Coloro che cercano troveranno: Il mare senza stelle di Erin Morgenstern

Coloro che cercano troveranno: Il mare senza stelle di Erin Morgenstern

Ho navigato le acque de Il mare senza stelle, io che non riesco ad amare il mare e che mi perdo in un bicchier d’acqua. Eppure, sommersa da queste pagine, ho dovuto imparare una nuova modalità per regolare i miei respiri, anzi l’ho dovuta riscoprire, un pezzo per volta. Il mare senza stelle mi ha riportata alle notti di dicembre nella mia stanza (che è la stessa dove dormo tutt’ora) sotto una volta di stelle luminescenti, appiccicate al mio soffitto (inutile dirlo, quelle stelle non ci sono più). Mi ha trascinata con i suoi vortici indietro a un tempo che non ho mai coscientemente dimenticato e che tuttavia troppo spesso scordo di ricordare.

Il mare senza stelle di Erin Morgenstern, edito in Italia da Fazi Editore, nella collana LAINYA, dedicata ai titoli fantasy e young-adult, esce oggi nelle nostre librerie. E questi sono i motivi per cui alcuni di voi potrebbero amarlo e allo stesso tempo per cui alcuni di voi lo troveranno assolutamente insopportabile.

DOLCI RIMPIANTI

“Non tutte le storie parlano a tutti gli ascoltatori, ma ogni ascoltatore può trovare, da qualche parte, in un momento qualsiasi, una storia che gli parli. In una forma o nell’altra”

Zachary Ezra Rowlins è un giovane uomo, uno studente specializzato in nuovi media (progetta videogiochi) del Vermont, amante dei gatti e del thè, con una bizzarra passione per i cocktail vintage. Zachary un giorno trova un libro e in quel libro legge una storia e quella storia parla anche di lui e di quella volta in cui, da bambino, trovò una porta dipinta su un muro. Una porta che era un disegno, ma era anche una porta. E decise di non aprirla.

Già questo particolare pone i lettori di fronte a un bivio: ci sarà chi, come me, apprezzerà il fatto che il protagonista non abbia aperto la porta, perchè questa scelta appare ai nostri occhi estremamente ovvia, dal momento che nel mondo reale nessun ragazzino di 12 anni aprirebbe mai una porta che spunta all’improvviso in una via stretta e buia, senza alcuna certezza di ciò che essa potrebbe celare al di là della propria soglia. Ci sarà però, tra voi lettori, sicuramente anche chi odierà Zachary per non averlo fatto, per aver ritardato l’inizio della storia di più di dieci anni e per aver notevolmente complicato lo sviluppo della narrazione.

Un simile bivio sorge perchè innegabilmente esistono dei lettori che credono che le storie parlino del mondo reale e che la magia, comunque la si intenda, strisci per le nostre strade: per questo non si aspettano da un libro cose straordinarie, già sanno che realtà a volte supera la fantasia e che solo dalla prima può nascere la seconda. Chi invece è fermamente convinto che la magia possa essere intrappolata unicamente tra le pagine di un libro odierà Zachary Ezra Rowlins e la placida tranquillità con cui affronta un’avventura impensabile, quasi come se fosse normale.

C’è un altro motivo per cui in molti faticheranno ad affezionarsi a Zachary: il suo personaggio è assolutamente ridondante. Per specifiche esigenze narrative che affronteremo più giù, i capitoli del romanzo che gli sono dedicati si aprono tutti pomposamente inneggiando il suo nome completo: Zachary Ezra Rowlins. C’è un senso molto chiaro in cui il lettore, giunto a pagina 300 di 500, potrebbe sentirsi leggermente frustrato all’idea di dover leggere all’inizio di ogni capitolo il nome completo del personaggio. Ma, anche qui, ci sarà inevitabilmente anche il lettore che amerà questa scelta stilistica, comprendendo che non importa chi Zachary sia, ai fini de Il mare senza stelle. Zachary, come un messaggero, ha il compito di catapultarci all’interno di una storia che contenga tutte le altre.

Non importa quindi se il suo personaggio non ha una crescita interiore e psicologica percepibile in corso di lettura, ciò che conta è la consapevolezza cui è spinto a giungere, e noi con lui. La sua storia peraltro non copre un lungo arco temporale, anzi, si costituisce in una lineare sequela di eventi. Non è la sua linea narrativa ciò che riempie le pagine del romanzo, essa è solamente una guida in un labirinto che straripa di storie, parole e personaggi. Ci sono diversi modi per leggere Il mare senza stelle, infatti. Potete approcciarvi alla storia come se fosse la storia di Zachary e leggere gli intermezzi alla sua avventura come storie che il protagonista stesso o altri personaggi leggono in qualche libro. Potete leggere il romanzo come se fosse una raccolta di meravigliose favole, da assaggiare con tranquillità, perdendosi casualmente tra le sue pagine. Oppure potete leggere questo romanzo come fosse un’immensa matrioska al cui interno interminabili bamboline fissano lo sguardo su di voi: sarà difficile, non lo nego, ma cercare nelle favole e nei miti che attraversano Il mare senza stelle un senso che spieghi il mistero vi farà perdutamente innamorare e perdere oltre la porta che introduce alle sue pagine.

