I musicisti vengono per ultimi, o quasi

I musicisti vengono per ultimi, o quasi

Pochi giorni fa, a Rimini, il cantante dei Ponzio Pilates è stato multato dai carabinieri perché, secondo le forze dell’ordine, recuperare gli strumenti da un magazzino non rappresenta una motivata necessità di lavoro. I carabinieri hanno sentenziato che la musica rappresenta solo un hobby. Ma è proprio così?

Il mondo della musica, al primo pensiero, è fatto dai grandi cantanti che si esibiscono in palcoscenici pazzeschi davanti ad un pubblico in festa. Nei fatti tuttavia, questo mondo è composto da tante piccole realtà, che vanno dai cantanti meno famosi a tutti gli addetti ai lavori, come i montatori di palco, tecnici luci e audio ecc.  Abbiamo raggiunto telefonicamente Simone Rugani, componente del duo Sabatini-Rugani (violino e pianoforte) e abbiamo cercato di capire quale sia la panoramica attuale e futura per chi opera nel mondo della musica.

Lavoro o passione?

“Mi sembra, alla luce della situazione attuale, che al momento non ci si sia posto il problema di una fetta di persone che quasi vivono di musica. Io non posso definirmi un lavoratore a tempo pieno dello spettacolo, perché faccio un sacco di lavori, sempre inerenti al mondo della musica, che non mi permettono di vivere ma mi danno una parte di ciò di cui ho bisogno. I provvedimenti invece sono fatti per le persone che vivono solo di quello: verrà dato un bonus a chi avrà maturato 45 giorni lavorativi, ovvero 45 concerti. Sono numeri alti, soprattutto per un musicista classico, considera che io ne faccio una trentina l’anno. 45 concerti l’anno significa quasi un concerto alla settimana, per un musicista classico è tantissimo: basti pensare che per preparare un concerto possono servire dalle 300 alle 500 ore di studio, ore necessarie per la creazione di un repertorio. Quando paghi il biglietto non paghi solo quell’ora di concerto, ma anche lo studio precedente, la manutenzione e il costo dello strumento: per un violino da concerto tra acquisto e manutenzione si arriva a 100mila euro. Se io sono in grado di permettermi queste cifre non è un problema, ma se tu sei uno studente che studia e lavora con la musica, ti trovi nella condizione di vivere perché ti mantengono i tuoi. Se prima portavo a casa 700-800 euro grazie ai concerti, adesso non ho niente. E non avendo diritto ai bonus, è come dirmi che non sono un vero musicista”.

I musicisti sono tutti sono uguali

“Tiziano Ferro ha denunciato questo problema, ma il pubblico lo ha criticato perché “pieno di soldi” e “bisogna pensare ai lavoratori, non ai cantanti”. Ovviamente lui ha guadagnato tanto in carriera, non parlava di sé stesso. Tiziano Ferro parlava delle 200 persone che lavorano nei suoi concerti, così come delle persone che lavorano nei teatri, concerti, in tutte le arti performative, rimaste senza niente. La problematica però rimane la stessa, in quanto sia il grande cantante che la piccola band che suona nel pub si trova senza la possibilità di esibirsi. La domanda è: come fare per continuare a lavorare in sicurezza? Non lo dicono e secondo me vanno dette, capire quali siano le prerogative per tornare ad esibirsi senza escluderlo a priori. Questo mi inquieta. Le esigenze sono diverse, perché il concerto del pub è diverso da un concerto pianistico, che è diverso da quello alla Scala e ancora diverso da uno nello stadio. Non significa che alcuni si possono fare e altri no, ma che alcuni hanno dei limiti e altri meno. Se tu rendi possibile il far provare un’orchestra, lasciandoli a distanza dal pubblico, si può fare il concerto. Magari si potranno fare concerti all’aperto. Resta la componente economica, che alla fine si rivela sempre decisiva. Però si dovrebbe arrivare a definire quali sono le specifiche caratteristiche per cui certi eventi si possono organizzare e quali no. In questo modo non significa che si è fatta la legge e trovato l’inganno, ma si capiscono quali eventi si possono fare e quali no. Se si garantisce il rispetto di queste regole si può ripartire, magari non tutti gli spettacoli, ma si può ripartire”.

