GuapaNapoli, alla ricerca del bello di Partenope

GuapaNapoli, alla ricerca del bello di Partenope

GuapaNapoli è un’associazione culturale e di promozione sociale che ha come obiettivo quello di mettersi alla ricerca del “bello di Napoli” e, soprattutto, creare eventi che possano coniugare la passione per lo sport con la cultura.

In attesa dell’evento di punta del 2020 firmato GuapaNapoli, che vedrà come protagonista Federico Buffa con lo spettacolo “Due pugni guantati di nero”, noi di MentiSommerse.it abbiamo scambiato due chiacchiere con Armando Grassitelli, cofondatore dell’associazione.

Come nasce GuapaNapoli e quali sono i principali obiettivi della Vostra associazione?

GuapaNapoli nasce nel 2015, su iniziativa mia, di mia moglie Marta Del Giudice e della nostra amica Roberta Cuomo. Spesso ci siamo trovati a condividere iniziative di cui avevamo conoscenza, finché abbiamo pensato di mettere in rete alla ricerca del “bello di Napoli”. Artisti, scrittori, iniziative che avessero come filo conduttore una narrazione di Napoli non banale. inizialmente ci eravamo prefissi l’obiettivo di mettere in rete le varie professionalità con le quali eravamo in contatto, ma l’idea del network è stata messa da parte. Il senso dell’avventura di GuapaNapoli è offrire il bello di Napoli alle nostre figlie, in fondo è per loro che è nata l’idea.

Fiore all’occhiello del 2020 di GuapaNapoli è “Due pugni guantati di nero”, che vedrà Federico Buffa per il secondo anno come protagonista di un vostro evento. Che serata si prospetta per gli spettatori?

La serata che si prospetta ha un taglio, secondo noi, più sociale rispetto allo spettacolo di Federico che proponemmo l’anno scorso. nulla accade per caso: nell’ultimo anno la nostra mission, quella di coniugare la passione per lo sport con legalità e cultura ha trovato dei fili che si sono annodati, apparentemente a nostra insaputa. dopo lo spettacolo di marzo abbiamo riproposto 3 volte a grande richiesta “Love and Beatles”, lo storytelling di Michelangelo Iossa sulla storia dei Beatles; poi è venuto il grande Flavio Tranquillo, che ha presentato a Napoli (per la prima volta, ed è una cosa di cui andiamo fieri) il suo libro “Time out”; a novembre abbiamo avuto l’onore di ospitare Marino Bartoletti, e a Natale il regalo della presenza di Marco Presta, il ruggito del coniglio, probabilmente la voce radiofonica più nota d’Italia. Insomma, quando Federico ci ha proposto di narrare la storia del pugno chiuso di Carlos e Smith alle Olimpiadi di Città del Messico 1968, probabilmente il più iconico gesto della storia dello sport, non ci abbiamo pensato due volte

Per questo spettacolo avete deciso di riservare una quota di biglietti all’associazione Tam Tam Basket e, inoltre, avete realizzato l’iniziativa del “Biglietto sospeso“. Com’è nata questa idea?

Tornando all’idea di fondo, ovvero la condivisione di sport e cultura, abbiamo pensato di “aprire” il teatro, che per noi è il regno dove si raccontano le storie più belle, a chi il teatro non lo frequenta, sia per motivi economici che per mancanza di abitudine. E allora, poichè abbiamo la presunzione di volere condividere il bello di Napoli (e Federico è una persona che ama davvero Napoli), ci è parso naturale coinvolgere due amici come Anna Riccardi, la presidente della Fondazione Famiglia di Maria; e Massimo Antonelli, che oltre a essere un grandissimo ex campione del nostro amato basket è l’anima del progetto Tam Tam di Castelvolturno. A proposito, hai visto che sorpresa ha fatto Federico?

In qualità di cofondatore di GuapaNapoli, ma soprattutto da appassionato di sport e di basket, hai partecipato al “Memorial Kobe”. Vuoi raccontarci quella giornata e, soprattutto, cosa ha rappresentato per te Kobe Bryant?

Quella giornata, anzi quelle giornate, sono state talmente convulse e frenetiche che adesso riesco a guardare in maniera più nitida quel che è accaduto. alla morte di Kobe una intera comunità si è fermata attonita.

Io, che per motivi generazionali ho vissuto da adolescente l’epoca di Michael Jordan prima che Kobe, mi sono ritrovato a piangere sugli spalti del San Paolo dove ero a vedere Napoli-Juve con mia figlia Giorgia.

24 ore dopo si era pensato di omaggiare Kobe preparando un murale e avevo già contattato il mio amico disegnatore Luca Carnevale, ma in poche ore ci siamo trovati coinvolti in un progetto di massa che è partito da Nick Ansom , il fondatore della Venice Basketball League di Los Angeles, che era a Napoli in vacanza. Nick ha contattato Jorit e Luca Mazzella, il fondatore della pagina Facebook Overtime.

Luca ha chiamato me, Simone dei Benchwarmers (la crew che gioca da sempre sul campetto) e Giancarlo Garraffa dei Charlatans, amico da tempo e vero benefattore di questa città (a loro si devono i 18 canestri donati alla città in vari quartieri). In poche ore come formiche decine di persone si sono radunate intorno al campetto di Montedonzelli, abbandonato da 18 mesi da Dio ma soprattutto dagli uomini delle istituzioni.

Pittare, pulire, ammirare i bambini che con i grembiuli prendevano i sacchi della spazzatura e aiutavano soprattutto il gruppo del comitato di Via dell’erba. È stata una vera operazione di democrazia dal basso, definiamolo pure un atto di esproprio proletario. In 10 giorni abbiamo assistito prima all’inaugurazione, poi grazie a Giancarlo siamo riusciti a portare la nazionale di basket, e abbiamo “costretto” il sindaco ad impegnarsi pubblicamente per trovare quelle poche decine di migliaia di euro che servono a mettere in sicurezza e riqualificare il campo per restituirlo ufficialmente alla città. Ecco, per me Kobe è l’unico atleta che anche da morto ci ha aiutato a costruire qualcosa di vivo.

Progetti futuri di GuapaNapoli?

Dopo Federico, abbiamo tanti progetti, e un paio coinvolgono sportivi di livello mondiale. ma da soli non possiamo farcela. dal 2015 a fare andare avanti GuapaNapoli siamo in 3, e per tappare i buchi ci rimettiamo. I soldi non sono tutto, ma occorre anche che Napoli voglia dare qualcosa in più in termini di risposta. A volte, può sembrare snob come idea, ma ho la sensazione che più alziamo l’asticella della proposta culturale meno veniamo seguiti. Essere di nicchia va bene, finché la nicchia non diventa loculo

Corrado Parlati

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