Giuseppe Petrarca cala il poker: in arrivo “Notte nera”

Giuseppe Petrarca cala il poker: in arrivo “Notte nera”

Giuseppe Petrarca cala il poker: dopo Inchiostro Rosso, Corpi senza storia e L’avvoltoio, lo scrittore napoletano arriva in libreria dal 21 maggio con il suo quarto lavoro, Notte Nera, pubblicato con Homo Scrivens. Un medical thriller ambientato a Milano, che vede un nuovo capitolo delle indagini del commissario Lombardo. Giuseppe Petrarca ha già ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio “Garfagnana in giallo” con L’avvoltoio ed il premio Spoleto Art Festival alla carriera.
Abbiamo fatto qualche domanda all’autore, che ci ha svelato qualcosa del suo nuovo libro.

 

Avevamo lasciato il commissario Lombardo gravemente ferito nell’ultimo romanzo e lo troviamo, in questo nuovo, in un letto d’ospedale a Milano dove sta ancora riprendendosi. Che personaggio è, e quanta forza, non solo fisica, ma anche morale, ha un uomo che non abbandona mai il suo ruolo, nemmeno in convalescenza?

«Cosimo Lombardo ha lasciato i lettori con il fiato sospeso perché, nell’ultimo episodio, lotta tra la vita e la morte. La missione del commissario è la ricerca costante della verità, a qualsiasi costo. Non si sente un eroe ma un uomo che ha deciso di adempiere, fino in fondo, al suo dovere con coraggio e determinazione, al contrario di quella parte di umanità pronta a scappare davanti alle proprie responsabilità, a imboscarsi indietreggiando sul campo di battaglia. Cosimo, come negli episodi precedenti, però, sarà messo a dura prova davanti a certe scelte che provocheranno in lui una crisi profonda.

Si chiederà, a esempio, se valga ancora la pena sacrificare la propria vita per il bene comune, tenuto conto che quel “bene”, ormai, non è più appannaggio della gente onesta e perbene, ma solo a vantaggio di piccoli gruppi di potere dediti ai loro biechi interessi personali. In questa nuova vicenda, poi, il commissario si affiderà a scelte istintive, rimettendo il giudizio finale sugli uomini e sugli eventi nelle mani della giustizia “divina”, una giustizia che travalica le aule di tribunale e i codici del Diritto, una scelta difficile ma inevitabile di fronte ai mali e alle disfunzioni della legge. Un uomo può farsi giustizia da solo? Se sia legittimo o iniquo è una decisione che lascio prendere al lettore».

 

Ancora una volta un thriller legato al mondo della sanità. Dove hai acquisito l’esperienza tecnica per descrivere, così accuratamente, il mondo della sanità e addirittura gli interventi chirurgici?

«Il romanzo s’innesta nella tradizione del medical thriller, contaminato col genere catastrofico, in cui l’assassino misterioso cede il posto a un complotto su vasta scala, dove regnano virus geneticamente manipolati, manovre delle case farmaceutiche, medici criminali. Le tematiche sono influenzate dalle letture di grandi scrittori del genere “medical”: uno fra tutti Robin Cook.

In effetti, prima ancora di passare all’editing letterario, i miei scritti sono al vaglio di un amico medico, che controlla l’autenticità dei riferimenti sanitari. Di solito non commetto molti errori; la mia natura di “patofobico” in questo caso mi viene in aiuto. In “Notte nera” i temi trattati hanno una grande tensione emotiva e quasi tutti afferiscono al mondo della salute pubblica:
– il concetto di “malattia” che non deve essere considerata una colpa da espiare ma, al contrario, deve indurre gli uomini a creare una rete di solidarietà;
– il tema del “fine vita” come scelta di dignità, quando una persona diventa solo un individuo, solo un involucro, privato di coscienza e di memoria. La scienza non deve sentirsi sconfitta di fronte alla naturale parabola dell’esistenza. La medicina deve evitare qualsiasi accanimento terapeutico
– la meraviglia della “normalità”, la gioia di vivere contro ogni male possibile, perché l’assenza del dolore è già una meravigliosa scoperta di quanto possa essere bella la vita
– il senso di “onnipotenza” per alcuni medici che hanno potere di vita sui loro pazienti. Un delirio che pone alcuni individui nella posizione di poter tagliare i fili di altre esistenze, di sentirsi al posto di Dio».