Vivere

“Il mondo della musica è molto veloce, estremamente mutevole. Un giorno ti trovi in una determinata fascia,  fai un certo numero di concerti e di conseguenza guadagni una determinata cifra, e il giorno dopo… chissà. La stessa esigenza che ho io di esibirmi davanti ad un pubblico ce l’hanno tutti i musicisti: è difficile trovare gli stimoli con la mancanza di uno stimolo. Difficile sentire la motivazione. Tanti si rifugiano nello studio, ma senza un obiettivo vero è difficile studiare, e questo vale per me come per i più grandi della musica. Noi possiamo sopravvivere ancora, ma per quanto? Credo sia necessario capire, se le cose dovessero andare avanti, come poter convivere con questo problema. Perché poi arriverà il momento di smettere di sopravvivere e cominciare a vivere, e continuando così noi non potremmo farlo. Chiediamo di ripartire in sicurezza, per sapere come comportarmi di conseguenza. Se ad esempio un violinista non può fare musica d’orchestra, ma suonare da solista, può dedicarsi a quello”.

Mondo digitale

“Se io faccio il cantautore con la chitarra posso trasmettermi in streaming da solo. Difficile che uno resti sempre da solo, adesso si può fare. Nella musica però serve una componente fisica, come il contatto con le persone, ed è difficile farlo a distanza. Anche la didattica online diventa impossibile per l’intera formazione musicale: si possono fare delle lezioni, ma l’intera attività orchestrale e cameristica no. Nessuno in casa ha la strumentazione per fare una video chiamata con una qualità alta, ma soprattutto: a distanza non posso sentire il tuo respiro, o vederti da vicino. Io questa attività non posso farla, e non so quando posso ricominciare. La data in cui ricominciare serve, senza data noi musicisti non abbiamo idea di quando cominciare, ed è un vuoto straziante. Ci sono dei contest sui social in cui si possono vincere delle esibizioni, tuttavia non è un modo per capire la tua bravura, piuttosto la tua popolarità. Io posso vincerne uno, ma non so se sono più bravo degli altri partecipanti, so che sono più popolare. Questo svilisce la capacità dei musicisti. Se uno perde un anno non solo perde uno stipendio, ma anche titoli artistici. In streaming puoi fare qualche video, ma non vengono retribuiti. E poi i video richiedono un doppio sforzo rispetto ad un’esibizione dal vivo, perché lo devi registrare, montare, magari non piace e devi rifarlo, e perdi un sacco di tempo, senza avere niente indietro. Posso perdere un anno di retribuzioni, di titoli e anche di studi, perché non tutti sono in grado di fornirti la didattica necessaria”.

La speranza dei musicisti

“Dobbiamo continuare a tenere duro e puntare su sé stessi. La musica deve ripartire, non si fermerà qui. Ci sono state guerre e malattie ben peggiori del Coronavirus, ma si è continuato lo stesso a produrre opere. Tutto andrà avanti e si dovrà riprendere anche la nostra attività. Se si ha bisogno di un sostegno economico è chiaro che ci si può anche dedicare ad altro, ma senza abbandonare il mondo della musica. Non è che uno se non è una star la sua attività ha minor valore. Bisogna far valere la propria persona e i propri diritti di lavoratori. Ci viene detto che questa è una passione, ma non si vive di passioni. Mozart componeva musica non solo per vocazione, ma perché così riusciva a mangiare, ad esempio. Ora si dice che l’artista, siccome fa una cosa di passione, non faccia una attività necessaria e quindi viene dopo. Noi musicisti siamo uguali alle altre categorie, perché abbiamo gli stessi bisogni primari: dobbiamo vivere come tutti. Così come vogliono ripartire i commercianti, così lo vogliamo anche noi musicisti. Diteci come”.

A questo proposito, su Facebook, è stata aperta la pagina “Facciamo ripartire subito e in sicurezza la musica e lo spettacolo dal vivo“, dove è possibile esprimere la propria opinione al riguardo e dare/ricevere utili consigli sul tema. La vita è musica, e senza, si vive nel silenzio.

 

 

Foto: ©Serena Savatonio (2019)

Dario Lombardi

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