Libraccio ti vende un libro, ti regala un’emozione: intervista a Edoardo Scioscia, socio fondatore

Libraccio ti vende un libro, ti regala un’emozione: intervista a Edoardo Scioscia, socio fondatore

Sarà facile immaginare che chi per lavoro commercia libri debba avere una qualche inclinazione per le storie e per i numeri: ve ne abbiamo già parlato qui. Del resto se ci pensiamo è impossibile parlare di libri se non facendo riferimento a insiemi e molteplicità, ma soprattutto, avete idea dei calcoli matematici che occorrono per costruire una libreria che sia organica e coerente, contenente tutti i dati necessari a soddisfare gli innumerevoli quesiti costantemente sollevati dalle menti voraci dei lettori?

“Ti vendo un libro, ti regalo un’emozione”, il Libraccio è la perfetta dimostrazione di questo teorema.

Chiacchierare con Edoardo Scioscia, socio fondatore del Libraccio, è stata l’occasione per ascoltare la storia di quattro brillanti amici che, con competenza ed entusiasmo, hanno dato vita a quella che oggi è una delle più importanti librerie indipendenti in Italia.
Anni e anni fa, seduti al tavolo di un bar quattro amici si chiedevano: “che nome si può dare a una libreria come questa, a un posto dove ci trovi ‘sti libracci?!”
Ma lasciamo che Edoardo ci racconti tutta quanta la storia.

Cominciando dal principio, com’è nato il Libraccio non tanto a livello storico, ma come idea?

Tutto nacque alla fine degli anni Settanta nel periodo della contestazione studentesca, gli anni in cui ho fatto il liceo. Già dagli anni precedenti, tuttavia, attivavamo vendite di libri scolastici fuori dalla scuola. Grazie ai soldi che racimolavamo da questo servizio di compravendita alimentavamo i costi della politica: volantini, pennarelli ecc.
A diciannove anni, appena diplomato, venni a sapere attraverso un amico che lavorava in un magazzino d’ingrosso di libri, che si sarebbe allestito un mercatino in Piazza Vetra dove si sarebbero venduti oltre che libri usati anche libri nuovi, forniti da una delle cooperative legate alla sinistra extraparlamentare. Sono stato così ingaggiato e mi sono recato per la prima volta in Piazza Vetra dove c’erano già altri ragazzi, quei ragazzi che poi sono diventati soci e, soprattutto, amici. Allestivano stand con cellofan e cassette di legno, rigorosamente quelle delle pere argentine, abbastanza resistenti da reggere il peso dei libri.
L’idea di quello che da lì a poco diventò il Libraccio nasceva dunque come costola del movimento studentesco: i soldi dell’iniziativa erano destinati a sostenere le iniziative di quest’ultimo.
Iniziai a studiare giurisprudenza e nel 1979, dopo un inverno che trascorsi lavorando nel magazzino della casa editrice Mazzotta (oggi conosciuta in particolare per libri d’arte e fotografia), i miei amici mi comunicarono che avevano deciso di aprire una prima libreria in quella che era una vecchia panetteria sul Naviglio nella quale si sarebbero venduti libri scolastici principalmente usati. 
Io continuai ad allestire il mercatino e una volta finito questo, nel mese di ottobre, iniziai ad aiutare i ragazzi nella libreria e la nostra amicizia si consolidò sempre più. 
Nel ’79 il primo problema che il Libraccio si trovò ad affrontare fu il seguente: che fare d’inverno? Dal momento che ormai esisteva una sede fissa nacque l’idea non solo di offrire servizi per la scuola tutto l’anno, ma di allargare la nostra offerta anche alla narrativa e alla saggistica. 

Possiamo dire che la vostra sia stata una vera e propria avventura imprenditoriale promossa da giovani?

Esattamente. Avevamo una ventina d’anni e non avevamo grandi soldi alle spalle, raccoglievamo anzi prestiti che dovevamo poi restituire ad amici o ai parenti stessi. Passarono un paio d’anni durante i quali feci il servizio militare, dopodiché decidemmo di allargarci nel territorio di Monza. Iniziai a cercare e trovai una libreria che si chiamava “Libreria di cultura popolare”, legata al filone delle librerie nate sull’onda della contestazione studentesca le quali però già negli anni ’80 iniziarono ad entrare in difficoltà perché erano troppo segmentate sul tema politico e dunque si trovavano in difficoltà di vendite. La rilevammo nell’82 e aprimmo il secondo negozio del Libraccio. A quel punto si poteva dire compiuto il sodalizio fra noi membri del gruppo, eravamo ufficialmente quattro soci.