 

Lombardo è un siciliano trapiantato a Milano, città che ama, ma che non gli ha fatto dimenticare la sua terra. È possibile che in un prossimo romanzo possiamo trovarlo ancora una volta in Sicilia, immaginando che non sarà lì solo per una vacanza?

«Nel precedente romanzo lo scenario siciliano è stato un magico palcoscenico di tradizioni culturali che accompagnava i personaggi, alleviando la storia e avvolgendo il lettore in un’immaginaria sensazione di profumi e sapori. Potrebbe essere davvero una buona idea far ritornare, in un prossimo episodio, Cosimo nella sua amata terra per una nuova indagine. Il mare è un richiamo fortissimo per chi è nato su un’isola, il mare che unisce, che mette in contatto, il mare che è ponte tra culture e arcipelaghi di popoli, il mare custode di tradizioni e storia per noi “antichi marinai”.

Quel mare che non è parete, non è muro, ma una finestra sul mondo. Quel mare che oggi, nella sua morsa ferale, sta diventando una tomba liquida. E accanto a quel mare il commissario, ricordando i tempi dell’adolescenza, aveva cercato di ritrovare se stesso, di provare una rigenerazione dell’anima per continuare a combattere il crimine, alla ricerca della verità.

Carla, la compagna di Lombardo, appare come una donna concreta e determinata. Ha un desiderio nascosto, lo realizzerà?

«L’ambizione di un autore è di indurre il lettore ad “amare” e apprezzare anche quei personaggi che sembrare secondari. Le vere protagoniste del mio nuovo libro saranno, come anticipato, le donne e quella loro forza di combattere contro tutto, con dignità, coraggio e amore, sempre. Non lo definirei un libro “al femminile”, ma semplicemente un modo di “osservare” la storia da un altro punto di vista, quello sensibile e intuitivo delle donne.

Carla, la compagna di Cosimo, sarà il baluardo della rinascita del commissario, sarà la sua forza nei momenti difficili, il suo scudo protettivo nei primi capitoli del romanzo. Sarà anche brava a intuire, prima di tutti, che qualcosa non quadra all’interno del reparto dove è ricoverato il suo uomo.

Dovrà evitare tranelli e agguati, e solo alla fine, libera da ogni angoscia, potrà dedicarsi a un progetto meraviglioso: l’adozione di un bimbo da strappare allo squallore di un orfanotrofio. Ho inserito questo tema a me caro (fulcro centrale del mio racconto “Il coraggio di Nikolay”) per squarciare il velo sugli orrori degli orfanotrofi e, al contempo, dichiarare come atto di coraggio e di amore profondo la scelta di adottare un figlio. Una gravidanza dell’anima che Carla vorrà affrontare insieme a Cosimo».

Nel nuovo romanzo, personaggio determinante per lo sviluppo della storia è l’infermiera siciliana. Perché hai scelto di darle proprio questa connotazione geografica?

«In “Notte Nera” il tema principale è la corruzione dell’anima, quel tipo di corruzione che non colpisce solo un individuo o un gruppo di persone, ma il mondo intero. L’infermiera siciliana, che coadiuva il commissario nell’inchiesta, è vittima di un sistema “maschilista” che ha annientato ogni sua volizione. Il personaggio di Veronica mi concede l’opportunità di affrontare l’orribile problema della violenza sulle donne, perpetrata soprattutto nel mondo del lavoro: uno degli scenari più penosi e vergognosi. Le continue minacce sottopongono le donne, in alcuni casi, a ogni tipo di vessazione e maltrattamento.

Durante la degenza in ospedale, Veronica instaura subito un rapporto di amicizia con Cosimo e di ammirazione nei suoi confronti per aver rischiato la sua vita per gli altri. In Cosimo scorge l’uomo giusto, l’uomo che potrà salvarla. Le sue origini siciliane fanno scattare subito un forte feeling tra loro. Veronica sarà protagonista nelle indagini, fino a rischiare la vita, ma non sarà sola contro un mondo di uomini violenti e criminali. Ella, con sue fragilità, rappresenta il prototipo dell’“Essere umano”, valore che oggi è diventato sempre più raro. Purtroppo, molti individui tentano di celare il loro lato oscuro, nascondendo gli istinti “corrotti; gente apparentemente onesta che maschera abilmente il mostro che porta dentro. La società di oggi è pronta a tutto, pur di appagare il proprio “Io”. La mia speranza è che questo libro riesca ad aiutare le persone ad aprire gli occhi».