Dunque non arrabbiatevi se Il mare senza stelle non sarà in grado di farvi affezionare al suo protagonista: ci sono altri libri che svolgono questo compito egregiamente. Non Il mare senza stelle. Il suo fine è un altro.

IL MARE SENZA STELLE: DESTINI E FAVOLE

“Una storia è come un uovo, un universo contenuto nell’ambiente che ha scelto. La scintilla di qualcosa di nuovo e diverso, ma completamente formato e fragile. Che ha bisogno di protezione. Anche lei lo vuole proteggere, ma c’è di più. Lei vuole essere lì dentro, lo vedo dai suoi occhi. Avevo l’abitudine di cercare le persone come lei, sono esperta nell’individuare quel tipo di desiderio. Lei vuole essere dentro la storia, non osservarla da fuori. Lei vuole stare sotto il suo guscio. L’unico modo per farlo è romperlo.” 

Non è un caso che Zachary si occupi di progettare videogiochi. Anche quelli, come la maggior parte dei prodotti che ogni giorno utilizziamo, si fondano su storie e di queste storie parla Il mare senza stelle.

Il libro di Erin Morgenstern è un’ode alla lettura e ai lettori e come tale è costruito: per amarlo, bisogna amare le storie. E’ inevitabile: se non amate visceralmente i miti, le leggende, le favole, la parola che si fa corpo e prende vita nella vostra mente, non riuscirete mai ad amare questo libro. Perchè questo libro è un labirinto senza via d’uscita: ogni capitolo aggiunge una nuova trama, nuovi personaggi, che si inseriscono nella narrazione con la stessa velocità con la quale escono di scena. La storia di Zachary è solo il canovaccio della grandiosa raccolta di narrazioni e metanarrazioni che Erin Morgenstern intreccia all’interno di un edificio letterario costituito da così tanti piani che non potrete fare a meno di provare un senso di vertigine.

La struttura de Il mare senza stelle si eleva verso gli astri, spingendo l’immaginazione ad altezze incommensurabili, ma allo stesso tempo scende in profondità, negli abissi delle storie, dove il tempo non esiste. Tra donne che costruiscono le storie nella pietra, chiavi che aprono mondi, porte come tesseratti, conversazioni tra la luna e il sole, re gufo e bambine coniglio, case delle bambole come universi infinitamente estesi, mercanti di stelle e porte disegnate sui muri non potrete fare a meno di rivalutare il significato che finora avete dato allo spazio e al tempo. Dovrete smontare le storie e raccoglierne i pezzi, perchè ogni simbolo, ogni metafora (e sono innumerevoli) rimandano a qualcosa, non solo nella storia di Zachary, ma anche nella nostra.

C’è un altro messaggio che ho tratto da questa lettura e che ne ha confermato l’estremo valore: le storie hanno un intento che non è solo descrittivo. E’ morale. Per questo motivo le leggende, così come le favole, perlopiù non raccontano il mondo esattamente com’è, ovvero come noi lo vediamo e studiamo scientificamente. Alle storie non interessa: quello che conta è piuttosto riuscre a raccontare come l’uomo si comporta nel mondo e, talvolta, provare a mostrare come dovrebbe comportarsi per riuscire ad avere un mondo più giusto. Le storie trasformano il mondo in un palcoscenico e qui mettono in scena i sogni che tormentano o deliziano l’umanità dall’inizio dei tempi. Quei sogni non sono altro che i luoghi oscuri della nostra mente, dove persino la ragione fatica a fare luce.

E la nostra mente non è altro che un posto tra gli altri: vale la pena raccontarlo.

SCRITTO NELLE STELLE

“Queste porte canteranno. Silenziose canzoni da sirena per coloro che cercano ciò che si nasconde dietro di esse. Per coloro che provano nostalgia verso un luogo dove non sono mai stati. Coloro che cercano anche se non sanno cosa (o dove) sia ciò che stanno cercando. Coloro che cercano, troveranno.”

Il libro con cui Erin Morgenstern ha esordito si intitolava Il circo della notte ed è stata una delle migliori letture della mia vita. Sono passati otto anni da quando è uscito, otto anni in cui, onda su onda, conchiglia su conchiglia, il mare senza stelle si è espanso nella mente della scrittrice, dandole il tempo di scrivere un romanzo che fosse curato in ogni parola, soppesato in ogni frase. Eppure, incredibilmente, Erin Morgenstern non ha dimenticato quell’opera prima e c’è un passaggio, in particolare, di quel libro a cui non ho smesso nemmeno per un secondo di pensare, mentre leggevo Il mare senza stelle.

 

 

“L’indovina ha il viso celato dietro il velo nero, ma la luce le illumina gli occhi che sorridono. Non ha palla di cristallo, né mazzo di carte. Soltanto una manciata di luminose stelle d’argento che sparge sul tavolino coperto di velluto, leggendole come rune. Riferisce di cose che non potrebbe conoscere con una simile inquietante precisione. Ti parla di fatti a te conosciuti. Informazioni che potresti aver già intuito. Possibilità che non puoi sondare. Le stelle sul tavolo possono muoversi alla luce vacillante delle candele. Mutevoli e cangianti sotto i tuoi occhi. Prima di andartene, l’indovina ti ricorda che il futuro non è mai inciso nella pietra.” (Il circo della notte, Erin Morgenstern)

Il concetto di destino tormenta Erin Morgenstern, evidentemente, perchè con lo stesso impatto narrativo con cui era stato affrontato nella sua precedente opera, rispunta anche qui, in una costruzione narrativa persino più complessa. Il suggerimento che l’autrice offre, per quanto non innovativo, rivisita un’idea che attraversa da secoli la nostra cultura: ciascuno è artefice del proprio destino. Più difficile è però comprendere come quel destino si dipani nella realtà: è una storia?

Scriverò ora qualcosa di cui mi pentirò amaramente, perchè di certo non riuscirò a spiegarlo così bene come ho provato a fare nella mia testa. Ne Il mare senza stelle il destino è fatto di storie, di pagine e di libri. E in questo libro i libri sono come tesseratti. Come ipercubi quadrimensionali, così i libri comprendono una dimensione altra, capace di attraversare lo spazio-tempo e mettere in comunicazione esistenze separate da grandi distanze. Il mare senza stelle che dà il titolo a questo romanzo sembra di fatto integrare al proprio interno questa quarta dimensione, accessibile in diversi punti dello spazio, sviluppata non solo in profondità, lunghezza e larghezza, ma anche nel tempo. Ne Il mare senza stelle il tempo è qualcosa di tangibile, una quarta dimensione con cui si può interagire in maniera particolare: tramite porte e libri. Lì aprire una porta è un’azione che può occupare pochi secondi, così come mesi: il tempo e lo spazio laggiù perdono il significato che normalmente siamo in grado di attribure loro.

Aggiungo un altro elemento: mentre leggevo Il circo della notte, ho rivisto il film The Prestige di Christopher Nolan, mentre leggevo Il mare senza stelle, non ho potuto fare a meno di rivedere Interstellar, del medesimo regista (ndr. Anche nel film il tesseratto è una libreria). Ed è forse proprio grazie a quest’ultimo film che ho capito meglio di cosa parla Erin Morgenstern, cosa vede quando descrive quel posto che non c’è eppure c’è e che è un mare senza cielo, senza stelle, senza luce, nonchè un’immensa libreria sotterranea, cui si accede tramite porte e da cui si evade tramite libri.

E proprio come il protagonista del film di Christopher Nolan giunge al termine della pellicola alla sorprendente conclusione di essere sempre stato l’autore del proprio destino, agendo retrospettivamente su se stesso, una simile scoperta attende Zachary al termine di questo romanzo: in qualche modo, da qualche parte, il destino che scegliamo è scritto nelle stelle. Ma non vi dico di più. Se volete scoprirlo, in fondo, vi basta aprire una porta, ehm, copertina.

 

Non andartene docile in quella buona notte,
i vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;
infuria, infuria, contro il morire della luce.

Benché i saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta
perché dalle loro parole non diramarono fulmini
non se ne vanno docili in quella buona notte. – Dylan Thomas

 

 

 

Martina Toppi

Martina Toppi

Farnetico senza scusanti alla velocità della luce, ma fondamentalmente mi piace anche ascoltare le storie degli altri, per questo le cerco dietro ogni angolo. Dare voce alle storie potrebbe diventare un lavoro (perlomeno la direzione sembra essere quella), per il tempo libero invece cerco di mantenere alta la nomea di divoratrice di libri, spasmodica spettatrice di serie tv, occasionale scrittrice in erba di racconti e poesie. Nel frattempo studio Lettere antiche, tanto per dire che l'insalata non mi sembrava abbastanza mista."I have promises to keep and miles to go before I sleep" R. Frost

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