Esiste un modo per misurare il tempo? Intervista a Gianrico Carofiglio, finalista del Premio Strega

Esiste un modo per misurare il tempo? Intervista a Gianrico Carofiglio, finalista del Premio Strega

“La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio, edito da Einaudi, è uno dei sei romanzi finalisti del Premio Strega 2020 ed è anche uno dei sei romanzi che raccontano le avventure dell’avvocato Guerrieri. E sebbene i libri che raccolgono la storia di Guido Guerrieri siano inevitabilmente uniti da un filo rosso, questo sesto se ne distacca con passo delicato andando a costituire non tanto un avanzamento narrativo, quanto piuttosto una pausa di riflessione. E come tutte le pause anche questa ha a che fare con quell’aspetto della nostra realtà che non prevede arresti o soste: il tempo.

Come si misura il tempo che scorre inesorabile? È una domanda che Guido Guerrieri è costretto a porsi quando nella sua vita ricompare Lorenza. Guido potrebbe averla amata, ventisette anni prima, in quell’età in cui ancora non si sa cosa sia l’amore e se davvero esista. Ma quando Lorenza si ripresenta nel suo studio chiedendogli aiuto per un caso impossibile -suo figlio Iacopo è accusato di omicidio e tutte le prove del caso sembrano indicare in lui il colpevole- il tempo passato ricade sulle spalle dell’avvocato come una frana improvvisa e violenta. Lorenza è cambiata, profondamente cambiata, si rende conto Guido, ma anche lui non è da meno.

Così si dipana la narrazione più intimistica di questo romanzo alle prese con un enigma che forse siamo destinati a porci sempre, senza risolverlo mai. Quanto il tempo ci ha rubato e quanto invece ci ha donato? Se pensiamo che ogni sette anni il nostro corpo attua un ricambio pressoché totale delle cellule che ci compongono, come possiamo affermare di essere gli stessi di un tempo?

Ma, come sempre, la penna arguta di Carofiglio non si ferma alla psiche e all’interiorità, lanciandosi invece in un’ulteriore disamina, questa volta esterna e volta alla sfera del sociale. Come può Guido Guerrieri risolvere il caso di Iacopo e dimostrarne l’innocenza? Il metodo da attuare sembra essere quello tanto caro a Cartesio e ai filosofi razionalisti, quello del dubbio metodico. Bisogna interrogarsi su tutto, senza fare niente per scontato, creando scenari inverosimili ma non impossibili per provare a trovare qualcosa che si dimostri certo, fondato, capace di resistere al dubbio.

E se in uno di questi scenari è possibile trovare la prova insindacabile dell’innocenza di un accusato, allora lo sforzo vale anche la pena della derisione sempre rivolta a chi osa immaginare.

Sì, perché anche un magistrato deve saper immaginare e deve saperlo fare molto bene: è Guerrieri stesso a spiegarlo ai nuovi magistrati esortandoli alla lettura, la migliore palestra per imparare a superare i limiti del proprio ragionamento, per riuscire a vedere oltre e scoprire la verità.

“La misura del tempo” così si mostra al lettore sotto prospettive molto diverse e rispondendo a esigenze anche distanti, proprio per questo merita di essere letto e indagato. Potrebbe anche essere la scusa per rituffarsi nelle vecchie avventure di Guerrieri oppure per riscoprire un genere letterario che avete preferito lasciare sullo scaffale.

Proprio di questi argomenti abbiamo parlato con l’autore, Gianrico Carofiglio, in un’intervista che potete leggere alle soglie della premiazione del Premio Strega 2020.

Il protagonista de “La misura del tempo” è nuovamente l’avvocato Guerrieri. I sei libri in cui questo personaggio è al centro della narrazione costituiscono in qualche modo una storia unitaria? Qual è il filo rosso che li lega insieme?

Considero questi sei romanzi dei macro-capitoli di un macro-romanzo aperto che racconta l’avventura esistenziale di un personaggio e, in qualche misura, di una generazione.

