Tutte le strade sono Eureka Street

Tutte le strade sono Eureka Street

eureka street copertina

Tutte le storie sono storie d’amore.

È con questa frase lapidaria che prende avvio il romanzo Eureka Street, nato dalla penna dello straordinario Robert McLiam Wilson nel 1997.

Belfast, Irlanda del Nord, 1994. Tempo e luogo del racconto non sono mai stati così chiari: siamo nel bel mezzo del conflitto tra protestanti e cattolici, spettatori e protagonisti di una battaglia ben nota a tutti. Eppure, così come l’amore è un sentimento senza tempo, anche questo delicato racconto risulta ancora estremamente attuale. Una scrittura limpida, pungente e carica di humor che bagna le sponde di qualsiasi vita, anche di quella apparentemente più insignificante.

Sono certa che quasi tutti abbiano un proprio luogo del cuore. In quella città, paese, strada che sia, riposano i nostri pensieri, si acquietano gli animi, cullati anche solo per un istante dal lento respiro di un polmone di ricordi. A che luogo state pensando, quale è la vostra Eureka Street? Io senza alcun dubbio alla montagna. Ammetto di aver impiegato un po’ ad accettare e ad apprezzare la fatica delle camminate, il ronzio degli insetti che affollano l’aria, il forte odore di fieno o di latte appena munto ma col tempo ho reso tutto questo estremamente prezioso. Le strade dei paesini, i sentieri sono pervasi da un senso di libertà, le vetrine dei negozi sono deserte e silenziose. Se chiudo gli occhi posso sentire la montagna che respira. Eccolo, un alito di vento sfiora le mie guance, mi fa volare i capelli mentre un profumo di pane caldo pizzica il mio naso. Senza dubbio il mio luogo del cuore.

Pecora irlandese

Una solitudine nuova

Non sono altrettanto sicura che la penserebbe così Robert McLiam Wilson. Infatti, con assoluta certezza posso affermare che il luogo al quale avrebbe pensato lo scrittore sarebbe stato Belfast e sicuramente non per il suo silenzio. Le osservazioni che ci propone l’autore di Eureka Street, le sue affermazioni sono a mio parere un segno inequivocabile dell’amore che egli prova per la semplicissima complessità cittadina. I suoi rumori, il traffico, le migliaia di persone che si scambiano sguardi ogni giorno senza badare alla vita che si cela dietro le pupille altrui. Probabilmente più le cose vanno integrandosi più le persone rimangono strettamente ancorate al proprio Io. La città prosciuga, spersonalizza ed è una grande omologatrice a parer mio, ma è proprio questa capacità di livellamento, almeno parziale, che tanto apprezza McLiam Wilson.

Lo scrittore e l’Irlanda: un’intensa storia d’amore

L’autore ama a tal punto Belfast, la propria città, da dedicarle un capitolo intero, una sorta di lettera d’amore. La descrive bella, incantata e sfavillante, è una città franca, che parla chiaro. Abitata da due popoli in lotta, da ideologie tanto contrapposte quanto complementari, una città di equilibri delicati eppure perfetti. Robert Mcliam Wilson descrive in Eureka Street la confusione di un popolo diviso dalla politica, dalla religione e lo fa in modo eccelso. Andando al di là delle apparenze sembra che l’autore voglia additare il denaro come il solo vero motivo di discordia e di differenza tra gli uomini dipinti in queste pagine, rispettando le sfumature di ogni ceto sociale.

In tutte le piccole case di questa piccola città, uomini e donne si affacceranno alla finestra a guardare Belfast all’alba, preparandosi alla battaglia che vi si svolgerà.

E’ davvero facile affezionarsi ai personaggi di questa travolgente storia, uno ad uno ti faranno innamorare, arrabbiare, comprendere il corso di una storia che procede incurante della fragilità dell’uomo. Vi affezionerete a Belfast e avrete l’occasione di vederla crescere, cadere e rialzarsi sotto lo sguardo innamorato di una guida magnifica come Robert McLiam Wilson.  Oltre ad essere una storia d’amore tra l’autore e il proprio Paese, la propria città è anche un racconto di rabbia. Credo che scrivere Eureka Street sia stata una vera e proprio rivincita per McLiam Wilson, una carezza che sfiora il viso di Belfast, una mano che la aiuta a rialzarsi, un sostegno che la aiuti a riacquistare l’equilibrio perduto. In uno scontro che non si svolge in campo aperto, ma entro i confiniti di Belfast, gli schieramenti opposti hanno interrotto la stabilità di una città tanto delicata, hanno preferito spezzare vite con una banale quanto riprovevole casualità.

Equilibri precari

Mucchio di pietre

Avete mai giocato a “Jenga“? E’ il nome di un gioco da tavolo al quale sono solita giocare durante le fresche sere estive in montagna insieme ai miei amici. C’è chi lo ama e chi lo odia, non esistono vie di mezzo. Jenga significa “costruisci” in swahili. E’ un gioco di precisione, di equilibrio e pazienza, tutti termini molti difficili anche solo da immaginare, eppure racchiudono dentro di sè una semplicissima filosofia: si tratta di una semplice costruzione-decostruzione. I giocatori a turno sottraggono un blocco di legno a loro scelta dalla torre e lo posizionano sulla cima della stessa. Durante il gioco, con lo scorrere del tempo, la torre diventa sempre più instabile e dall’alto del suo traballante equilibrio aspetterà quel giocatore che sottrarrà un pezzo qualsiasi che la farà crollare rovinosamente sul tavolo da gioco. Carino vero? A me piace molto. Eureka Street mi ha ricordato tutto questo, in particolare Belfast, “un’Atlantide che affiora dal mare”, un gioco di equilibrio.