Riallacciandomi alla precedente domanda, come vedi oggi i progetti imprenditoriali giovanili? All’epoca c’era un margine di rischio meno ampio rispetto a quello odierno?

Sì, decisamente. All’epoca si rischiava meno! Immagina che io aprii la mia libreria investendo cinque milioni di lire che corrispondevano al controvalore della motocicletta che mi ero comprato (Guzzi 1000 SP che tutt’ora conservo). Chiesi a mio padre di prestarmi i soldi che gli avrei restituito il prima possibile, nel caso in cui non fosse andata bene avrei venduto la motocicletta! L’investimento per la prima libreria fu di 20 milioni di lire corrispondenti a 10.000 euro di adesso.
Il business principale del Libraccio fu fin da subito quello della scolastica, seguivano poi durante la cosiddetta bassa stagione gli altri settori.
Oggi tutto questo non è possibile. Faccio parte del comitato didattico della Scuola per Librai Umberto Elisabetta Mauri dal 2001, ormai quasi vent’anni, dove insegniamo il conto economico e la gestione dell’impresa. Questo perché oggi il rischio è che molti giovani si avvicinano per la passione e per la voglia a contribuire alla diffusione della lettura, delle storie, delle emozioni che certamente sono parte integrante di un libro, noi vendiamo emozioni, ma non hanno poi contezza dell’aspetto economico. Oggi una libreria che venda meno di duecentomila euro di libri farà molta fatica a remunerare allo stipendio di un quinto livello il proprio titolare. Diciamo quindi che ci sono delle regole fisse da considerare e che oggi è un po’ più difficile di prima.

Sempre a proposito di gioventù, quanto e come oggi i giovani sono coinvolti nel Libraccio?

Quest’anno supereremo i 50 negozi contando le future aperture in provincia di Monza Brianza, a Milano e molto probabilmente in Piemonte. Nel gruppo lavorano a tempo indeterminato 500 persone oltre ad almeno 200/250 universitari lavoratori a chiamata che coinvolgiamo nel periodo della stagionalità. Abbiamo una forza lavoro piuttosto giovane. Oggi i titolari hanno sessant’anni e fanno questo lavoro da quarant’anni; molta gente che è cresciuta con noi attualmente ha circa cinquant’anni, ma noi abbiamo sempre innestato giovani che cerchiamo di formare in maniera più compiuta attraverso i percorsi sia della Scuola Librai italiani, legata all’associazione di categoria dei librai, sia della Scuola Mauri che offre corsi monografici di perfezionamento. Cerchiamo di dare spazio alle nuove generazioni insomma, ovviamente nei limiti e nei numeri che le attività consentono. Spesso un classico percorso per i giovani è quello di chi si è avvicinato a noi attraverso l’università e ha lavorato per due o tre stagioni, si è ben presentato, viene stimato dall’azienda e di conseguenza riceve una proposta che ben presto si trasforma in un’assunzione vera e propria.

Per quanto riguarda la clientela invece? Immagino che essendo il settore la della scolastica molto importante all’interno dell’azienda i clienti siano in larga parte giovani e giovanissimi.

La scolastica rappresenta attualmente il 43% del giro d’affari del Libraccio, un tempo addirittura il 70-75%.
Negli anni abbiamo cercato, acquisendo librerie in zone molto centrali (a Roma siamo in via Nazionale con un negozio di 1200 metri, a Firenze siamo praticamente in piazza del Duomo con un negozio di 800 metri, a Ferrara siamo nel centro storico con un negozio di 600 metri), di incrementare la vendita di prodotti che non siano legati alla scolastica. Questo per evitare, pur restando il settore della scuola preponderante, di esser troppo sbilanciati. Alla scolastica si riferisce un pubblico di giovani e di famiglie. Ecco un’altra differenza col passato: quando io avevo vent’anni i libri li compravano gli studenti, adesso fino alla terza media sono le mamme o papà a scendere in campo! I giovani iniziano ad entrare in libreria per comprare libri da soli non prima dei 16 anni. Ai miei tempi l’acquisto dei libri consisteva invece in un momento di grande socialità, un’occasione per fare amicizia e conoscere gente della propria età. C’è da dire che il pubblico del Libraccio è un pubblico molto affezionato: il giovane che ci incontra a 17 anni rimane legato a noi per sempre: sia che intraprenda il percorso universitario sia che desideri semplicemente soddisfare i propri interessi culturali. I giovani sanno che qui al Libraccio possono trovare libri a metà prezzo. Dal punto di vista dell’assortimento sono molto ricchi i reparti di libri non scolastici perchè puntiamo molto non tanto sulla novità editoriale, certo le riserviamo un adeguato spazio, ma piuttosto sulla proposta culturale che deriva dalla relazione fra i libri di catalogo di una volta e i libri attuali. Questa è un po’ la nostra formula vincente.

