L’informazione ai tempi del Coronavirus

L’informazione ai tempi del Coronavirus

Non saremo noi a dare indicazioni o consigli sul Coronavirus, al massimo riporteremo quelli di chi ne sa realmente qualcosa, e così dovremmo fare tutti.

Tra di noi c’è chi studia medicina, chi comunicazione e giornalismo, quindi sentiamo il bisogno di fare una riflessione: l’isteria e il panico in cui siamo immersi sono in gran parte colpa del modo in cui è stata gestita mediaticamente la questione.

Non c’è proprio un limite nella caccia al like, alla copia in più venduta? Certe testate e certi giornalisti (anche alcuni tra quelli che ritenevamo “di qualità”) in questi giorni stanno facendo titoli allarmisti, informando male, cercano solo di fare colpo e si sfidano a chi urla più forte.

Lasciate che vi spieghiamo. 👇

Mettiamoci nei panni di un lettore medio: in 48 ore, forse anche meno, vede il numero di contagiati in Italia passare da poche decine a oltre cento.

Il panico, se non si conosce il perché delle cose, è anche giustificato, perché in pochi hanno sottolineato che l’aumento improvviso è anche dovuto al fatto che, in Italia, si sta procedendo con un aumento delle ricerche dei contagiati per limitare la diffusione del virus.

Il dato è facilmente giustificato: aumentano le ricerche e, di conseguenza, aumentano anche i soggetti che risultano positivi.

Quando si parla di salute e di sicurezza su così larga scala, tutto ciò non può essere accettato.

L’Ordine dei Giornalisti non può permettere che si crei un panico che, ad oggi, è ingiustificato. C’è un’etica da rispettare, che non può essere costantemente calpestata. Non adesso.

Di chi sta sfruttando questa situazione per trarre consensi, invece, non vogliamo nemmeno parlare, a prescindere dalla posizione e dal colore politico: deve essere l’elettore a stabilire ciò che ritiene opportuno.

E un’ultima cosa. Quando tutto questo finirà (speriamo presto), dovremmo TUTTI riflettere sul nostro modo di usare i social. Ma parecchio proprio.

Senza social, l’avremmo vissuta molto più serenamente questa storia…

Corrado Parlati

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