Al Pacino a caccia di nazisti: Hunters, la serie da (non) guardare tutta d’un fiato

Al Pacino a caccia di nazisti: Hunters, la serie da (non) guardare tutta d’un fiato

La strategia di Prime Video per sfidare Netflix sembra essere chiara: un numero minore di serie tv, su cui investire parecchio denaro per garantire qualità e, spesso, attori di primissima fascia. Nell’universo quasi sconfinato delle piattaforme di streaming, negli ultimi mesi la concorrenza si è fatta spietata: se Disney+ sembra ancora un po’ debole sulle serie tv, Prime Video sta provando ad insidiare il primato di Netflix, indiscusso per molto tempo. I due colossi sembrano seguire due filosofie diverse: uno sforna una quantità incredibile di nuove serie, che ultimamente in molti casi lasciano a desiderare, l’altro punta su produzioni di qualità e nomi importanti.

È il caso di Hunters, serie di punta di Prime Video per questa prima parte di 2020, prodotta da Jordan Peele e con Al Pacino tra i suoi protagonisti. Una serie che non lascia indifferenti: ambientata negli Stati Uniti negli anni ’70, racconta la storia di un gruppo di “cacciatori”, molti dei quali sopravvissuti all’Olocausto, che dà la caccia a molti nazisti rimasti nascosti in America dopo la guerra e intenzionati a dare vita ad un Quarto Reich. Gli Hunters, però, non sono esattamente come ci si potrebbe aspettare: tra di loro c’è un attore fallito, una suora, una coppia di anziani, e il nuovo arrivato, Jonah (interpretato da Logan Lerman), è un ragazzino che tutto sembra tranne che un cacciatore di nazisti.

Hunters è una serie di chiara ispirazione tarantiniana: vivamente sconsigliata a chi non sopporta la violenza (certe scene sono particolarmente crude), ma al contrario consigliatissima agli amanti del genere pulp. Nei dieci episodi di questa prima stagione troviamo mescolati molti generi, si passa velocemente da scene d’azione ad alcuni momenti divertenti e ad altri drammatici. Sono numerosi i flashback ai tempi della guerra e dei campi di concentramento, con scene strazianti e terribili, fondamentali per aiutare a comprendere il passato dei protagonisti. Non è la classica serie da guardare tutta d’un fiato: lo sarebbe, in realtà, se non fosse che ogni episodio è un pugno nello stomaco per gli argomenti trattati. Questo permette di apprezzare ogni puntata nella sua interezza, dedicandovi attenzione senza mischiarla con le altre, come spesso invece sta succedendo ora che gli spettatori sono schiavi del binge-watching.

Non si può non parlare del cast, vero punto di forza di questa serie. Logan Lerman (noto soprattutto per il ruolo di Percy Jackson) si è dimostrato eccezionale, interpretando la crescita del suo Jonah in modo incredibile: si tratta di un personaggio che nell’arco di dieci episodi cambia completamente, costretto dagli eventi drammatici che gli accadono a maturare in fretta e scegliere quale strada seguire. Lerman è riuscito a trasformarsi con lui dando forma al costante conflitto interiore che vive Jonah. Meritano una menzione particolare anche Carol Kane per la sua splendida interpretazione di Mindy, donna fragile e fortissima allo stesso tempo, e Josh Radnor (sì, Ted Mosby di How I Met Your Mother) nel ruolo dell’attore Lonny Flash, personaggio che si rivela più complesso dopo ogni puntata. Tra i cattivi, Dylan Baker (nel ruolo di Biff Simpson) e Greg Austin (Travis) riescono a farsi odiare così tanto profondamente grazie ad un’interpretazione incredibile.

E poi, c’è Al Pacino, alla veneranda età di 79 anni e alla sua prima serie tv. Parlare della recitazione di Al Pacino sarebbe quasi blasfemo e inutile: ci si aspettava che fosse la punta di diamante di questa serie, e così è stato. In un ruolo per lui insolito: Meyer Offerman è il capo della banda degli Hunters, ma è anche un sopravvissuto all’Olocausto con un passato che, inevitabilmente, lo tormenta e condiziona ogni momento della sua vita. Al Pacino è riuscito magistralmente a cogliere le numerose sfumature di un personaggio che è cacciatore ma anche figura paterna per molti, che difende ideali forti ma è anche pieno di segreti, trasmettendole agli spettatori in maniera sublime.

Alessandro Bazzanella

Alessandro Bazzanella

Studente, sognatore, appassionato di comunicazione a tutti i livelli. Con una parlantina difficile da domare, per buona pace di chi mi ascolta. Ah, ho una passione al limite del preoccupante per il calcio.

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