The Midnight Gospel. La sublimazione del “ma che c***o sto guardando?”

The Midnight Gospel. La sublimazione del “ma che c***o sto guardando?”

Qualche anno fa vivevo con dei coinquilini propensi alla visione di contenuti audiovisivi più orientati allo psichedelico e al fantascientifico. Io ero uno sprovveduto terrone emigrato nella Capitale, meno sognatore e più pragmatico, il mio limite massimo di psichedelia era la Cinico TV di Ciprì e Maresco. Alienante, senza dubbio, ma col passare del tempo Doctor Who e Skrillex presero il posto di Paviglianiti e Cirrincione, che resteranno comunque sempre nel mio cuore. Un’esperienza di quei tempi fu senza dubbio la visione di Waking Life, un film del 2001, a dir poco particolare, realizzato in rotoscope, una tecnica di animazione vecchia come la Bibbia, ma che in quel film viene spremuta in tutta la sua utilità per accompagnare una trama che si svolge all’interno di un lungo sogno durante il quale un ragazzo incontra persone con cui intrattiene delle discussioni di natura filosofica e psicologica. Parlo di filosofia ad alti livelli, esistenzialismo, vita-non-vita, stati di trascendenza, roba che Marzullo spostati. Quel film ha segnato il mio ingresso in un mondo di contenuti che non conoscevo, e che pian piano hanno cominciato a entrare nel mio bagaglio culturale, in tutte le sue declinazioni, scoprendo e apprezzando gli autori migliori in tal senso. Dai film di Aronofsky a Bojack Horseman, la particolarità di dare vita alle più intime sensazioni ed emozioni umane è cosa che riesce bene davvero a pochi.

Uno di questi pochi è Pendleton Ward, ed eccoci arrivati a The Midnight Gospel. Questa strana cosa è apparsa su Netflix un paio di settimane fa, e quei marpioni hanno pensato bene di attirare la mia attenzione puntando sulla punch-line “dal creatore di Adventure Time” (Ward, appunto), sapendo che quel titolo è una garanzia per gli amanti di un certo tipo di contenuti weird, non esattamente roba da Disney+ insomma.

E così parto con la prima puntata. Un certo Clancy vive in un universo-pianeta-epoca non definiti, futuristici ma per certi versi anche contemporanei, con un cane che mangia le cose attraverso un buco nero che ha sulla pancia. Questo ragazzo possiede un simulatore di mondi attraverso il quale può catapultarsi su strani pianeti popolati da strane creature che fanno strane cose in strani modi. Clancy intervista questa gente (?) per il suo spacecast (un podcast trasmesso nello spazio) dal titolo, appunto, the Midnight gospel. Ah, il simulatore è a forma di vagina.

Per quelli rimasti a leggere l’articolo e che non si sono fiondati davanti alla tv attratti da questa sgangherata sinossi, sappiate che c’è molto di più. Partiamo dal fatto che ogni episodio è tratto dal podcast realmente esistente the Duncan Trussel Family Hour, registrato dal co-autore della serie Duncan Trussel, che in ogni puntata intervista diverse personalità tra psicologi, filosofi, uomini di scienza, esperti e studiosi in vari campi, ma anche gente “normale” tra attori, scrittori, parenti, parlando di argomenti che spaziano dall’introspezione dell’animo umano allo studio della morte, passando per la meditazione buddista e l’uso di droghe psichedeliche, inerpicandosi in discussioni che a noi comuni mortali vengono fuori solo mentre si fuma roba buona, con la differenza che queste hanno un senso e non te le scordi venti minuti dopo.

Come si adatta un podcast che tratta argomenti così profondi in un cartone animato? Semplice. Lascia l’audio così com’è e disegnaci qualcosa sotto, come ti pare. In ogni puntata Clancy intervista effettivamente i personaggi che incontra (doppiati quasi sempre dagli intervistati originali), ma nel frattempo questi si occupano di ben altro. Così ci si ritrova a sentir parlare la psicoterapeuta Trudy Goodman di perdono e meditazione mentre impersona una guerriera medievale impegnata nella lotta contro una strega che tiene prigioniero il suo amato, salvandolo tramite il potere di una rosa magica, il tutto mentre il pianeta viene risucchiato dall’ano carnivoro della strega, sconfitta ma non morta del tutto. E questo forse è l’episodio in cui l’intervista avviene nelle condizioni più normali.