Ti interrompo perché proprio qui volevo arrivare. Lo slogan per i vostri quarant’anni è stato “Usati ma non vecchi”, slogan che valorizza quello che è il vostro punto di forza, cioè l’offerta dell’usato. Ti faccio due domande: come il Libraccio gestisce la proposta dei libri usati e l’aspetto della pubblicità e della comunicazione?

Diciamo che “Usati ma non vecchi” è un po’ la nostra filosofia, poi scherzando diciamo che riguarda anche noi soci che ci sentiamo esattamente così: usati ma non vecchi! Questo è per noi un motto importante in quanto ribadisce che la grande spinta del Libraccio è proprio il ricircolo, ricircolo da intendere non solo come ricircolo di materiali ma anche di idee. Un buon librario farà attenzione a tutto ciò che di nuovo esce sul mercato, alle novità editoriali che si agganciano alla politica, all’attualità e alla vita civile del paese ma sarà altrettanto attento a proporre un aggancio con quella che è la storia del paese. Ritrovare un bel libro di narrativa di Vittorini e riproporlo a un prezzo basso significa riallacciarsi a quello che è stato lo sviluppo della cultura nel corso del tempo. Questa nostra politica ci permette di offrire ai lettori una proposta ampissima.

E questo immagino vi avvantaggi molto rispetto alla concorrenza…

Ci avvantaggia moltissimo! Tende a creare un’appetibilità per il brand, una riconoscibilità per i giovani. Possiamo dire che il Libraccio sia popolare proprio per questo. Ti faccio un esempio concreto; nel 2018 vi sono stati i quarant’anni della morte di Aldo Moro e c’è stato un forte richiamo alla vicenda, riproporre tutti i libri usati di quel periodo vuol dire per il Libraccio leggere e commemorare la storia del paese insieme ai lettori.
Per quanto riguarda la comunicazione noi ovviamente stiamo incrementando la comunicazione social (dirette Instagram, Facebook ecc.) e tutte quelle attività per dire al pubblico che ci siamo ma stiamo anche cercando di far diventare le librerie occasioni di aggregazione culturale sul territorio attraverso momenti di firma libri, presentazioni…Per esempio oggi che siamo in tempo di Coronavirus abbiamo dovuto sospendere sino al primo marzo, come del resto ha fatto anche la concorrenza Feltrinelli, tutte le presentazioni e laboratori per bambini. L’anno scorso per la festa dei Quarant’anni del Libraccio abbiamo fatto un sacco di cose! Uno stand molto grande al salone di Torino, che rifaremo quest’anno (14-18 maggio), che riproduceva una vera e propria libreria Libraccio ottenendo risultati incredibili in termini di pubblico; abbiamo poi lanciato lo slogan, attivato iniziative di promozione, abbiamo fatto una bellissima festa per i nostri dipendenti e per il settore editoriale all’Ortica di Milano, ma soprattutto, una sera, abbiamo fatto un flash mob raccogliendo circa 8.000 libri usati e disponendoli per 600 metri sui bordi del naviglio che poi abbiamo regalato. Erano tutti libri bellissimi per altro. I libri non sono mai da buttare, all’interno di tante biblioteche di privati da cui li ritiriamo si nascondono libri di grande valore che però, essendo ormai datati, fanno fatiche a trovare una via di vendita e proprio per dare a questi antichi tesori una seconda possibilità abbiamo fatto quest’interessante iniziativa.

Quindi, riassumendo, i prossimi appuntamenti saranno?

Allora per noi i prossimi appuntamenti saranno i seguenti:

  • a maggio contiamo di aprire un negozio nel territorio di Busnago, paese della provincia di Monza Brianza in cui faremo un negozio di 500 metri con spazi per la lettura e per l’incontro
  • a Milano apriremo un nuovo negozio nella zona di Parco Sempione, sarà il nostro ottavo negozio in città
  • a metà maggio ripeteremo il salone del libro a Torino

Un’agenda piena insomma, verremo noi di MentiSommerse a fare da reporter! Parlando di location e di nuove aperture volevo chiederti perché il Libraccio non c’è al Sud? sono molto curiosa perché so che sei napoletano…

Diciamo che io sono napoletano con le nonne svizzere, quindi oltre che a Napoli avrei dovuto aprirne uno a Lugano…A parte gli scherzi, il nostro punto vendita più a Sud è Roma e i motivi sono due: intanto al centro-sud vi è molta più concorrenza sul tema dell’usato per cui abbiamo privilegiato città e bacini d’utenza dove ci fosse meno concorrenza; il secondo motivo è che le nostre aziende non sono in franchising, ne siamo proprietari e quindi esercitiamo su quest’ultime un controllo diretto. Ad oggi possediamo un’attività a Padova, una a Vicenza, una a Brescia, una a Bergamo, una a Milano e così via. Questa linea contigua permette una grande solidarietà fra le aziende. Ammetto però che nei miei sogni affiora quello di aprire una Libreria a Napoli…

Ah quindi è nei progetti?

