Gli effetti (disastrosi) del virus su serie TV e streaming

Gli effetti (disastrosi) del virus su serie TV e streaming

Una pandemia globale sconvolge il Mondo intero, costringendo l’umanità a chiudersi in casa temendo che le scorte di cibo finiscano e che questo virus si insinui nelle proprie abitazioni non lasciando scampo. Una sinossi interessante, forse già vista, ma se ci metti in mezzo qualche complotto internazionale, un paio di zombie, e un ex-biologo in pensione che scopre per caso che il virus proviene da un pipistrello estinto che tutti avevano sottovalutato, forse Netflix ci fa un pensierino. Non oggi, però. Oggi, sfortunatamente, la realtà rischia di superare la fantasia, e produrre una serie o un film di qualsiasi genere non è esattamente una priorità. Anzi, il contrario.

Il lockdown internazionale influisce su tantissimi aspetti della vita di ognuno di noi, da quelli sociali a quelli economici, tanto per dirne due tra i più in voga. In secondo piano c’è l’aspetto legato all’intrattenimento e al patinato mondo dello showbusinnes. Quello che ogni giorno, ogni mese, ogni anno, per centinaia di ore e ore ci distrae con film, serie, programmi TV, puntate speciali, maratone, kolossal, premi, talent, personaggi, storie. Un mondo che negli ultimi anni si è impossessato dei nostri router, rendendo internet la nuova televisione, e la televisione qualcosa da guardare quando internet non va.

La competizione tra grandi case di produzione, che si scontrano come titani a colpi di diritti e originals, ha portato alla crescita esponenziale della qualità di certi prodotti seriali che se un tempo venivano declassati rispetto al grande schermo, adesso ne insidiano il trono, arrivando sempre più di frequente a superarne la qualità, specie in termini di storie e sceneggiature, attirando anche grandi star che mai si sarebbero sognate di “abbassarsi” a fare una serie TV.

E adesso? Proprio sul più bello, un nemico invisibile e silenzioso si abbatte su questo fatato mondo che tante nottate ci ha riempito, piombando a gamba tesa senza fare sconti a nessuno.

Tutto fermo. Dalle piccole produzioni indipendenti ai colossi, tutte le produzioni in corso sono state bloccate. Parliamo di titoloni che aspettavamo con ansia. Sono attualmente in stand-by produzione del calibro di Stranger Things, Grace & Frankie, Riverdale, Euphoria, The Handmaid’s tale, Peaky Blinders, The Witcher, Batwoman, Grey’s Anatomy, Young Sheldon, Atlanta, The Walking Dead (molto adatta a questo periodo), e persino Beautiful, che non si era mai fermata in trent’anni! Centinaia di ore di intrattenimento che con ogni probabilità non vedranno la luce quest’anno, e chissà quanto durerà questo rinvio, considerando anche che provengono quasi tutte dagli USA, Paese che è ormai diventato il nuovo epicentro mondiale della pandemia da Coronavirus.

Non si fermano solo le produzioni, ma anche l’indotto internazionale ad esse legato. Il doppiaggio, per esempio. Le serie TV che sono state completate e per le quali è iniziata la messa in onda in Italia, in molti casi non verranno doppiate (parzialmente o interamente), costringendo le reti alla trasmissione in lingua originale. Tra queste c’è Westworld, che Sky manda in onda in contemporanea con gli States, cosa ormai necessaria in tempi di globalizzazione televisiva, dove ci sono spoiler ad ogni angolo, ma che espone a problemi organizzativi e produttivi con limitatissimo margine di errore. Sky ha un pubblico di un certo livello, e può permettersi di continuare la messa in onda di una serie sottotitolata e in lingua originale. Lo stesso discorso non vale per piattaforme dal pubblico più culturalmente variegato, poco avvezzo (per non dire reticente) all’idea di rinunciare al doppiaggio per “non perdersi le immagini”. Potrebbero restare in sospeso, ad esempio, le puntate delle serie Infinity come Young Sheldon, Shameless, The Goldbergs, e i vari supereroi CW come Batwoman, Supergirl, Arrow e The Flash, tutti doppiati solo fino a un certo numero di episodi. Da lì in poi, il buio. Piccola nota a margine, le puntate sottotitolate mandate in onda vengono anticipate da messaggi in cui le varie reti o piattaforme si scusano per il disagio, ma motivando la cosa in modo più o meno “umano”. Su FOX, ad esempio, si leggono cartelli piuttosto freddi riguardanti “ragioni indipendenti” dalla volontà della rete, mentre su Netflix appare il messaggio “Doppiaggio in arrivo. La salute dei doppiatori ha la priorità”. Non escludo che la cosa possa generare qualche dibattito nell’immediato futuro.

E dopo? Premesso che praticamente tutti noi viviamo alla giornata e che la serie tv più interessante del momento è quella delle conferenze stampa quotidiane della Protezione Civile alle 18, possiamo comunque fare delle ipotesi sul segno che questa pandemia lascerà nel campo dell’entertrainment. Quel che è certo è che la botta peserà tantissimo economicamente su un mondo abituato a ragionare a sei-sette zeri per volta. I vari soggetti coinvolti, produzioni o broadcaster che siano, ci penseranno più di due volte prima di avallare budget stratosferici per almeno i prossimi due anni, puntando magari su low budget sicuri che facciano rifiatare le casse in attesa di tempi migliori. In fondo, è esattamente ciò che succede al cinema da almeno una quindicina d’anni, con remake, reboot, e interi universi cinematografici figli della crisi del 2008, nati solo ed esclusivamente per spremere le mucche più sicure fino all’ultima goccia di sicurezza, puntando a un pubblico facile, affezionato e possibilmente nostalgico. La ripetizione e la stagionalità, poi, fanno già parte del DNA televisivo, quindi fatevi due conti e preparatevi alla possibilità di non vivere abbastanza per vedere il finale di Grey’s Anatomy!

Pubblicità e alta definizione. Se le produzioni non spenderanno molto, almeno nell’immediato, sarà anche perché mancheranno i soldi pompati dagli inserzionisti. Le aziende proveranno a farsi pubblicità in modi meno costosi rispetto all’acquisto di spazi in tv, magari dando molto più spazio alle campagne social, al product placement sempre più mirato, o ai grandi eventi da grande pubblico garantito. Questi spazi potrebbero addirittura costare ancora meno se dovesse continuare l’abbassamento della definizione video richiesto già dall’UE alle varie piattaforme streaming. Da Youtube a Netflix, e persino la neonata Disney+, hanno tutte garantito che elimineranno o bloccheranno l’alta definizione e il 4k dai loro video per non sovraccaricare le reti in un periodo in cui, stando tutti a casa, le connessioni sono aumentate a dismisura (Zuckerberg ha parlato di una mole di dati pari a 5 capodanni al giorno!). Insomma, un triste circolo vizioso che porterà inizialmente un po’ tutti a investire e sperimentare poco e niente, per cercare di recuperare i danni in fretta e ricostruire dalle macerie che questa pseudo-guerra sta causando un po’ ovunque.

La luce in fondo al tunnel potrebbe esserci. Parlando da italiano, senza farsi prendere dal sovranismo, potrebbe essere la volta buona che si riesca a mettere in moto un meccanismo di produzioni di alto livello da poter poi esportare all’estero in tempi di magra, cercando di “approfittare” della carenza di contenuti globale per inserirci in un mercato che, tranne rare eccezioni, ci vede ancora indietro rispetto ad altri paesi europei. In un modo o nell’altro, ce la faremo.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Videomaker con licenza di scrittura. Ha all'attivo un po' di tutto, cortometraggi, webserie, videoclip, format tv, tutto scritto, diretto e montato. Se la canta e se la suona, insomma, ma sempre con la stessa passione.

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