L’Attraversaspecchi è un libro che non vi aspettate – Episodio 1: Fidanzati dell’inverno

L’Attraversaspecchi è un libro che non vi aspettate – Episodio 1: Fidanzati dell’inverno

“Fidanzati dell’inverno” è il primo volume della saga de “L’Attraversaspecchi”, opera prima dell’autrice francese Christelle Dabos e ormai divenuta un caso editoriale tra i fantasy degli ultimi anni, con più di 200 mila copie vendute in Francia. Si tratta di un’opera potente e appagante che ho amato non solo in quanto fedele lettrice del genere, ma anche come lettrice in un senso molto più ampio. Non credo sia possibile rendere conto di questa storia così poliedrica riassumendola in un unico articolo, per questo motivo la affronteremo in tre episodi, uno per ciascun volume della saga pubblicato.

Finiremo questo viaggio a giugno, a ridosso dell’uscita del quarto e ultimo libro. Spero per allora di avervi convinti a imbarcarvi con me su questa nave sballottata da onde altissime, ben lontani dalla placida riva del mondo reale. In questo episodio 1 sfioreremo dall’alto il mondo geniale creato dalla Dabos e proverò ad aiutarvi a capire se questa lettura fa per voi o meno, per questo non troverete spoiler. Nei prossimi episodi invece potremo addentrarci con più acume nelle domande e nei temi sollevati dai volumi successivi.

POTETE AMARE FIDANZATI DELL’INVERNO SENZA AMARE IL FANTASY?

La risposta è sì. Uno dei motivi principali per cui ho letto questo libro è stato il bisogno viscerale di evadere dalla realtà, un sentimento – credo – abbastanza comune in questi giorni di isolamento sociale. Ecco, i libri della Dabos sono la chiave per aprire porte verso altri mondi, colorati da un’immaginazione fervida e da una scrittura scorrevole nella sua originalità.

Il primo aspetto di “Fidanzati dell’inverno” che vi mozzerà il fiato è la complessa e strabiliante impalcatura spaziale del mondo in cui è ambientata la storia. Un pianeta – il nostro – esploso già da moltissimi anni, tanti da non riuscire a ricordare cosa abbia scatenato quella che i suoi abitanti chiamano “Lacerazione”, e ormai giunto a un equilibrio armonico. In poche parole, un mondo rinato.

Immaginatevi pezzi di terra, frammenti di continenti chiamati Arche, che galleggiano nel cielo, circondati da chilometri di nubi roteanti intorno a un nucleo originario, nebbioso, invivibile: il nocciolo della Terra. E’ così che “Fidanzati dell’inverno” ha iniziato subito a farmi sognare a occhi spalancati: le tinte nettissime tratteggiate dall’autrice stimolano la fantasia a compiere salti iperbolici. Vi troverete a cercare di dipingere sulle pareti della vostra mente i paesaggi strabilianti scaturiti dalla penna di questa autrice: i Grandi Laghi di Anima, la Città-Cielo di Polo, la Corte di Chiardiluna dalle mille illusioni contrapposta agli ammuffiti appartamenti dei servitori.

Il dirigibile si allontanò e Anima apparve interamente circondata da una cintura di nuvole sospesa nell’aria. Più acquistavano distanza e più Anima somigliava a una zolla di terra e prato strappata a un giardino da una vanga invisibile. Era quindi così un’arca vista da lontano? Una zolla persa in mezzo al cielo?

Christelle Dabos ha una grande padronanza della lingua, aspetto che ho sempre apprezzato nei fantasy, un genere che più di altri a volte privilegia una trama coinvolgente a discapito di una narrazione a prova d’arte. Non è questo il caso: Christelle Dabos è una scrittrice d’eccezione. D’altra parte, Edizioni E/O non aveva mai pubblicato un fantasy prima d’ora ed è significativo che la scelta della casa editrice, celebre per le pubblicazioni di narrativa, sia ricaduta su questa autrice francese.

Le sue parole sono immaginifiche e giocano sulla proprietà creatrice della lingua: possono essere prese e apprezzate nelle singole frasi, piccoli gioielli da conservare nella memoria, ma il miracolo avviene quando si inizia a intravedere il quadro finale. La lingua della Dabos riesce a costruire un mondo che non è solo credibile, ma anche desiderabile. Alcune scene sono degne del miglior libro di illustrazioni e hanno lasciato nella mia mente squarci di immaginazione sofisticati, che non dimenticherò nè presto nè facilmente.

Sospesa nella notte, con le torri immerse nella Via Lattea, una formidabile cittadella galleggiava al di sopra della foresta senza nulla che la collegasse al resto del mondo. Era uno spettacolo da pazzi, un enorme formicaio espulso dalla terra, un intreccio tortuoso di torrioni, ponti, feritoie, scale, archi rampanti e comignoli. La città innevata si ergeva sopra un fossato ad anello che la circondava gelosamente, i cui deflussi dell’acqua si erano ghiacciati nel vuoto. Disseminata di finestre e lampioni, rifletteva le sue mille e una luce sullo specchio di un lago. La torre più alta arpionava la falce di luna.

PERCHE’ NON VE LO ASPETTATE?

Perchè la storia non è quella che sembra a prima vista, semplicemente. Cerchiamo però di ricostruire un abbozzo di trama, per capire con cosa abbiamo a che fare.

C’è una protagonista, dai tratti molto tipici: timida, riservata, goffa e un po’ saccente. Ofelia viene da Anima, Arca dove le persone hanno un legame particolare con gli oggetti, riuscendo a interagire con loro come fossero esseri animati. Ofelia in particolare è una Lettrice, ovvero riesce a leggere con il tocco delle proprie mani il passato degli oggetti, un potere molto raro nella sua famiglia. C’è un’altra qualità però che la contraddistingue e che ci fornisce un’immagine chiara del suo carattere: Ofelia è un’Attraversaspecchi, dal momento che le basta specchiarsi su di una superficie riflettente per poterla poi attraversare e sbucare fuori da un’altra, ma per riuscire a farlo dovrà sempre rimanere sincera a se stessa e al proprio riflesso.

In corso di lettura potrete rendervi conto di quanto mantenere questa caratteristica sia difficile quando ci si ritrova all’interno di una società costruita solo sulle apparenze. La ragazza infatti viene promessa in sposa contro la sua volontà a Thorn, nobile di un’Arca lontana, Polo. Polo è un luogo gelido e ostile, segnato da complessi intrighi politici e lotte tra famiglie della più alta aristocrazia. Membro della famiglia dei Draghi solo per parte di padre -gli altri nobili lo additano come figlio bastardo-, nonchè Intendente di corte, Thorn è un uomo taciturno, scorbutico e solitario, per nulla desideroso di sposarsi per amore.

Una storia di formazione quindi, ma con un setting originale: sballottata in un mondo di illusioni, Ofelia riuscirà a restare fedele a se stessa e al mondo reale riflesso dagli specchi? Ma questa è solo la prima grassottella matrioska che vi troverete tra le mani quando sfoglierete questa storia: le cose sono di gran lunga più complesse di così.

Fidanzati dell’inverno è uno Young-Adult e per questo ha come target di riferimento un pubblico giovane, ma non si ferma qui. La storia infatti è costruita su una tale quantità di sottotrame, dettagli, riferimenti simbolici e metaforici, implicite citazioni di opere letterarie del genere -e non – che mi sento di poterlo paragonare solamente a un’altra saga dello stesso filone, di cui vi avevo già parlato anche qui su Menti Sommerse e che resterà per sempre radicata nel mio cuore di lettrice: Queste oscure materie di Philip Pullman.

LEGGETE FIDANZATI DELL’INVERNO SE…

Ma andiamo oltre, perchè se uno dei pregi più evidenti di questo libro è l’ambientazione, il secondo, eclatante e travolgente, è la trama. “Fidanzati dell’inverno” compie un’operazione magistrale: dapprima vi intriga, vi carica sul dirigibile insieme a Ofelia e vi trascina un po’ recalcitranti su Polo, il luogo dove di nessuno ci si può fidare. E qui sta il bello: dal momento in cui Ofelia sbarca dal dirigibile per andare incontro a un matrimonio che non ha scelto, tutto diventa un intrigante gioco di specchi. La Corte di Polo è una mascherata continua di inganni e illusioni, schemi politici e segreti pericolosi, inframmezzati da balli e ricevimenti nelle sale da tè. E’ difficile per Ofelia capire cosa sia realtà e cosa sia illusione, ancor più complesso comprendere perchè certe cose avvengano e quale sia il segreto ancestrale intorno a cui questo formichiere di vendette, violenza, astuzia e crudeltà rotea vorticosamente.

