Sommersione e abissi umani: intervista a Sandro Frizziero finalista del Premio Campiello 2020

Sommersione e abissi umani: intervista a Sandro Frizziero finalista del Premio Campiello 2020

“Sommersione” di Sandro Frizziero (Fazi Editore) è un libro che non poteva che attirare l’attenzione di Menti Sommerse. Il concetto di sommerso e di sommersione è estremamente affascinante, evoca il mistero, ma anche la perdita, evoca la profondità e allo stesso tempo l’oscurità. Idee che non sono né buone né cattive, ma che semplicemente conservano nel proprio nucleo il desiderio di immersione negli abissi di ciò che può voler dire essere umani. Siamo isole, ci racconta Sandro Frizziero, ma siamo anche mari: meravigliosi mari su cui la luce gioca, tra i guizzi delle onde; ma allo stesso tempo siamo anche immense distese d’acqua che, nell’arco di pochissimo tempo, possono divenire luoghi gelidi e inospitali.

Quello che Sandro Frizziero, finalista del Premio Campiello 2020, ha voluto indagare con “Sommersione” sono gli aspetti più beceri e umani che ciascuno di noi si porta dentro, esasperati fino all’inverosimile dalla figura del pescatore, che domina le pagine di questo romanzo. Tra le sommersioni che avvengono nel mare d’inchiostro di questo libro, due in particolare sembrano costruire l’edificio narrativo: quella dell’Isola, palcoscenico della storia, che a causa dello scioglimento dei ghiacciai ogni giorno viene affogata dal mare, simbolo della travolgente forza di una natura che possiamo solo illuderci di controllare, e poi quella del protagonista, che viene affogato e si affoga nel mare della propria iniquità.

Il romanzo però è scritto in seconda persona singolare e quindi, se anche il protagonista, un uomo maligno ai limiti del grottesco, iracondo, violento e volgare, sembra la persona che più vorremmo pensare distante da noi, proprio quest’uomo finisce per entrarci dentro, fin nelle corde più intime del nostro io. Siamo noi i pescatori? E’ una domanda destabilizzante che ci costringe a chiamare in causa gli aspetti più negativi della nostra umanità, per mostrare alla rovescia un mondo che potrebbe essere migliore. Come tutti i migliori romanzi, “Sommersione” non offre risposte, ma soprattutto domande e quello che è certo è che siamo chiamati a metterci in gioco in questa storia di abissi e redenzioni, cercando di capire quando e se sia possibile salvarsi da se stessi.

I temi che attraversano come fili di un arazzo complicato questo straordinario romanzo sono innumerevoli, così abbiamo deciso di immergerci fino al collo, anzi, di mettere proprio la testa sott’acqua per una conversazione sommersa con il suo autore: Sandro Frizziero.

  1. Il protagonista di Sommersione è un personaggio molto particolare: un anziano pescatore senza nome e dall’animo compromesso eppure sempre pronto a giudicare l’errore altrui. Perché hai scelto proprio quest’uomo come protagonista del tuo romanzo?

Sandro Frizziero – Passeggiando vicino ai pescherecci ormeggiati, mi è spesso capitato di incrociare vecchi bestemmiatori che guardavano tutti con occhi freddi e apparentemente cattivi. Allora mi chiedevo a che cosa stessero pensando questi uomini, come vedessero il futuro, loro ormai giunti alla fine della vita, come la solitudine ne avesse modificato il carattere. È nata così l’idea del protagonista del mio libro. Ho voluto rovesciare lo stereotipo letterario che vede il pescatore come un simbolo di saggezza e di rispetto nei confronti della natura, creando un vecchio misantropo e nichilista. L’ho fatto perché di fronte a tante narrazioni “positive” e moralistiche, mi interessava dar corpo al male nelle sue varie manifestazioni (l’odio, l’invidia, la violenza…). È un modo per riflettere su quanto questo sentimento agisca, in maniera più o meno nascosta, nelle nostre vite e, di conseguenza, per rappresentare “in negativo” il mondo come lo vorrei. Il racconto del male offre la possibilità, io credo, di smascherare le costruzioni ideologiche che celano ciò che di sgradevole (e ingiusto) vi può essere nell’ambito delle relazioni familiari, del lavoro, dell’amore.

  1. “Nessun uomo è un’isola” diceva John Donne, eppure il protagonista di Sommersione, oltre a vivere su un’isola, si isola completamente dal resto dell’umanità. C’è speranza di riemergere da questa condizione di sommersione cui ci portano talvolta l’orgoglio, l’invidia e la crudeltà?

