Dalla Svezia alla Toscana: le radici dei Siena Root

Dalla Svezia alla Toscana: le radici dei Siena Root

L’immagine tradizionale di Siena è quella di una città dalle tante sfumature del rosso mattone. Piazza del Campo con il meraviglioso Palazzo Pubblico, la Torre del Mangia, i tanti palazzi che vi si affacciano, la pavimentazione in mattoni a spina di pesce. A partire dal ‘400 vennero infatti utilizzate pietre fino ad allora meno considerate, come la grigia pietra serena e l’arenaria gialla. E accanto al linguaggio del gotico trecentesco si introdussero modelli fiorentini. Poi nel ‘500 le sfumature cromatiche iniziarono ad arricchirsi con la tecnica sofisticata dello sgraffito. Mentre il Barocco aggiunge e introduce un nuovo gusto cromatico, preferendo i colori pastello. Osservando una foto panoramica di Siena, si può infatti ricevere l’idea del caldo, della storia, delle radici. Siena è la testimonianza vivente di un passato che però è al tempo stesso presente, con la sua meravigliosa architettura apprezzata in tutto il mondo.

IL VIAGGIO DAL CUORE DELLA SVEZIA

Fino alla fredda Svezia, fino al cuore della severa e moderna Stoccolma, che ha tutt’altra storia. Ma chi ha detto che un giovane svedese non possa essere sensibile a tanto fascino? Metti insieme quattro amici con velleità di musicisti, fagli fare un viaggio in Italia a bordo di un vecchio furgoncino Scania del ’66, psichedelico e floreale quanto basta, tanto da respirare l’aria di Woodstock negli anni ’90. E qui al cospetto della Torre del Mangia, travolti da tutta quella storia, si imprimono nella mente l’obiettivo. La musica avrebbe avuto il colore caldo e avvolgente di quella città, il loro sound sarebbe arrivato in profondità, fino alle radici della loro storia musicale. Alle radici c’è il fuoco della terra, alle radici c’è il blues. Da Stoccolma alla Toscana: erano nati i Siena Root.

LE NEBBIE DEGLI ANNI ‘70

Ascoltando i loro dischi, sembra si siano smarriti per sempre nelle nebbie degli anni ’70. Ma non è un discorso nostalgico: lo saremmo se considerassimo morto il rock. Forse in Italia è così, di certo non alle latitudini nordiche, dove hanno ben altre idee. Qui il rock è più vivo che mai, ed esistono tantissime band che riprendono dei discorsi lasciati in sospeso per poi rimodularli ognuno a modo proprio (leggi anche Il Dio del Blues vive in Svezia sull’isola di Hisingen). C’è chi è sopravvissuto alla new wave ed al punk, chi si è tappato le orecchie durante l’invasione elettronica, chi ha preso quanto di buono ha prodotto la prima ondata del grunge. Ma nel frattempo non ha mai smesso di ascoltare i Deep Purple, il Chicago Blues o il Prog. Di sicuro non ha mai smesso di farlo Erik Pettersson, straordinario tastierista della band, nelle cui note è possibile scorgere il fantasma John Lord (in particolare nel disco Pioneers del 2014 – ascolta qui).

C’E’ ANCORA UNA SPERANZA

Sei dischi in studio (il primo è A new day dawning del 2004), un doppio live (lo straordinario Root Jam del 2011). Dall’hard blues al folk rock, passando da momenti di puro prog a travolgenti galoppate psichedeliche. Provate ad ascoltare i lavori con Lisa Lystam (ascolta qui) o Zubaida Solid (ascolta qui) alla voce, e chiudete gli occhi: poi fateci sapere se non vi è sembrato di ascoltare i Jefferson Airplane con la voce di Grace Slick. Se ci riuscite, il rock ha ancora una speranza, anche in Italia. Ed è impossibile non notare, sparsi in giro per la loro discografia, piccoli tributi ai Black Sabbath, ai Led Zeppelin ed anche agli Allman Brothers.

“NEVER MAINSTREAM”

I Siena Root sono come la Torre del Mangia: testimonianza vivente e meravigliosa di un passato che appartiene a tutti, e che fa parte della nostra vita quotidiana. Storia contemporanea, non archeologia. In una intervista di qualche anno fa hanno detto a proposito della loro musica: “…not too much focus on the business part. Siena Root has always been an underdog, or subculture, never mainstream”. Il concetto che tiene in vita la musica è proprio questo: fin quando possiamo, suoneremo quello che amiamo suonare. Fa niente se non saremo mai ai primi posti delle classifiche di vendita: vuoi mettere la soddisfazione di andare in tour su un vecchio Scania del ’66?

 

Gennaro Acunzo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *