Le attrici di Elena Stancanelli

Le attrici di Elena Stancanelli

Il fatto è che le attrice di cinema, malgrado rischino più facilmente di noi di essere considerate superficiali, sono molto più belle. Hanno i capelli tagliati alla moda perché non sognano di fare Elettra. Indossano gonne molto corte e scarpe col tacco anche ai provini perché non hanno mai fatto seminari in cui si insegna che l’attore è un atleta del cuore ma pur sempre un atleta, e quindi prima di salire sul palcoscenico deve riscaldarsi.

Arrivano lì e dicono che non hanno preparato niente. Ma battono le ciglia, accavallano le gambe e soprattutto piegano di continuo la testa da una parte all’altra. I registi di tendenza amano le attrici di cinema perché sono più duttili, più naturali appunto.

Da sempre credo che i mercatini dell’usato siano il ricettacolo di ciò che non va più di moda, ma è bello. Forse non per tutto. 

Le attrici di Elena Stancanelli non è mai stato sulla bocca di tutti, e se quel giorno di luglio non mi fossi recata al mercatino equo-solidale della mia città, mai avrei letto quest’opera; e sarebbe stato un vero peccato. 

Attratta dal titolo, nulla di particolare se non fosse che ad oggi è ciò che più vorrei fare. 

Attratta dalle copertine lineari ed estetiche della casa editrice Einaudi.

E infine dal prezzo stracciato. L’ho acquistato. 

Ariel è una giovane attrice, ambiziosa e sprovveduta, ha un grande sogno: lavorare con il Maestro. 

L’occasione le si presenta, piovuta dal cielo, prima però deve contendersi la parte con l’attrice di cinema Tina. Bizzarra e bellissima.

Le ragazze sostengono il provino e la sua preparazione su una piccola isola misteriosa, condividendo la casa, impregnata di sudore teatrale, con lo stesso Maestro.  

Per quel lasso di tempo gli orologi sembrano fermarsi oppure seguire regole tutte loro. 

È un romanzo sia di formazione che di talento «talismano che ognuno di noi può opporre alla malinconia e alla paura». 

È un romanzo a tratti allucinogeno: le immagini si rincorrono e le storie si intrecciano, facendo talvolta perdere al lettore il senso dell’orientamento e del tempo. 

Il teatro è lo sfondo, non il protagonista, ma ci si accorge comunque di come questo sia pura magia, motore di un universo di sogni e di ambizioni, burattinaio di personaggi calati in panni non propri e fuori di senno. Il teatro si personifica e avvolge i suoi protagonisti di bene e di male. 

La vita si fa dunque arte così da dare un volto alle nostre anime perse. 

Lo stile frammentario a mo’ di copione, voluto dall’autrice data la natura narrata, crea – come già detto – una sorta di smarrimento, la narrazione seppur disconnessa dovrebbe sempre rendere un senso di unicità e logicità. Nel romanzo Le attrice ciò accade ad intermittenza. 

La capacità di scrittura di Elena Stancanelli supera, a mio giudizio, l’ardita seppur debole trama. Tale pensiero l’ho già riscontrato nel suo romanzo d’esordio Benzina. 

La Stancanelli ha una scrittura più estetica che emozionale, più cool che viscerale. 

Ne Le attrice emerge velatamente la sopraffazione di colui che detiene il potere (il Maestro) nei confronti delle due subordinate (le attrici). 

Non importa se coloro che sono subordinate siano disposte a dire di sì a una violenza per il raggiungimento non di un obiettivo, ma di un sogno – è fondamentale distinguere questi due termini, poiché solo il secondo ti permette di volare stando coi piedi per terra. – 

Da principio non deve essere pronunciata nessuna richiesta, nessun ultimatum. 

Vale solo la libertà del proprio talento che è bellezza pura e renderà unica un’interpretazione.

Francesca Sala

Quasi laureata in lettere. Lettrice per tutti, scrittrice per gli amici. Teatrante e musicista dilettante.

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