Per combattere il Coronavirus ci vuole responsabilità e informazione: ve lo racconto dalla Lombardia

Per combattere il Coronavirus ci vuole responsabilità e informazione: ve lo racconto dalla Lombardia

CORONAVIRUS: ETICA DELLA COMUNICAZIONE ED ETICA CIVICA

E’ il primo giorno di ufficiale sospensione della vita quotidiana per come la conosciamo ordinariamente, qui in Lombardia. Per fortuna ve lo racconto da un comune che non rientra nella zona rossa, ma che comunque è tenuto a rispondere alle limitazioni imposte dalle ordinanze regionali. Oggi gli studenti della Lombardia non hanno preso il treno, il pullman o la macchina per andare a scuola e in università, teatri, cinema e luoghi di riunione pubblica sono chiusi, pub e bar ieri sera hanno serrato le porte alle 18.

La sensazione è che ci voglia molta calma e molta responsabilità per capire quello che sta succedendo e agire nella maniera più opportuna, ma sopratutto ci vuole molta informazione corretta.

Il rischio degli scorsi giorni è stato quello legato al sovraccarico di notizie: per ore non c’è stata trasmissione televisiva che non parlasse del Coronavirus.

Quante volte però ci si stanca e si spegne la tv, si lasciano gli articoli a metà e ci si fa confondere dalla democrazia d’opinione vigente sui social. Con questo articolo non ho l’ardire di istruirvi e nemmeno di raccontarvi cosa succede qui in Lombardia in queste ore, quanto piuttosto quello di aiutare quanti di voi cercano una direttiva nel mare di informazioni in cui siamo immersi.

Con questo articolo cercherò di tenere fede all’obiettivo della nostra rubrica di attualità, che non per ironia, ma per vocazione si chiama “L’osservatorio sommerso”. Il tentativo sarà quello di riportare informazioni quanto più possibile chiare e complete, con tanto di fonti e consigli di reperimento di notizie, nella convinzione che con maggiore consapevolezza ognuno di noi potrà portare, nel proprio piccolo, a migliori risultati nel combattere questa situazione, grave sì, ma non drammatica.

Un invito è però doveroso: rispettate le regole delle ordinanze della prefettura e della regione del luogo in cui vivete, tenetevi informati da fonti accertate e non lasciatevi prendere dai titoloni e dagli slogan. La conoscenza, come sempre, è il nostro potere più grande.

Essere bene informati è il presupposto perché si affrontino le cose nel modo giusto: cittadini consapevoli, non allarmati. Bisogna affidarsi agli esperti e a chi ne sa più di noi, per recuperare quel senso del rispetto delle competenze un po’ bistrattato ultimamente in Italia. (Luciano Fontana, direttore de Il Corriere della Sera)

CORONAVIRUS: LA PAROLA AGLI ESPERTI

Dieci comportamenti da seguire per combattere il nuovo coronavirus: Ministero della Salute italiano“L’Italia, come il resto dei Paesi del mondo, devono non solo seguire le linee guida internazionali, ma attuare comportamenti individuali in grado di rendere la vita più difficile al virus. Penso quindi che durante il picco dell’epidemia le scuole potrebbero lasciare a casa i propri allievi e sostituire l’insegnamento diretto con piattaforme tipo Skype o FaceTime. Le aziende potrebbero attuare il tele-lavoro e anche piccole azioni quotidiane come smettere di fare la spesa possono avere una grande incidenza nel blocco della diffusione del virus: si potrebbe ad esempio potenziare la consegna a domicilio. È ovvio e assolutamente fondamentale, seguire regole base come lavarsi le mani e, nel caso non si stia bene, evitare di frequentare luoghi affollati. La regola deve essere la seguente: proteggere gli altri per proteggere se stessi e lavorare con intelligenza (tutti insieme) per arginare il contagio. Persino il medico che deve visitare un paziente potrebbe farlo da remoto, attraverso un computer. Esistono, e in questo momento più che mai vanno adottati, strumenti validi per contrastare i virus frapponendo una barriera tra noi e loro. E soprattutto non c’è tempo per fake news o teorie del complotto: questa è un’emergenza sanitaria che non ci riguarda come singoli, ma come comunità e sistema Paese. E noi abbiamo il dovere di essere parte della soluzione e non del problema.”

