Almarina vince lo Strega OFF 2020: un romanzo politico di libertà e amore

Almarina vince lo Strega OFF 2020: un romanzo politico di libertà e amore

Elisabetta Maiorano ha cinquant’anni e insegna matematica nel carcere minorile di Nisida. Ogni giorno, oltrepassando le sbarre dell’istituto, prova un senso di sollievo: la città e le ansie sono ora chiuse alle sue spalle, perché oltre alle sbarre non esistono più diritti civili ed Elisabetta può smettere di essere quello che è: una laureata, un’insegnante, una vedova. 

Quando il nascondersi dalla propria vita stava ormai divendando l’unico movimento nell’esistenza di Elisabetta, a Nisida arriva Almarina, una ragazza rumena (“o quello che ne resta”) a cui Elisabetta si affeziona particolarmente. Elisabetta si chiede cosa abbia fatto per finire in prigione, ma non osa chiedere. 

I loro reati si dicono in due frasi, quelle che loro non possono pronunciare mai

Almarina è il romanzo con cui Valeria Parrella è entrata nella sestina finalista del Premio Strega 2020 e con cui ha vinto lo Strega OFF.

Almarina parla di amore, di burocrazia e di libertà in un tono così profondo e verace che sorprende il non essere, questo, un racconto autobiografico. Valeria Parrella riesce a costruire con un’abilità e una precisione da falsario sentimenti e flussi di coscienza che sembra incredibile non siano stati davvero esperiti da chi ne scrive. 

Dentro e fuori dalla libertà

Mentre avanzo verso i vetri antiproiettile, sento che finalmente mollerò gli ormeggi da quella vita di usura che mi è capitata. […] Come ciascuno che entri a Nisida torno libera, torno bambina”

Almarina è uno sguardo lucido e disincantato, in grado di andare oltre schemi e dicotomie e capace di analizzare la libertà nella sua natura più fluida, in un continuo gioco di specchi dove dentro e fuori si confondono e dove le catene dei detenuti non si distinguono da quelle dei civili.

Ogni giorno che passa mi stupisco che la volta della galleria regga e ci lasci fare il viaggio d’oltretomba dall’altra parte, che ci conceda di arrivare a Fuorigrotta, tornare alle nostre vite, noi fermi con i finestrini alzati, e fuori i pulitori di parabrezza: al giallo proviamo tutti il grande sollievo di riconoscerci tra simili: uguali e schiavi di un meccanismo a tempo

Spesso nel testo vengono mostrate, oltre a Nisida, altri tipi di privazione di libertà: abbiamo la gabbia dei labirinti burocratici e del sistema giudiziario, abbiamo la gabbia del lavoro ed infine tutte quelle limitazioni che la società ci impone e tutte quelle ansie che ci imponiamo noi stessi.

E poi il dilemma del libero arbitrio. Con quanta ragione i naturalisti francesi si interrogavano chiedendosi se l’appartenenza a un determinato milieu fosse determinante per il comportamento individuale? Elisabetta, non so se con amarezza o con convinzione, afferma “sono ancora così piccoli e torneranno da dove sono venuti, e da dove sono venuti è il motivo per cui stanno qui”. Eppure per Almarina sembra credere ci possa essere un futuro migliore.

Nisida
Nisida, un carcere-isola

L’amore non si guarda 

Elisabetta si affeziona ad Almarina ed inizia a volerle bene. E così si ritrova ad addormentarsi con la mente rivolta alla giovane detenuta e a svegliarsi pensando che un giorno non la troverà più a lezione, come tutti gli altri che negli anni non ha più trovato. 

Quello tra le due donne è un affetto puro, profondo, emerso spontaneamente e in modo quasi impercettibile. È cresciuto sotto i loro occhi, lentamente, facendo passare inosservato il suo movimento. Fino a che entrambe si accorgono che quel legame era, e doveva essere, qualcosa di diverso da una semplice simpatia tra insegnante e alunna. È un amore pieno, fatto di rispetto, empatia, complicità che a definirlo con qualsiasi etichetta sarebbe riduttivo. 

A riguardo lascio parlare il testo trascrivendo un passaggio forse lungo, ma che vale la pena di essere letto. E capito. 

Voi che giudicate siete disposti a credere ai colpi di fulmine, ma altre forme d’amore improvviso vi mettono in sospetto. Le amicizie sembrano maliziose, l’amore per i discepoli riverbera di paternalismo e l’ammirazione profonda per gli anziani pare sia coperta da chissà quale mancanza nascosta nel passato. Volete che l’amore proceda per gradi, vorreste intravederne un percorso lineare, guardare, morbosi, tutto. Invece no, non si guarda: il cuore è opalino e gli esami di coscienza sono per gli infelici

Almarina: un romanzo politico 

Almarina è una romanzo civile, come dice la stessa Parrella, perché in questo libro viene tolto spazio alla forma per lasciarne quanto più possibile al contenuto che gonfia le pagine fino a sfidare la scrittura. Questa è un po’ la virtù di Valeria Parrella, consapevole del fatto che di belle storie è pieno il mondo: la difficoltà sta nel trovare il modo giusto per scriverle. 

Un romanzo politico, “Almarina”, che ci invita a guardare, perché “non guardare chi viveva una condizione diversa dalla tua era l’allenamento della borghesia”. Un romanzo che ci invita ad aprirci all’altro – non totalmente, quel poco che basta per sentirlo e confermarci che è diverso. 

Almarina ci parla della responsabilità sociale che abbiamo nelle nostre mani, sempre, e ci ricorda che colpevole è chi ignora questo potere.

Penso che pensano che l’unica emancipazione possibile della merda che li attornia sia avere soldi, e penso che alcuni non si accorgono nemmeno di stare nella merda. Penso che il paese ne è pieno, ma penso pure che è colpa mia. Mia nel senso nostra, di noi. Penso che la responsabilità sociale sia grandissima e ce l’abbiamo proprio noi che gettiamo la carta della pizza fritta nel cestino

Questo è Almarina.

Per saperne di più sul carcere di Nisida ecco il link al sito, dove potete trovare una dettagliata descrizione della struttura e della sua organizzazione interna.

Per continuare a scoprire i finalisti del Premio Strega 2020 non perdetevi i nostri approfondimenti, a partire dall’intervista di Martina Toppi a Daniele Mencarelli che potete trovare qui . 

Sara Squillaci

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