L’ascensore emotivo passa per Tre piani

L’ascensore emotivo passa per Tre piani

tre piani copertina

Negli ultimi mesi sento ancora più forte il rumore della battaglia. Ascoltare il silenzio che mi circonda, la quiete del mio giardino, gli alberi, il rumore delle foglie amplifica a dismisura l’impercettibile lamento del mio corpo, il rumore che provocano le spade della ragione e del sentimento nel loro sfiorarsi con forza, costantemente. Aver chiuso le porte delle nostre case ha permesso di aprire quelle che ci ricollegano alla nostra interiorità ed è davvero entusiasmante riscoprire ogni giorno nuovi anfratti del nostro essere, dei nostri “tre piani” e prendercene cura.

Ogni mattina mi alzo, apro la finestra della mia camera e getto un’occhiata d’insieme a tutto quello che c’è fuori. Cerco una casa, un palazzo, un condominio, un’altra finestra come la mia. Palazzi eleganti, parcheggi ordinatissimi, piante perfettamente potate fanno da perimetro ad un microcosmo apparentemente surreale. Eppure, al di là di quelle porte blindate, di quelle tapparelle ancora abbassate la vita potrebbe non essere affatto di quello stesso tenore. Chi vive dentro quella casa? – mi chiedo – Come sta vivendo questo momento storico? Guardo meglio. Forse c’è un anziano da solo, una famiglia con due bambini, una coppia in crisi che si sta riscoprendo oppure che sta perdendo la ragione del proprio esistere. Gioco a stare nello sguardo di quelle persone, entro, con una certa irriverenza lo ammetto, nelle loro vite e poi, dopo aver reso miei tutti quegli sguardi ritorno a vagare nei miei anfratti. Gioco a guardarmi con gli occhi degli altri, come fossi un mondo là fuori che guarda il mondo che sono, quel mondo che sto ricoprendo.

In Israele, nei pressi di una Tel Aviv dei giorni nostri, Eshkol Nevo scruta una palazzina di Tre piani (titolo del suo romanzo del 2017) e le rispettive famiglie che vi abitano. Attraverso un viaggio appassionante alla scoperta delle vite dei personaggi l’autore dipinge una meravigliosa vetrina di tutte le sfaccettature umane.

Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, di vedere i cento universi che ciascuno di essi vede, che ciascuno di essi è”. (Proust)

A colpi di cinepresa

Tra i veterani della narrativa israeliana contemporanea quali Abraham Yehoshua, Amos Oz, David Grossman primeggia senza dubbio Eshkol Nevo. Noi lettori abbiamo imparato ad apprezzare i suoi romanzi a partire dal primo, Nostalgia edito nel 2014. Per Neri Pozza l’autore ha poi pubblicato La simmetria dei desideri (2010), Neuland (2012), Soli e perduti (2015) e per ultimo Tre piani. La trama di questo ultimo romanzo è estremamente avvincente e suggestiva, tanto che ha attirato l’attenzione anche di un noto regista italiano, Nanni Moretti. Il film sarebbe dovuto uscire nelle sale cinematografiche giovedì 23 aprile di questo anno ma purtroppo l’attuale momento storico impedisce di godere appieno di questo aspetto della cultura: cinema chiusi fino a data da destinarsi. Tuttavia, nell’attesa dell’uscita del film vi consiglio di leggere il libro per arrivare preparati in sala appena sarà possibile andare!

Eshkol Nevo

[…]Non capivi che il bello era proprio quel punto

era rimanere

nel limbo delle cose sospese

nella tensione di un permanente principio

nel nascondiglio di una vita nell’altra.

Cento poesie d’amore a Ladyhawke (Einaudi, 2007)

 

Come cerchi nell’acqua

In un’intervista per Il Foglio Eshkol Nevo racconta di come le sue storie nascano sempre da una domanda intima e poi si espandano come i cerchi concentrici che si originano lanciando un sassolino nell’acqua: in principio piccole, poi i cerchi si allargano e le storie si fanno più corpose. Non avrei trovato metafora migliore per descrivere Tre piani. In questo romanzo infatti le storie di tre persone come noi si intrecciano in più punti, i protagonisti si conoscono e abitano nello stesso edificio. Tuttavia, essi non sembrano interessarsi affatto gli uni agli altri: preferiscono affidare le loro preoccupazioni a persone lontano piuttosto che ai vicini di casa.

Vi è mai capitato di sentire stretto addosso un vecchio vestito? Di non rispecchiarvi più nelle relazioni che avete accanto da tanto o forse troppo tempo? Io credo di sì. Faccio invece più a fatica a ritenere che sia morto in voi il bisogno di parlare, di raccontarvi e di chiedere aiuto.

La necessità di uno sguardo esterno che si aggiri tra le pieghe delle vostre esperienze, sensazioni e che si prenda cura delle vostre ferite è irrinunciabile.