Sandro Frizziero – Io credo, invece, che ogni uomo sia un’isola. L’egoismo è il naturale metro con cui misuriamo il mondo che ci circonda, anche i nostri affetti più stretti. Certo, ci uniamo in arcipelaghi, gettiamo tra noi ponti fatti di buoni e sinceri sentimenti, ma alla fine ognuno vede il mondo con i suoi occhi e prova sul proprio corpo i dolori della vita. Detto questo, io sono convinto che solo un lettore che ha dentro di sé tanto bene, possa in qualche modo intravedere un po’ di speranza in Sommersione. È proprio questa, forse, la sfida più grande che lancio a chi mi leggerà: cercare il bene non tra le righe del mio libro, ma al di fuori, in se stesso. Chi ci riesce, allora, potrà resistere alla tentazione di giudicare e condannare troppo facilmente il protagonista della storia che, è vero, ha fatto tanto male, ma che forse è, prima di tutto, vittima dell’ambiente (umano) dove è cresciuto.

  1. Che significato ha l’isola su cui questa storia è ambientata e perché hai scelto proprio questo luogo per la tua storia?

Sandro Frizziero – La mia isola è un luogo immaginario, nato però da suggestioni estremamente reali. Per scrivere Sommersione, infatti, mi sono messo in ascolto del paesaggio che mi circonda, quello della laguna veneta. Sono fermamente convinto che i paesaggi, se interrogati, possano raccontarci delle storie, trasmetterci delle emozioni. Per questo la vicenda del vecchio pescatore non sarebbe potuta accadere in nessun altro luogo. L’Isola che descrivo è per me simbolo di una condizione esistenziale caratterizzata dalla precarietà e dalla fragilità; e ragionando proprio sul futuro della laguna di Venezia, mi verrebbe da dire che ora il rischio non è più solo quello sociale ed economico (Venezia, da questo punto di vista, ormai da secoli è descritta come città “decadente”, sempre in attesa di una vera e propria resurrezione) ma è strettamente legato ai cambiamenti climatici che inevitabilmente si faranno sentire nei prossimi anni. Anche in questo caso, quindi, ho tentato di proporre una visione alternativa di un paesaggio che spesso viene descritto soltanto nei suoi aspetti pittoreschi.

  1. Il titolo “Sommersione” è legato all’immagine della natura che si ribella ai soprusi dell’umanità incosciente, che si muove tra le pagine del tuo libro, sommergendo l’isola due volte al giorno. C’è in questo fatto l’intento di portare avanti una denuncia contro il modo in cui l’uomo sta approfittando della sua conoscenza per operare una tirannia senza limiti sul mondo in cui vive?

Sandro Frizziero – No, non parlerei di una denuncia esplicita, anche se sono seriamente preoccupato per la questione ambientale. Volevo piuttosto dire un’altra cosa: all’uomo che si sente onnipotente di fronte alla natura, ogni tanto capita di sentirsi inerme, impotente. Pensiamo a quello che è accaduto dopo la serrata generale dovuta alla recente emergenza sanitaria. Molti ritenevano che una simile esperienza collettiva avrebbe portato a una nuova consapevolezza dei “limiti” dell’essere umano e di conseguenza a una maggior solidarietà tra ricchi e poveri, tra sani e malati, tra vecchi e giovani. E invece le cose non sono cambiate più di tanto, quasi a ricordarci che, purtroppo, la sofferenza, il dolore, in generale i momenti difficili non hanno alcun valore redentivo. Non basta attraversare il male per mutare le nostre convinzioni, il nostro modo di essere. Ci vuole tanta intelligenza, quella che a livello globale ancora non abbiamo.

  1. Un altro tema sociale fortemente presente nel tuo romanzo è quello della visione del corpo, in questo caso femminile, come un pezzo di carne, (penso a Cinzia, la moglie del pescatore, ma anche a tutte le donne di cui si chiacchiera nella Taverna). Secondo te dove si radica nella società odierna questo modo di guardare al corpo dell’altro (non solo il corpo femminile, ma anche quello maschile)?

Sandro Frizziero – Il corpo rappresenta il nostro confine naturale e, allo stesso tempo, è la prima frontiera attraversata la quale scopriamo gli altri. È normale, e per certi versi naturale, che il corpo sia oggetto di (pre)giudizio, di confronto, di scontro. Questo tuttavia non giustifica il sessismo e la violenza verbale con cui il protagonista del mio libro e gli altri uomini dell’Isola descrivono il corpo femminile. Anzi, mi auguro che le loro parole offensive e volgari stimolino una vera e propria repulsione nel lettore, proprio per dimostrare che simili giudizi non sono più accettabili nel mondo di oggi. Certo, non si deve pensare che io condanni esclusivamente la provincia e le volgarità più palesi dell’osteria. Ci sono, in contesti molto diversi da quello che descrivo, forme di dominio maschile ben più raffinate, che si manifestano in maniera più subdola e, purtroppo, socialmente accettata (anche dalle donne). Così, il racconto dell’Isola, in qualche modo vuole smascherare, ancora una volta, quanto ci sia di ipocrita nella nostra società, pronta a indignarsi per alcune cose, e invece a far passare sotto silenzio altre che quasi sempre sono le più importanti. Questa risposta, però, voglio finirla con una nota di speranza: per secoli le donne non sono state padrone del loro corpo (e del loro destino); negli ultimi decenni, invece, c’è stato un cambiamento epocale che lascia ben sperare per il futuro.

