrontate da Sara Rainoldi nel suo articolo “Distopia e realtà” del quale vi lascio il link ,ma che si radica perfettamente alla realtà.

L’altro non è più qualcuno con il quale, collaborando, posso sperare di raggiungere un fine, una certa verità riguardo a qualche cosa ma diventa per me un nemico indiscusso. L’altro è la bestia, l’ostacolo da abbattere per raggiungere uno scopo che è mio soltanto, andando ancora una volta contro i fondamenti democratici. Daniele Rielli ritrae un quadro drammatico, per certi aspetti: le nuove generazioni devono reinventare e reinventarsi, devono aprire nuove strade a tutti i costi. Questo implica il totale disinteresse nel sentire le ragioni dell’altro, nell’aprirsi all’ascolto e alla collaborazione perché l’altro è colui che sbaglia in partenza.

UNA MORALITA’ ALLA DERIVA

Odio. La cultura tecnologica è per Rielli fondamentalmente amorale. Più Marco De Sanctis si avvicina al mondo della tecnologia più diventa lucido, cinico se vogliamo ed esce dal disincanto dell’umanesimo, si distacca dalla radice umana e si lega all’utilitarismo del mezzo. Se la tecnica nasce dall’uomo l’uomo a sua volta nasce dalla tecnica. Il filosofo Paul Alsberg sottolinea come il principio propriamente umano sia proprio quello della liberazione-disattivazione dal e del corpo dagli oneri dell’adattamento, dai limiti per aprirsi alle illimitate possibilità dello strumento, del mezzo. Alsberg ritiene lo strumento quanto di più dissimile all’organo corporeo, è esosomatico e retroagisce sul corpo e lo plasma, lo libera, lo rende qualcosa di nuovo.

Anche il linguaggio, se riflettiamo, ha su di noi la stessa funzione: disattiva le nostre capacità percettive, pone al posto dell’oggetto in carne ed ossa una rappresentazione che possiamo portare in giro ed evocare in assenza, è strumento spirituale.

L’ABISSO INSONDABILE CHE CONTRADDISTINGUE L’UMANO

Non c’è alcun dubbio tuttavia suoi vantaggi che la tecnologia ha permesso e lo abbiamo potuto constatare tutti durante il periodo di lock down appena trascorso. Tuttavia, Rielli sembra sollevare, tra gli altri, un problema esistenziale. La nostra società risponde alle esigenze di senso degli esseri umani? Il problema della produzione di senso, il sensemaking, è totalmente estraneo alla macchina e d’altra parte così integrato all’essere umano. La società tecnologica emergente tende alla specializzazione, all’omologazione, svalutando così il senso della vita dell’umano. Ecco allora, ancora una volta, la grande importanza delle discipline umanistiche: esse hanno in mano il cuore del mondo, il senso della nostra vita.

“L’idea che le credenze di tutta quanto l’umanità non siano che un’ampia mistificazione, alla quale noi saremmo pressochè i soli a sfuggire, è a dir poco prematura”. Renè Girard

Odio, ecco cosa ci caratterizza, ecco il nostro plus, il nostro valore aggiunto: l’emozione, il sentimento. Si tratta di uno scarto fondamentale, di un orizzonte sconosciuto alla macchina seppure alcuni scienziati, ad esempio i sostenitori dell’IA forte lo ritengano possibile per essa. Il filosofo John Searle sottolinea come l’abisso che sussiste tra la macchina e l’uomo sia proprio l’orizzonte semantico: se la macchina si limita ad un collegamento formale di simboli l’uomo, grazie all’interazione mente-corpo che gli è propria, produce senso. Anders parlava di una vergogna prometeica provata dall’essere umano di fronte alla macchina, egli si vergogna di non avere un corpo perfetto come quello delle macchine da lui create. Questo è per me il nostro valore aggiunto, siamo unici nelle nostre imperfezioni.

N.B Il libro di Rielli si presta a diversi livelli di lettura ma rimane pur sempre un romanzo consistente e impegnativo.

Valentina Sprega

Valentina Sprega

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