“Mi chiamano tutti… Trico”: l’Ora Zero di Bruno Pederzoli [INTERVISTA]

“Mi chiamano tutti… Trico”: l’Ora Zero di Bruno Pederzoli [INTERVISTA]

Dopo la prima puntata dedicata a Paolo Signorelli e la seconda a Roberto Bartolucci, continua il nostro viaggio nel mondo degli Ora Zero che, tra le tante cose, è stata la prima band di Luciano Ligabue.

Protagonista della chiacchierata di oggi è Bruno Pederzoli, chitarrista del gruppo.

Chi è Bruno Pederzoli e come si è avvicinato al mondo della musica? Come è venuto a contatto con Ligabue e i membri di OraZero?

bruno pederzoli intervistaAllora veniamo alle presentazioni. Sono Bruno Pederzoli, come tutti i ragazzi delle mie parti porto con orgoglio un soprannome. Il mio è Trico, insomma… “mi chiamano tutti TRICO”.

La passione per la musica ha sempre albergato in me, la voglia di suonare uno strumento risale all’età dei 15/16 anni, la chitarra un’ottima arma per starci dentro.

Poi arriva la voglia di entrare nel mondo delle allora radio libere per improvvisarmi conduttore di una trasmissione radiofonica. Dopo diverse radio, arrivo a Radio Studio 6, dove conosco diversi amici di viaggio, tra cui Luciano e Claudio. Luciano già scriveva e mi fece capire che aveva una gran voglia di fare un gruppo per capire che effetto avrebbe fatto.

Inizialmente il primo nucleo vide la luce ma con pochi risultati e Luciano abbandona il progetto, successivamente, tramite la sua fidanzata di allora, gli viene presentato un gruppo di San Martino in Rio che già suonava insieme e la cosa prese subito una buona strada.

Dopo qualche mese Luciano mi invitò una sera alle prove e nacque da subito un bel rapporto con i ragazzi. Inizialmente a loro mancava un bassista e allora presi io quel posto (con scarsi risultati) poi Bobby decise di dedicarsi al basso e fu subito amore a prima vista. Da qual momento quella era la band.

8 febbraio 1987: presso la sala Lucio Lombardo Radice avete tenuto il vostro primo concerto insieme a Ligabue. C’è un aneddoto in particolare di quella serata che vuole raccontare ai nostri lettori?

Dopo un autunno e un inverno di prove divento necessario porre al progetto un obbiettivo. Il logico obbiettivo era suonare per la prima volta dal vivo. E fu così…. in una situazione a dir poco bizzarra organizzammo presso la sala Lucio Lombardo Radice – una sala polivalente che non aveva mai ospitato un concerto – un concerto pomeridiano, “un matinée” con inizio alle ore 16,00

Ci sono molte cose che non ricordo di quel pomeriggio, ricordo molto bene il mio look che era improponibile: giacca e farfallino. Probabilmente era un periodo che ascoltavo i Roxy Music.

Il palco improvvisato era piccolo, ma abbastanza grande per farmi stare bene. Da allora sono sempre salito sul palco con la serenità di chi si sente a casa.

Gli anni successivi sono stati ricchi di concerti e manifestazioni, anche se per tornare sul palco furono necessari alcuni mesi, per il concerto presso la parrocchia di Campagnola, suo paese d’origine. Che ricordi ha di quel concerto?

Folgorati dalla prima apparizione, che ci aveva di permesso di capire meglio le nostre possibilità, divenne necessario cercare altre situazioni live. Ci prendemmo un po’ di tempo per organizzare lo spettacolo, decidemmo una nuova scaletta e anche l’inserimento di un supporto video.

Tramite un proiettore di diapositive volevamo mandare immagini inerenti i brani. Venne fuori la possibilità di suonare nel cinema della parrocchia di Campagnola Emilia, paese dove sono nato e abito. Non ricordo come nacque questa data, io non ero un abituale frequentatore del locale oratorio. Comunque la data era fissata e tutto era pronto.

Si decise per la proiezione della diapositive, durante “Dove fermano i treni” passavano foto che avevamo fatto in stazione a Reggio Emilia con il Binario 3.