Un mondo interiore

L’idea di Nevo in Tre piani è quella di descrivere la vita di tre famiglie sulla base delle tre istanze freudiane della personalità, passando per una scrittura che narra il battito della quotidianità. Freud fa scivolare l’ordine dell’irrazionalità nella costellazione dell’inconscio, ciò a cui solitamente noi non pensiamo poichè siamo attestati sulla sicurezza dell’Io, della razionalità. Le dimensioni del conscio e dell’inconscio confliggono costantemente: i sentimenti vanno poco d’accordo con la razionalità ed inoltre ci sono le esigenze della società che lottano con le esigenze specifiche. L’Io è una dimensione estremamente ridotta della nostra psiche ed è equilibrato solo quando riesce a tenere a debita distanza sia le esigenze della società, sia della specie tutta accontentandole nella giusta misura entrambe. Va da sé che nessuno di noi è equilibrato, ognuno di noi è come un delicatissimo puzzle alla disperata ricerca di quella tesserina che abbia il giusto incastro.

Capisci, Sigmund Freud era un uomo molto intelligente ma ieri sera, dopo aver terminato l’ultimo volume dell’opera omnia e averlo posato sul comodino, ho pensato che un errore l’ha fatto. I tre piani dell’anima non esistono dentro di noi. Niente affatto! Esistono nello spazio tra noi e l’altro, nella distanza tra la nostra bocca e l’orecchio di chi ascolta la nostra storia. E se non c’è nessuno ad ascoltare, allora non c’è nemmeno la storia“.

Cerchi nell'acquaTuttavia, non sto dicendo che occorra conoscere a fondo Freud per apprezzare la scrittura di Nevo. Quel magnifico evento romantico che è la psicanalisi è solamente il pretesto per raccontare il bisogno di farsi sentire dei protagonisti. Come dice l’inquilina del terzo piano Dovra:

Se non c’è nessuno ad ascoltare, allora non c’è nemmeno la storia”.

E così l’affittuario del primo piano, Arnon si racconta ad un vecchio amico scrittore, Hani, l’inquilina del secondo piano, scrive invece una lunga lettera alla sua più cara amica di sempre. Infine c’è lei, Dvora che abita il terzo piano, una donna estremamente sola che dialoga con il marito morto attraverso una segreteria telefonica. Chi abiterà il piano dell’Es, del principio del piacere? Chi invece avrà fissa dimora al piano dell’Io in cui desiderio e principi di realtà convivono? Chi infine si sarà trovato ad abitare il piano del Super Io, censore supremo che richiama all’ordine?. E voi? A quale piano della palazzina abitereste?. Senza pensarci troppo, così, di getto e senza preoccupazioni perché tanto siamo tutti coinquilini senza fissa dimora, prima o poi, se vorremmo, potremo sempre cambiare piano.

Se però Freud aveva davanti a sé un orizzonte romantico che anteponeva la sicurezza alla felicità, il nostro scenario attuale è quello dell’efficienza e della produttività e anche i conflitti psichici non sono più quelli tra ciò che è permesso e ciò che è proibito ma tra ciò che siamo in grado di fare e ciò che ci è richiesto. Quante volte vi siete posti il problema se foste o meno in grado di essere all’altezza degli obiettivi proposti? Delle aspettative?

Una dolcissima apnea

Dalla finestraCome appassionata lettrice e scrittrice mi sono chiesta più volte quale potesse essere il modo più adatto per dire qualcosa, quello più corretto per me in un preciso momento e per chi avesse voglia di leggermi. Più volte mi sono trovata in quel limbo tra il dire tutto e il non dire niente, alla ricerca di un giusto mezzo per poter comunicare al meglio ciò che volevo arrivasse al cuore del lettore. Come lettrice ho sempre cercato di rimanere il più possibile in quella dolce apnea, in quello spazio in cui lo scrittore o la scrittrice in questione mi offrivano la possibilità di pensare, spunti sui quali poggiarmi delicatamente per dare avvio al mio sogno. In fondo passiamo una vita in apnea, tra un’inspirazione profonda e un’espirazione rumorosa per calmare le tensioni, le ansia e la paura del nostro secolo, ci deve essere sicuramente qualcosa di speciale in quello spazio vuoto, non credete?

Leggendo Tre piani mi sono adagiata più spesso che altrove in questi spazi. In questi luoghi fatti per ascoltare i rumorosi ingranaggi dei pensieri dei protagonisti, le loro paure, il lento fondersi di una sfera pubblica con quella privata. In fin dei conti abbiamo tutti fame di storie altrui, di guardare fuori dalla finestra, di vedere cosa fa quell’uomo o quella donna che ci abita accanto. Abbiamo tutti bisogno di osservare qualcuno da fuori per capire meglio la nostra interiorità per mettere d’accordo quei tre piani che si fondono e separano continuamente senza tregua. In fondo abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci ascolti, al quale affidare la nostra parte più intima perché le dia un ordine, perché rimetta a posto quella confusione.

L’importante è parlare con qualcuno. Altrimenti, tutti soli, non sappiamo nemmeno a che piano ci troviamo, siamo condannati a brancolare disperati nel buio, nell’atrio, in cerca del pulsante della luce”.

Qua su mentisommerse abbiamo già avuto varie occasioni per parlare della situazione attuale, di interrogare la letteratura in attesa di qualche risposta. Per noi l’ha fatto Sara Squillaci nel suo articolo dedicato ad Anna di Niccolò Ammaniti, correte subito a leggerlo, basterà cliccare qui.

Valentina Sprega

Valentina Sprega

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