Scordatevi le favole, Christelle Dabos vuole ingannarvi, attirandovi nella sua ragnatela e voi vi lascerete avvolgere dal bozzolo di questa trama, fatalmente feriti nell’orgoglio e pronti a fare di tutto per srotolarne i fili e provare a capire, in questo labirinto di nobili e malefatte, dove stia la verità. La lettura infatti è un’operazione attiva: sarete voi a dovervi scrollare di dosso ogni segreto, cercando di cogliere i segnali che l’autrice vi lancia tra le righe, chiamati in qualche modo a trovare una via d’uscita in questo labirinto di riflessi ingannevoli (ndr. letteralmente). In poche parole, leggete “Fidanzati dell’inverno” se avete voglia di restare col fiato sospeso, svegli alle due di notte e incapaci di staccare gli occhi dalle pagine del libro: non rimarrete delusi.

NON LEGGETE FIDANZATI DELL’INVERNO SE…

Se cercate una storia d’amore clichè: “Fidanzati dell’inverno” non vuole raccontare una storia d’amore. Fine. Non ci sono scene strappalacrime o momenti di travolgente passione, piuttosto due individui molto diversi e con storie familiari diversamente complicate che devono forzatamente (e con ben scarsi risultati) imparare a convivere l’uno con l’altra. L’atmosfera caratterizzante questa storia ricorda molto certi aspetti della Belle Epoque recuperando quel bon ton tipicamente ottocentesco a metà strada tra la facciata ingannevole e il sincero rispetto. Ogni parola detta è essenziale, calibrata, atta a rivelare qualcosa celando qualcos’altro. Più che Edward e Bella qui abbiamo un Mr Darcy e un’Elizabeth Bennet (a grandi linee, Ofelia è in realtà abbastanza diversa dalla sagace sorella Bennet).

Non leggete “Fidanzati dell’inverno” se state cercando una lettura immediata, che vi porga su un piatto d’argento tutte le risposte di capitolo in capitolo. Christelle Dabos è bravissima a farvi domande e a instillarvi dubbi atroci, ma lascia che poi siate voi, proseguendo nella lettura, a scavare negli eventi per trovare un significato. Non leggete “Fidanzati dell’inverno” se non siete rimasti affascinati dal mondo capovolto e non sense di Alice nel Paese delle Meraviglie, se di Hunger Games non avete apprezzato il significato politico e sociale dietro le azioni dei protagonisti, se non cercate una scarica di adrenalina preceduta da una trama potentemente costruita, degna di alcuni episodi di Game of Thrones.

Non leggetelo se non siete interessati a un percorso di ricerca personale che assume caratteri universali: da dove viene il mondo e chi l’ha creato? Cos’è accaduto in un passato tanto lontano da essere difficilmente ricostruibile? Chi tira le fila del grande teatro che è la nostra esistenza? E noi che ruolo abbiamo in essa?

Qual è il tuo posto?

Frammento post scriptum

Ora ricordo, Dio è stato punito. Quel giorno ho capito che non era onnipotente. Da allora non l’ho più rivisto.

Come ogni autore di fantasy che si rispetti, anche Christelle Dabos è accompagnata da un eccezionale disegnatore, Laurent Gapaillard, che riesce a dare vita alle sue descrizioni: cliccando qui potrete ammirarne le opere. Se vi ho incuriositi anche solo un po’ non perdete un attimo e correte a comprare questo libro: lo divorerete in una notte e abbellirà la vostra libreria con la sua copertina meravigliosa.

Martina Toppi

Martina Toppi

Farnetico senza scusanti alla velocità della luce, ma fondamentalmente mi piace anche ascoltare le storie degli altri, per questo le cerco dietro ogni angolo. Dare voce alle storie potrebbe diventare un lavoro (perlomeno la direzione sembra essere quella), per il tempo libero invece cerco di mantenere alta la nomea di divoratrice di libri, spasmodica spettatrice di serie tv, occasionale scrittrice in erba di racconti e poesie. Nel frattempo studio Lettere antiche, tanto per dire che l'insalata non mi sembrava abbastanza mista."I have promises to keep and miles to go before I sleep" R. Frost

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