Allora suonavamo un brano molto bello, “Oceano“, che Luciano non ha mai registrato, mi ricordo che le foto dell’oceano erano difficili da andare a scattare e di conseguenza avevamo trovato delle diapositive prese da inserti di riviste come “Airone” ecc. ecc. 

Fu un buona esibizione, un bel concerto ma con un teatro non pieno. Oggi, gli spettatori di quella sera – questa volta fu alla sera – sono certamente molto contenti di esserci stati.

Nel 1988 avete preso parte al 1º concorso nazionale per gruppi musicali di base Rockottantotto: i primi otto classificati sarebbero stati inclusi in una compilation in vinile registrata dal vivo. Ligabue & Orazero non vincono la manifestazione, ma entrano nella compilation con il brano El Gringo. Come andò quella serata?

Il progetto musicale “Ligabue e Orazero” funziona e comincia a farsi conoscere, tutte le occasioni per suonare dal vivo sono buone e tra piccole feste dell’unità, sagre e concorsi siamo sempre in pista. Partecipiamo ad un concorso che si chiama “Terremoto Rock”, per gruppi di base di Reggio Emilia e provincia vincendolo.

Il premio sarà la realizzazione di un 45 giri che registriamo a Modena e contiene “Anime in plexiglass” e “Bar Mario”. Questa vittoria ci permette di partecipare ad un altro concorso che si terrà a novembre. È un concorso nazionale per gruppi di base, vinceranno gli Almamegretta, è una serata molto importante e si tiene a Reggio Emilia, in una grande discoteca, il Marabu.

Il locale è pieno di gente, c’è una giuria competente e accreditata, ricordo anche la presenza di Gino Paoli. In una serata così impegnativa, era richiesta molta concentrazione e attenzione, io purtroppo già dal pomeriggio avevo intrapreso un match con la birra e non fu una delle mie migliori performance… Ricordo che mi divertii parecchio, ma il giorno dopo le critiche apparse sui giornali mi fecero riflettere.

Il titolo del giornale era “BUONA LA PERFORMANCE DI LIGABUE E ORAZERO MA PER FAVORE FERMATE IL CHITARRISTA”.

Quali sono i cinque album che hanno maggiormente influenzato Bruno Pederzoli dal punto di vista personale e professionale?

Sono sempre stato una grande ascoltatore di musica e di conseguenza grande mangiatore di vinile, nel mio zaino se c’è posto per 5 album ci metterei:

THE WHO – QUADROPHENIA
U2 – THE UNFORGETTABLE FIRE
BRUCE SPRINGSTEEN – DARKNESS ON THE EDGE OF TOWN
NEIL YOUNG – HARVEST
THE DOORS – MORRISON HOTEL

In conclusione, nel 2011 siete saliti sul palco di Campovolo. Che esperienza è stata, per Lei, esibirsi davanti a 120mila persone, durante una delle serate che hanno fatto la storia della musica italiana e non solo?

La storia degli Orazero è la storia di gruppo che ha sempre e solo pensato come un gruppo. Negli anni successivi al successo di Luciano, abbiamo avuto momenti di totale assenza e altri dove la voglia di stare insieme e di suonare è tornata prepotente a bussare alla porta.

Abbiamo scritto e inciso diverse cose e, come si dice, “siamo tornati in pista”.

Con grande soddisfazione il mio amico Luciano ci ha proposto da prima di produrci un pezzo, “Non ce n’è più”, che abbiamo realizzato nel suo studio, e poi ci ha invitati come ospiti per l’apertura del mega evento al Campovolo del 2011.

Esserci e salire su quel palco è stata una esperienza meravigliosa, poter fare parte di questa grande festa e farlo da privilegiato è stato un onore. Nonostante il palco immenso, non è stato possibile vedere tutta la gente, ma è stato possibile sentirla. Un giorno decisamente MAGICO.

Ricordo la tensione e il momento della chiamata: arriva Angelo Caselli, che si occupava di accompagnare le band sul palco, ricordo la salita che si doveva fare per “uscire allo scoperto”, si proprio così… uscire allo scoperto.

Ricordo la voglia da parte del pubblico di dare l’inizio a quella festa e poi è stato tutta adrenalina… in PIENO ROCK & ROLL.

Corrado Parlati

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