  1. Quali sono stati invece i modelli letterari che ti hanno ispirato per questa storia? Leggendo vengono alla mente tanti personaggi, Prospero di Shakespeare, il vecchio di Hemingway, ma anche alcuni aspetti di Melville…

Sandro Frizziero – Quando sento parlare di “modelli” tendo a scappare; il modello è qualcosa da imitare, da seguire; e io non mi propongo nulla di tutto ciò, anche perché altrimenti mi bloccherei senza scrivere una parola. Inoltre, indicando dei modelli finirei per suscitare confronti, magari con Grandi Autori, che davvero vorrei evitare. Posso rispondere alla tua domanda, citando alcuni scrittori che amo e che, in modo misterioso, sono sicuramente penetrati nelle mie pagine. Parto certamente citandoti i protagonisti di una certa letteratura “di mare”, da Hemingway a Melville, da Conrad a Stevenson; proseguo con romanzi “esistenzialisti” come quelli di Camus e Sartre che mostrano l’assurdità del vivere; mi viene in mente tutta una serie di autori veneti, dai classici come Meneghello e Berto, a Francesco Permunian, Vitaliano Trevisan, Francesco Maino, Tiziano Scarpa, Francesco Targhetta. E poi, soprattutto a livello di scrittura e di atmosfere, come non fare riferimento a Thomas Bernhard (Antichi maestri, per me, è un libro fondamentale)? Nel mio personale canone inserirei anche Walter Siti; grazie al suo esempio, ho preso la decisione di non censurare nulla di quello che sentivo di dover scrivere. Mi fermo qua.

  1. E’ molto interessante anche la forma narrativa che hai scelto per raccontare la vita di questo pescatore. Ti rivolgi a lui direttamente, con il “tu”: un “tu” che coinvolge e sconvolge, mettendo in una posizione scomoda il lettore, che si sente esplicitamente chiamato in causa nella storia. Qual è il senso di questo espediente narrativo?

Sandro Frizziero – Mi piace definire il narratore di Sommersione ondivago; questo perché la sua identità sfugge ad ogni tentativo di definizione. Si potrebbe pensare che possa essere un altro vecchio pescatore, un testimone delle malefatte del protagonista, ma a raccontare la storia potrebbe essere anche la coscienza del protagonista stesso, capace di metterlo (e con lui il lettore) con le spalle al muro. In alcuni momenti, però, il narratore potrebbe essere proprio il lettore, moralisticamente sempre pronto a giudicare. La verità è che l’identità di chi racconta la storia del mio vecchio rimane celata e l’ambiguità che talvolta si viene a creare disorienta il lettore, lo pone in una posizione scomoda, come dici tu, e io amo i libri che risultano scomodi, non scontati. Nelle mie intenzioni, il lettore dovrebbe così sentirsi più coinvolto, chiamato in causa, costretto a riflettere sul fatto che nessuno è davvero innocente.

  1. Una domanda finale, un po’ personale, ma spero non sgradita: scrivere questo libro ti ha aiutato a lasciar andare un po’ di quelle amarezze che la vita riserva a tutti noi? Perché sicuramente leggerlo ha questo effetto…

Sandro Frizziero – Scrivere ha certamente un valore “terapeutico”. Aiuta a definire i contorni delle proprie paure, dei propri dolori. Non so se a questo corrisponda quel “lasciar andare” a cui tu fai riferimento. So solo che scrivere Sommersione per me è stato difficile, emotivamente faticoso, e portare a termine il libro è stata una specie di liberazione. Se anche il lettore dovesse provare qualcosa del genere, dovesse cioè riflettere su tutti quegli argomenti che spesso accantoniamo per poi raggiungere una nuova e diversa consapevolezza, allora sarei davvero felice.

 

Martina Toppi

Martina Toppi

Farnetico senza scusanti alla velocità della luce, ma fondamentalmente mi piace anche ascoltare le storie degli altri, per questo le cerco dietro ogni angolo. Dare voce alle storie potrebbe diventare un lavoro (perlomeno la direzione sembra essere quella), per il tempo libero invece cerco di mantenere alta la nomea di divoratrice di libri, spasmodica spettatrice di serie tv, occasionale scrittrice in erba di racconti e poesie. Nel frattempo studio Lettere antiche, tanto per dire che l'insalata non mi sembrava abbastanza mista."I have promises to keep and miles to go before I sleep" R. Frost

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