Nei sogni di certo, nei progetti non lo so.

Parlando di sogni e progetti ti faccio un’ultima domanda: che consigli dai a tutti quei giovani che desiderano trasformare quella che è solo un’idea, un progetto in un lavoro da amare, proprio come è successo a voi? Quali sono le qualità e quali gli strumenti disciplinari che un ragazzo deve avere per tradurre i sogni in realtà?

Diciamo che se un giovane universitario si vuole avviare alla carriera di librario, sia questo come carriera imprenditoriale sia come dipendente, il mio consiglio è quello di frequentare innanzi tutto il corso della scuola Librai Italiani (c’è un corso che si tiene tutti gli anni da marzo a luglio che prevede lavoro in aula con il professore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e stage presso librerie e saloni). Questo è fondamentale per avere un primo approccio e capire come funziona il mercato.
Nel caso in cui si desiderasse avere un’attività imprenditoriale individuale o con altre persone il mio suggerimento è quello di dare molto spazio al ragionamento sul conto economico, cosa che questi corsi permettono di fare: quanti soldi sono necessari? Quanti libri deve avere una libreria? Quante vendite devo fare in un giorno per sopravvivere? Oggi una libreria che voglia fare 300.00 euro, che potrebbe essere un buon punto di partenza, deve vendere almeno 60/70 libri al giorno.
Fra l’altro è appena stata approvata dal senato una legge che entrerà in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione in gazzetta ufficiale, quindi 40 giorni da oggi, la quale limita gli sconti sui libri. Questa limitazione è volta a supportare le piccole attività imprenditoriali, individuali e indipendenti (quando nel nostro settore si parla di “indipendente” si intende non di proprietà di un editore, il Libraccio è una catena indipendente perché i suoi soci sono imprenditori privati e non legati a una catena editoriale) che non dovranno fronteggiare la concorrenza dello sconto fisso proposto dagli operatori online o dalle grandi catene. Inoltre la legge prevede un sostegno da parte dello Stato alle piccole librerie. Possiamo dunque dire che esistano una serie di misure incentivali per coloro i quali vogliano intraprendere questo mestiere, però io dico sempre: è importante sognare ma è allo stesso tempo importante ragionare bene sui numeri prima di investire. Noi siamo molto spaventati quando leggiamo sui curriculum “amo leggere, amo i libri”, questo mestiere è composto per il 50% dall’amore per la lettura al fine di saper consigliare ai clienti e sapersi orientare e nel flusso della proposta culturale, ma per il restante 50% è fondamentale avere abilità pratiche. Il risultato perfetto si ottiene dalla capacità di abbinare le proprie capacità culturali ad un lato maggiormente pragmatico. 
Per quanto riguarda la mia personale esperienza di cofondatore del Libraccio posso dire che la nostra fortuna deriva dall’esser partiti dalla logica prettamente commerciale che sta dietro al mondo della scuola per poi approdare alla capacità di emozionare il cliente. A questo proposito ti dico un’ultima cosa: come si vince la battaglia coi colossi dell’online? Si vince facendo sì che l’ambiente della tua libreria sia accattivante: i libri devono essere quelli giusti, l’atmosfera deve essere accogliente e il rapporto interpersonale, sale della civiltà, dev’essere preponderante.

Un grazie speciale all’universo ospitale del Libraccio per aver permesso a MentiSommerse di sbirciare dietro alle sue quinte, aprendoci cordialmente le porte e lasciandoci assaggiare, oltre al profumo di libri e di caffè, l’atmosfera di impegno, fiducia e collaborazione che vige fra dipendenti, colleghi, collaboratori e amici. Grazie per gli utili consigli che noi giovani, affamati di successo e di ambizione, possiamo ricavare dal racconto di quest’avventura. Ci tengo a sottolineare che questa intervista è stata concepita con un determinato intento: fornire un esempio e proficue informazioni a tutti coloro che desiderano concretizzare in un vero e proprio mestiere quella che al momento non è altro che un’effimera intuizione.

Rachele Oggionni

Rachele Oggionni

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