Vi accorgerete che è, letteralmente, una discarica, un terrapieno, uno scosceso arenile. Il suo nucleo si erge su una piana che due secoli fa non esisteva. Cumuli di terra furono scaricati in mare e lì sopra sorse Belfast.

Robert McLiam Wilson: una leggenda vivente

Robert McLiam Wilson è ricoperto da leggende, sovrastato da un’aura di mistero difficilmente scalfibile. Tutto ciò che sappiamo con certezza è che nacque nell’Irlanda del Nord e trascorse tutta la sua adolescenza a Belfast. A lei affidò i timori della sua giovinezza, le incertezze e le paure, a lei si è affidato come un figlio sostituendola con tutta probabilità ad una madre che si dice lo abbia abbandonato. Robert McLiam Wilson visse per ben otto lunghi anni una vita da clochard per poi essere adottato da una famiglia di gran cuore alla quale ha probabilmente voluto rendere omaggio all’interno di Eureka Street con i personaggi di Matt e Mami. Un’altra leggenda curiosa circola riguardo il suo nome. McLiam sarebbe infatti la traduzione gaelica di Wilson che significa letteralmente “figlio della volontà”. Lo scrittore avrebbe così un cognome inglese e uno irlandese, davvero rivelatore, a parer mio, per capire di più sulle sue ideologie politiche. Se questo autore vi incuriosisce e volete saperne qualcosa di più vi consiglio di dare un’occhiata a questa intervista.

Mentre percorrevo quelle strade deserte provavo un grande senso di pena per Belfast. […] io però continuavo ad amarla e lei, la sera, come a ringraziarmi, esibiva tutto il proprio fascino. Guarda come sono bella, sembrava sussurrarmi. E lo era davvero, bella. Per quanto ne dicessi peste e corna, ne ero innamorato.

Un crocevia di storie

Gli uomini e le donne che abitano a Belfast, quelli che abitano ad Eureka Street, sono racconti affascinanti ed estremamente complessi. Anche la persona più noiosa è portatrice di una storia unica e singolare che vi lascerà a bocca aperta. Nella città le storie si incrociano continuamente, i racconti si intersecano, si scontrano e si fondono dolcemente l’uno nell’altro. Belfast è una testimonianza vivente delle storie che la abitano. Chuckie e Jake sono i nostri protagonisti ufficiali, protestante il primo e cattolico l’altro intessono tra loro un rapporto di amicizia che va ben oltre le loro ideologie. Chucki, antieroe grasso e sempliciotto è un mago del commercio, veramente portato nel compiere imprese stravaganti che hanno come obiettivo il guadagno. Jake, invece, nonostante la dura corazza dietro la quale si nasconde ha un cuore d’oro e vaga per le strade alla ricerca di amore da donare e ricevere.

Le città, immerse nel sonno come i loro abitanti, attendono lo sviluppo degli eventi e la ripresa delle storie sospese, che presto ripartiranno e si rimetteranno in moto.

E’ davvero incredibile come la vita umana riesca a scorrere in qualunque caso, anche nel bel mezzo di una guerra civile come quella che ha avuto luogo in Irlanda del Nord. Durante tutta la lettura di Eureka Street ho avuto la sensazione che gli abitanti di Belfast considerassero gli effetti del conflitto politico in corso come problemi legati alla più semplice quotidianità, come se fossero parte dello sfondo. Una domanda mi è sorta spontanea: fino a che punto possiamo considerare normale qualcosa che è tale semplicemente per abitudine?.Credo che la forza stia nel riconoscere e nel distinguere ciò che è giusto da ciò che è la normalità, guardare con distacco le cose, avere una capacità di giudizio sul mondo per poterlo migliorare e non semplicemente subire.

Il lento fluire delle cose

La narrazione di Eureka Street procede a ritmo serrato, con un linguaggio estremamente leggero e carico di umorismo. Il ritmo però ad un certo punto si spezza e ciò accade quando anche lo stesso equilibrio della città svanisce. Ad un certo punto una bomba cade esattamente su uno snack bar nel pieno centro di Belfast provocando danni enormi, morali e fisici, agli abitanti che godevano dell’armonia cittadina in tutta serenità. L’attentato introduce un cambio di rotta, una virata nell’atmosfera della narrazione che durerà fino alla fine del romanzo e accompagnerà il lettore davanti alla consapevolezza della fragilità umana.

Un capolavoro di realismo e simpatia dell’autore che si trasmette sicuramente nelle pagine di Eureka Street. Ho amato l’equilibrio di tutto il romanzo, ogni suo personaggio. Credo sia un testo contro ogni tipo di estremismo e di ideologia radicale. Mi ha permesso di ragionare sul significato di misura, moderazione, ho iniziato gradualmente a bilanciare e soppesare ogni singola idea o pensiero che mi passasse per la testa. Nessuno al mondo ha in mano la verità ma se imparassimo ad ascoltare di più le varie opinioni otterremmo, probabilmente, qualcosa che le si avvicina. Tutte le città sono Belfast, tutte le strade sono Eureka Street. Voi avete mai visitato Belfast? Io no, ma appena sarà possibile sarà sicuramente una delle mie prime mete.

Qua su Muse d’inchiostro abbiamo avuto già in passato la possibilità di trattare la tematica della guerra e di come la vita scorra nonostante tutto. Cliccate qua per leggere l’articolo di Martina Toppi dedicato ad uno scritto di Jonathan Littell sulla guerra in Siria. Buona lettura!

Valentina Sprega

Valentina Sprega

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