Il suo protagonista è stato definito come “un eroe riluttante, ironico e malinconico” ma qual è per lei la corretta descrizione di un eroe contemporaneo?

Questa definizione mi sembra appropriata per il personaggio di Guido Guerrieri. In generale, non credo che esistano definizioni corrette per gli eroi (di romanzo) contemporanei. Ci sono i personaggi riusciti e sono  riusciti, di solito, quando sfuggono alle definizioni preventive

Nel libro c’è un passaggio molto bello, quello del discorso ai giovani magistrati e a tal proposito ci sono due domande diverse ma connesse che mi piacerebbe farle. La prima è: qual è la responsabilità di chi si occupa di diritto? In che modo pensa che la lettura possa aiutare a esercitare questa professione?

La responsabilità di chi si occupa di diritto è sfaccettata, ha molte implicazioni. Fra queste il dovere di praticare il dubbio metodico, strumento fondamentale – soprattutto nella giustizia penale – per evitare errori catastrofici. La lettura di buoni libri aiuta a coltivare questo atteggiamento mentale.

Una domanda invece sul titolo del romanzo: c’è un senso in cui i libri possono costituire una misura del tempo? O forse i libri sono il luogo in cui il tempo smette di scorrere?

Le buone letture in effetti producono un senso di sospensione del tempo. Una delle magie dei libri e delle storie.

Cosa vuol dire questa frase: “bisogna essere capaci di morire da giovani, rimanendo vivi”? È una frase pronunciata dal suo personaggio, ma se non mi sbaglio è anche un’auto citazione del suo romanzo “Le tre del mattino”

È vero. È un’autocitazione. L’idea è che bisognerebbe essere capaci di capire quando una parabola finisce, voltare pagina e fare altro. Purtroppo, per molte ragioni, capita assai di rado.

La sua personalità è in qualche punto sovrapponibile a quella di Guerrieri?

Ci sono aspetti sovrapponibili e grandi differenze. I buoni personaggi di romanzo derivano proprio da una combinazione di elementi autobiografici in senso lato e finzione letteraria.

Parliamo del caso di cui si occupa Guerrieri in questo romanzo: il tema è quello del sottile confine tra verità ed errore nei processi giudiziari. Oggi, in Italia, ritiene ci sia ragione per temere questo margine d’errore?

Bisogna sempre tenere presente la possibilità dell’errore nei processi. È uno dei modi per ridurre i rischi delle decisioni ingiuste, in Italia come dappertutto.

Su Menti Sommerse siamo giovani amanti della cultura e desiderosi di esercitare e trasmettere ai nostri lettori una buona responsabilità, sia civica che umana. Le andrebbe di darci qualche consiglio, un po’ come ha fatto nel suo libro per i giovani magistrati?

Difficile farlo in poche righe. Però posso darvi un’anteprima: ho scritto un piccolo saggio proprio su questo argomento. Uscirà a settembre e si intitolerà Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose. In questo libro ci sono i miei suggerimenti e quello fondamentale riguarda appunto l’uso della gentilezza intelligente e coraggiosa.

E, prima di lasciarci, non perdete la nostra intervista a Daniele Mencarelli, altro finalista del Premio Strega 2020

Martina Toppi

Farnetico senza scusanti alla velocità della luce, ma fondamentalmente mi piace anche ascoltare le storie degli altri, per questo le cerco dietro ogni angolo. Dare voce alle storie potrebbe diventare un lavoro (perlomeno la direzione sembra essere quella), per il tempo libero invece cerco di mantenere alta la nomea di divoratrice di libri, spasmodica spettatrice di serie tv, occasionale scrittrice in erba di racconti e poesie. Nel frattempo studio Lettere antiche, tanto per dire che l'insalata non mi sembrava abbastanza mista."I have promises to keep and miles to go before I sleep" R. Frost

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