Il romanzo, come sempre nelle tue narrazioni, tocca diversi temi, naturalmente l’omicidio, la ricerca dell’assassino, la ricerca delle motivazioni, ma anche temi sociali come la necessità di donarsi all’altro (citi ad esempio le ong), di assistere i bambini più bisognosi, tocca, ancora, il tema della violenza sulle donne.

Argomenti che ti sono evidentemente cari. Vuoi dire ai nostri lettori il tuo punto di vista (che dalla lettura del romanzo è chiaro) rispetto a questi temi?
«In effetti cerco di fondere lo schema classico del thriller con alcuni problemi di impatto sociale e civile. Le atmosfere realistiche tracciano un quadro oggettivo della società del nostro tempo, evidenziando, in particolar modo, i mali, le ingiustizie, le tristi e dolorose condizioni di vita delle classi più sventurate, che ne fanno il nuovo romanzo sociale.

Questa è la mia strada: credo che la scrittura debba avere una funzione sociale così come il genere noir non debba essere solo di intrattenimento. Bisogna indurre il lettore a pensare, a riflettere, a formare un giudizio critico autonomo. Ecco perché prendo spunto dalla realtà, affondo il coltello nelle piaghe della società. La pandemia, per esempio, che avevo tratteggiato nell’”Avvoltoio”, era un’inevitabile nemesi del genere umano. Reo di aver dissipato il patrimonio culturale, sociale ma soprattutto ambientale, a beneficio di interessi biechi e criminali.

Il concetto di “umanità”, nella società di oggi, si è sgretolato, mostrandoci i sui lati più deboli. Eravamo arrivati a un punto di non ritorno, come in una polveriera pronta a esplodere. Adesso la sensazione di paura sta attanagliando la vita degli individui, rendendoli più docili e rispettosi di certe imposizioni decise dal potere e che riguardano la libertà personale. Una pericolosa deriva democratica».

 

Dopo il successo de “L’Avvoltoio” tornano in libreria le vicende del commissario Lombardo. Quando è prevista “l’uscita” di “Notte Nera”, tenuto conto anche del particolare momento che stiamo affrontando?


«
Il 21 maggio il romanzo sarà in libreria e sui siti online. In effetti la pubblicazione di “Notte Nera” arriva in un momento epocale. Per questo vivo due diverse e contrastanti sensazioni: la preoccupazione per questo tempo che ha incapsulato la nostra esistenza trasformandola profondamente e, la gioia di ritornare a raccontare le mie storie con l’ambizione di poter replicare i successi de “L’Avvoltoio, un libro che resterà tra i miei ricordi più cari. In questi due anni il romanzo ha ottenuto, infatti, numerosi consensi e riconoscimenti letterari che mi hanno riempito di orgoglio.

Credo che il successo del mio romanzo sia dovuto alla sua grande attualità, alla capacità di affrontare con forza alcuni temi scabrosi; mi capita spesso di rileggerlo e di constatare, con soddisfazione, che quelle pagine descrivono davvero una storia “senza tempo”. Ultimamente, mi sono soffermato su alcuni passaggi in cui descrivevo minuziosamente una pandemia che avrebbe cambiato l’animo di tutti noi e l’importanza delle figure sanitarie e dei volontari che avrebbero combattuto per il nostro bene. Consonanze e similitudini con quello che stiamo vivendo davvero impressionanti.

Non so se definirla “preveggenza”, ma è ovvio che la “mia pandemia” serviva a descrivere, in senso figurato, la “malattia” dell’uomo che, nel tentativo di non contagiarsi con l’altro, si chiude nella sua arroganza, nella sua cattiveria. È evidente che, talvolta, anche un libro prende forma nella vita reale.»

Gennaro Acunzo

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