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Fallimentare la terza via della Svezia: l’etica della responsabilità non sconfigge il coronavirus

Così l’avevano chiamata in Svezia: una “terza via”, un’etica della responsabilità basata sulla fiducia del governo nei cittadini e dei cittadini nel governo. Se aveste un drone in grado di sorvolare le strade di Stoccolma oggi rimarreste sorpresi nel vedere i suoi cittadini scorrazzare allegramente, godendosi il sole primaverile che lassù, all’estremo nord, è un vero toccasana.

Certo, potremmo anche noi mettere tutta Stoccolma in quarantena e mandare l’esercito a presidiare le vie d’uscita, o fare come i tedeschi e vietare gli assembramenti di due o più persone, ma qui da noi lasciare la libertà di scelta funziona meglio.

Affermava su Repubblica, il 2 aprile, lo scrittore e biologo svedese Fredrik Sjöberg: qui il link all’articolo.

I DATI DELLA SVEZIA PERO’ RACCONTANO UN’ALTRA STORIA…

Infatti, ma non proprio. I dati ci raccontano che la politica di fiducia e responsabilità individuale adottata dalla Svezia ripaga poco: 401 morti su quasi settemila casi accertati negli ultimi giorni, più delle vittime registrate nei tre vicini paesi nordici messi insieme, Norvegia, Finlandia e Danimarca (loro sì che hanno adottato la quarantena).

Il coronavirus guarda le scelte del governo svedese e alza le spalle: al virus non interessa se a scuola ci vanno solo i ragazzi fino ai 16 anni e se la maggior parte delle persone si astiene dall’andare a trovare i genitori anziani. Colpisce comunque, lo fa per strada (dove sono vietati solo gli assembramenti con più di 50 persone), lo fa nei bar, sui posti di lavoro e nelle aule scolastiche. Così facendo si ingrossano involontariamente le fila del nemico: si crea cioè un esercito di asintomatici pericolosi che fanno entrare la malattia direttamente dalla porta di casa. Gli studenti giovani non sembrano contrarre il virus, ma lo contraggono eccome e sono ancora più pericolosi perché, senza accorgersene, condannano alla malattia i propri cari più anziani.

COME RISPONDERA’ IL GOVERNO SVEDESE?

Inizia a rendersene conto il governo svedese che, secondo le indiscrezioni delle stampe locali, starebbe progettando delle “misure straordinarie” garantite da una legge in via di preparazione. Chiudere le stazioni e i ristoranti, imporre limiti più severi alla vita sociale e requisire il materiale sanitario: nulla di nuovo, a destra e manca per l’Europa è finora quasi sempre andata così.

Se c’è una cosa che il virus ci sta insegnando è che dovremmo avere più fiducia gli uni negli altri, come nazioni in primis e come cittadini poi. La politica di fiducia che si respira in Svezia è qualcosa a cui guardare con ammirazione, a naso in su, così come la Svezia non deve dimenticare però di guardare in basso, verso di noi. Anche noi avevamo qualcosa da insegnare: per sfortuna siamo stati colpiti presto dal virus, impreparati e indifesi, saremmo potuti essere un esempio, avremmo potuto aiutare con i semplici fatti anche gli altri Paesi. In molti però hanno pensato di fare comunque di testa loro – e sono liberi di farlo, in certi casi però prestare attenzione e porgere ascolto, smuovendosi dalle proprie posizioni adamantine, ripaga più di secoli e secoli di tradizioni.

L’augurio è che la Svezia cambi rotta: la serietà e l’efficienza delle sue istituzioni possono essere un’arma importante contro questa epidemia.

Per saperne di più sul coronavirus e su tutto quello che sta accadendo, non perdetevi l’articolo sulla responsabilità personale che abbiamo pubblicato qui, su Menti Sommerse.

Martina Toppi

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