Interno 29: un appartamento vuoto pieno di musica

Interno 29: un appartamento vuoto pieno di musica

Un appartamento può significare tante cose: per qualcuno è l’emblema dello spazio ristretto e limitato, per altri evoca il calore domestico e la sicurezza di casa; c’è chi penserà a un monolocale in una qualche capitale Europea, chi a un alloggio economico in qualche quartiere degradato di periferia; c’è chi immaginerà il cortometraggio che la Disney ha realizzato per Rhapsody in blue di Gerschwin e alla frenesia metropolitana e chi penserà alla vista del mare o della skyline urbana che si gode da un balcone al quinto piano.
Per LefrasiincompiutediElena, invece, Interno 29 è il nome di un disco: il loro album d’esordio, uscito per Romolo Dischi.

Interno 29: solitudine domestica

Tra gioia e dolore, Interno 29  è un disco sulla solitudine e sulla tristezza, ma anche sull’amore e la sua dolcezza.
Temi classici dell’indie italiano, si potrebbe dire.
LefrasiincompiutediElena, però, sembra veramente un’opera d’esordio unica, in cui riecheggiano riflessioni e malinconie che rimandano a un immaginario metropolitano piovoso e in bianco e nero più che a quel “languore collaudato” che caratterizza alcuni artisti più quotati.
Se Ciglia apre il disco in toni allegri e spensierati, è Incenso che si mostra come prima vera dichiarazione di poetica: “Asciugati gli ultimi istanti del tuo orgoglio” è il verso di apertura, accompagnato da un giro di accordi al limite della dissonanza, ma in realtà perfetto nella sua coerenza tra inizio e fine delle strofe.
Questo nostro ematoma è un flusso di pensieri su un dolore interiore che porta a una serie di similitudini sull’essere soli e tristi, ma lancia un messaggio di speranza e crescita: dal dolore si può sempre uscire rafforzati.
Anche Fiori e camomilla non si scosta da questi toni, senza però essere né stucchevole né pesante; alcuni dei versi che meglio incarnano questa connotazione dolceamara vengono proprio da questa canzone: “Guardati, mi dici che stai bene mentre termini/ Di quando arrivi sola alla stazione e ti mancano gli abbracci/ le carezze di tuo padre“.
Interno 29 non è un disco da ascoltare alle feste, ma da soli la sera tardi o in auto durante un lungo viaggio notturno. LefrasiincompiutediElena rende giustizia all’intimità e all’introspezione regalando la colonna sonora del perdersi tra i propri ricordi.

Malinconie romane

La dimensione urbana del disco traspare anche dai tantissimi riferimenti presenti nel disco: il policlinico Umberto I, la stazione ferroviaria di Termini, quella metropolitana di Libia, in quartiere Trieste, nonché la citazione di Villa Torlonia nella traccia conclusiva (Lenzuola).
LefrasiincompiutediElena è un progetto romano e fa diventare la Capitale scenario delle vicende del disco.
Lo scenario della grande stazione, luogo di addii e ritorni dopo anni di lontananza, ma anche di sogni e separazioni, è tipico tanto dell’indie quanto del cantautorato.
Interno 29, però dà spazio anche ad altri dettagli, sfocati dalle lacrime e rivisti alla luce opaca della malinconia: scendere le scale a Libia sarà “come stringersi ancora”, mentre le panchine di Villa Torlonia sono umide e suscitano la persuasione di essere speciali per gli altri.
Altri riferimenti sono il traffico di Roma e i passanti, osservati dall’appartamento vuoto della lei a cui è dedicata la title track. La città madre dell’autore del disco entra in un circolo in cui non si distingue chiaramente se sia la Capitale ad alimentare la malinconia dell’autore o viceversa, ma l’effetto è una rappresentazione alternativa dello spazio urbano che si riempie di piccole, ma fondamentali, esperienze.

Interno 29 è, insomma, un disco per chi si sente spesso solo e non sa a chi dirlo, per chi è felice e non ha paura di essere messo in discussione, per chi vuole scappare dalla cassa in quarti delle discoteche e per chi ha voglia di farsi un giro nella Roma del XXI secolo, nei suoi angoli e nelle sue solitudini.

Pietro Caresana

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