Il mestiere dei librai, un’arte da tramandare

Il mestiere dei librai, un’arte da tramandare

Su Mentisommerse arriva la “seconda puntata” dedicata ai custodi delle case dei libri, i librai (clicca qui per la presentazione del progetto).

A raccontarci la sottile arte dei venditori di libri sono le voci di Fabio Lagiannella, libraio figlio di librai, titolare di numerose librerie, e del suo collaboratore Enrico Carenzo.

“Entrai nella libreria e aspirai quel profumo di carta e magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare”

Carlos Ruiz Zafòn

L’uomo che accarezzava i libri

Non potevo capire ciò che stava accadendo, quando qualcosa comincia non lo sai mai.

Frequentavo da poco quella libreria, una libreria storica, piccola, capace di stare nel centro della cittadina in cui mi ero trasferito senza sentirne il peso. Era una libreria unica. Aveva tante novità, un catalogo fornito, questo però accade in tante librerie; lei aveva qualcosa in più: aveva un’eccezionale chiarezza espositiva, aveva un ordine capace di distinguerla da tutte le altre. Era incredibile come capitasse di trovare un libro adatto a me senza far altro che entrare. Come mosso da una forza attrattiva il libro mi appariva davanti. E questo succedeva incredibilmente anche quando non stavo cercando nulla. Eppure un libro lo trovavo sempre, forse era lui a trovare me. Un titolo, una copertina, un autore mi brillava di fronte chiamandomi.

Avevo notato un uomo, il libraio, dai modi cordiali e gentili che con aria seria e concentrata era sempre impegnato a muovere qualche pila di libri, rifare vetrine, pulire scaffali o armeggiare con disinvoltura in qualche alta mensola. Il suo aspetto giovanile tradiva l’armoniosa maestria con cui si muoveva in quegli spazi stretti e carichi di libri.

Tante volte andavo lì solo per osservarlo.

Salutava con un sorriso gentile e mi lasciava tranquillo a girare tra gli scaffali. Sembrava conoscermi. Lo guardavo prendere con cura un libro, osservarlo con minuzia, portarselo da un palmo all’altro quasi fosse una danza, un ballo silenzioso che si apriva tra lui e il libro. Lo depositava poi sul ripiano, a volte muovendolo appena da dove lo aveva pescato con un gesto deciso e sicuro eppure tanto dolce ed affettuoso dal sembrare una carezza. Pareva quasi che passasse il tempo a coccolare i libri.

Un giorno gli avevo fatto un complimento sull’impeccabile lavoro che stava facendo, quanto fosse ordinata e pulita la sua libreria. Mi ero permesso di domandargli da dove nasceva la sua passione. Non aveva risposto. Però mi aveva ringraziato:

“Di solito nessuno se ne accorge. Il mio lavoro è così”, e aveva spento la musica.

Solo in quel momento mi accorsi che c’era un sottile sottofondo musicale. E ora che non c’era lo sentivo. O meglio: ne sentivo forte la mancanza.

“Il mio lavoro è una cosa che percepiscono tutti, ma è raro che qualcuno lo senta”.

E mi aveva salutato. Era arrivato un altro cliente.

La musica era ripartita.

La volta successiva dopo aver acquistato un libro che mi ero scordato di stare cercando da anni, l’avevo visto lì contornato da centinaia di libri sfuocati e lui così nitido mi aveva passato una lettera, un foglio di carta scritto a mano piegato in due “magari questo risponde alla tua curiosità”.

Lo avevo letto non appena arrivato a casa. L’inizio della passione, quando qualcosa comincia non lo sai mai. Però lo senti. Anche nelle vite degli altri.

Se oggi rileggo quel foglio, penso alla vita. Alla mia.

L’amore per la letteratura fin da quando ero ragazzino. Gli studi in Lettere che ho abbandonato. La prima esperienza in libreria, un’estate caldissima in cui ho imparato le basi del mestiere aprendo scatole e sistemando un numero che non saprei scrivere di libri. Le prime responsabilità. La motivazione del titolare nel vedere in me un giovane talentuoso libraio che doveva solo svilupparsi. I colleghi, i clienti. Le centinaia di migliaia di copie che mi sono passate tra le mani. Ho imparato piano piano, libro dopo libro, cliente dopo cliente. Non posso dire di aver smesso di farlo mai, perché ancora oggi continuo a scoprire. Eppure tutto quello di cui diventavo consapevole giorno per giorno lo conoscevo già, come fosse un istinto dentro me.

Ho ripristinato una vecchia libreria in centro città. Un incendio aveva distrutto il locale e le migliaia di libri dentro. Avevo conosciuto il vecchio proprietario per caso e ho comprato quella che era stata la libreria della sua famiglia. Era un uomo molto anziano e abbiamo lavorato insieme fino alla sua morte. Pochi giorni prima di andarsene mi lasciò un biglietto scritto di suo pugno “grazie a te tutto potrà continuare. Ricordati quello che abbiamo imparato assieme, io sono Libero”.

Chissà quanto dovrò invece aspettare io per trovare la persona giusta, ho appreso l’arte di accarezzare i libri e come gli altri ne sono diventato servo. Non esiste modo (non il fuoco di certo) per tornare Libero.

Continuerò a piazzare i miei libri, le mie trappole, in attesa dell’anima giusta. (Fabio Lagiannella)

A caccia di libri e di librai

Non credo ci siano parole da aggiungere se non un sentito “GRAZIE” per questo racconto, la comunità di Mentisommerse non mancherà di diffondere l’antico segreto che in esso è racchiuso – l’arte “di accarezzare i libri” – e insieme tramanderemo il mestiere dei librai.

Ed ora un appello ai nostri lettori: Libreria Lazzarelli (Novara), Assolibri (Imperia), Biblos Mondadori (Gallarate), Libreria Mondadori (Vercelli) e Libreria la Talpa (Novara), sono questi i nomi delle librerie di Fabio Lagiannella fra gli scaffali delle quali credo che andare a curiosare sia un’iniziativa tutt’altro che infruttuosa, per quanto mi riguarda non vedo l’ora di addentrarmi in quegli spazi al confine fra realtà e immaginazione e incontrare la figura affascinante dei librai i quali sono certa che, con la loro sapienza e intuizione, mi condurranno a soddisfacenti scoperte.

Rachele Oggionni

 

 

Rachele Oggionni

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