Il tratto peculiare di Midnight Gospel è proprio il totale scollamento tra quanto ascoltiamo e quanto vediamo. Video e audio potrebbero tranquillamente esistere e avere un proprio senso l’uno a prescindere dall’altro. Per questo di tanto in tanto, durante le puntate, vi capiterà di dover stoppare e andare indietro di qualche secondo (o minuto…) perché vi sarete persi un concetto, una frase, distratti magari da un gruppo di mosche che sta organizzando una rivoluzione contro il malvagio governo dei clown. Se poi decideste di guardarla in lingua originale, ecco, diciamo che non è la serie adatta per snobbare il doppiaggio. Se non siete minimamente abituati o magari avversi a questo tipo di contenuto, difficilmente andrete oltre la prima puntata. La sensazione straniante scoraggia, è vero, ma vi invito a resistere fino alla fine. In fondo sono solo otto episodi da 20 minuti ciascuno. Paradossalmente, se da un lato siamo di fronte a un prodotto sicuramente di non facile fruizione, dall’altro credo che possa essere un ottimo inizio per chi si vuole approcciare a un certo tipo di contenuti “insoliti” e alzare l’asticella della propria esperienza.

Il formato aiuta. Il cartone animato permette possibilità che in live action sarebbero state fin troppo distraenti (nonché disumanamente costose). Midnight Gospel è disegnato in modo lineare, non ci sono particolari spunti tecnici di animazione che distraggono, nonostante i disegni attirino l’attenzione come è giusto che sia, ma sempre al servizio del contesto. Uno stile a metà tra Miyazaki e Rick e Morty.

Anche per questo c’è poco da segnalare tecnicamente, tutto è stato reso perfettamente così come serviva che fosse. Lo spettatore è continuamente diviso tra il perdersi nelle vicende che vede, o perdersi nella discussione tra Clancy e i suoi ospiti. In ogni caso ti perdi, per poi inspiegabilmente ritrovarti e finire l’episodio con la sensazione di aver arricchito in qualche modo il tuo cervello.

Nonostante le premesse da trip fine a sé stesso, la trama a un certo punto si lascia andare anche a sprazzi di orizzontalità, e così si passa da puntate indipendenti l’una dall’altra, a una storia che ci lascia conoscere Clancy sempre di più, scoprendo i suoi problemi e le sue angosce, dalle quali scappa per poi ritrovarcisi a fare inesorabilmente i conti. Un ragionamento comune a molti di noi, che viene mostrato e raccontato metafora dopo metafora, assumendo sempre più senso e culminando con l’ultimo episodio, quello che risulta più (relativamente) semplice da un punto di vista narrativo, e che forse per questo ti spiazza ancora di più quando a un certo punto senti sgorgare un paio di lacrime che non avevi assolutamente preventivato, stando a quanto avevi visto fino a qualche puntata prima.

Midnight Gospel è una serie metafisica, sicuramente surrealista, ma non può esserci surrealismo senza realismo. Questa serie mette le cose al proprio posto, ed è assurdo che si abbia questa sensazione guardandola, perché il livello di weirdness (a.k.a. “ma che cazzo sto guardando”) è altissimo, praticamente fuori scala, in ogni episodio.

Forse la genialità sta proprio in questo, nel riuscire a dare un senso alla stranezza, trascinando lo spettatore nella consapevolezza che anche ciò che non si comprende fa parte di noi, che bisogna accettarlo, e proprio questa consapevolezza è il modo migliore per non lasciarsi sopraffare dal senso di smarrimento e dalla paura che ci fa tutto ciò che non conosciamo o che abbiamo difficoltà a comprendere.

Riccardo Greco

Videomaker con licenza di scrittura. Ha all'attivo un po' di tutto, cortometraggi, webserie, videoclip, format tv, tutto scritto, diretto e montato. Se la canta e se la suona, insomma, ma sempre con la stessa passione.

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