(Da un editoriale della virologa Ilaria Capua, pubblicato su La Stampa in data 23/02. Clicca qui per leggere l’articolo in versione integrale)

Qual è il momento in cui un malato è più contagioso?
«Nella Sars la massima diffusione del virus si verificava svariati giorni dopo l’inizio dei sintomi respiratori. Speriamo che sia così anche per questo virus, ci sono elementi che ce lo possono far supporre».

Che armi abbiamo contro Covid-19?
«Per curare i malati abbiamo possibilità solo di tipo sperimentale in uso “compassionevole”, cioè non all’interno di uno studio controllato, bensì in utilizzo diretto per vedere se la cura funziona. In questo modo, però avremo poche informazioni sull’efficacia o meno della terapia perché se il decorso dovesse essere infausto non potremo dire in assoluto che il farmaco non funziona, se invece fosse buono non potremmo essere sicuri che sia per merito del farmaco. Allo stato attuale si ragiona sul ricorso all’associazione Lopinavir/Ritonavir a lungo utilizzato contro l’Hiv, però non abbiamo prove con studi in vivo che funzioni davvero anche su questo coronavirus. Un’altra opzione presa in considerazione è il Remdesivir. La prima soluzione è un inibitore delle proteasi, agisce cioè verso un enzima che assembla le proteine virali, una sorta di “sarto”. Il secondo farmaco agisce invece inserisce una “tesserina” sbagliata nella catena dell’Rna del virus in modo che non possa più replicarsi».

(Da un’intervista di Luigi Ripamonti a Massimo Galli, infettivologo, su Il Corriere della Sera del 24/02, che potete leggere integralmente cliccando qui)

“Dobbiamo spiegare un concetto: cosa succede quando una persona viene infettata da un virus? Appunto, contrae il virus, si ammala e lo trasmette alle altre persone. Un dato importante dal punto di vista epidemiologico è il numero di persone che un singolo paziente riesce a infettare. Se questo numero è meno di uno, allora l’epidemia piano piano si spegne. Quando invece questo numero, chiamato R0, è superiore a 1, allora il virus si diffonde. Per esempio, se questo numero fosse 2: una persona infetta due persone, che ne infettano quattro, che ne infettano otto e così via. Con una progressione geometrica. Per questo virus, delle stime indipendenti dell’Imperial College, danno un numero di 2,6. Quello che dobbiamo spiegare è che questo numero non è assoluto, può essere modificato dai comportamenti: ad esempio una persona che non va in metropolitana infetta meno persone di una che ci va. Una persona che sta chiusa in casa non ne infetterà nessuno. In Cina stanno cercando di far scendere questo numero sotto a 1 e per farlo devono fermare il 70/75% delle trasmissioni che ora avvengono, ecco perché hanno preso un provvedimento senza precedenti nella storia dell’uomo: la quarantena di 50 milioni di persone.”

(Dall’intervento di Roberto Burioni, virologo, a Che tempo che fa, nel corso della puntata del 23/02. Per ascoltare l’intervento completo cliccate qui)

COVID-19: DA DOVE INFORMARSI?

Ovviamente il consiglio che vi diamo è di non limitarvi a quanto sopra riportato: leggete sempre l’intero articolo, non unicamente la citazione e assicuratevi che non vi siano state applicate modifiche. E’ importante ora più che mai avere un quadro generale della situazione. Tuttavia, ci teniamo a sottolineare che, come detto sopra, è importante anche avere dei nomi autorevoli cui poter fare riferimento, per non rischiare di cadere nel pressapochismo. Di seguito vi riportiamo una serie di fonti attendibili, da cui noi stessi prendiamo spunto per fornirvi un servizio quanto più serio e chiaro possibile. Speriamo di potervi aiutare sia con la raccolta delle informazioni da parte nostra, come redazione, che con questo piccolo elenco.

CORONAVIRUS: NUMERI E CONTATTI UTILI

  • I cittadini che risiedono nei Comuni lombardi indicati nell’ordinanza del 21 febbraio e hanno sintomi influenzali non devono recarsi in pronto soccorso ma chiamare il numero verde unico regionale 800.89.45.45; in alternativa chiamare il 112;
  • Le persone che temono di essere entrate in contatto con soggetti infetti, ma che non hanno alcun sintomo o che presentano sintomi lievi come febbre e/o tosse senza difficoltà respiratoria, non devono chiamare il 118 e non devono recarsi in ospedale; devono rivolgersi al numero verde 800.46.23.40.; in alternativa chiamare il 112;
  • Per informazioni generali concernenti il Covid-19 (Coronavirus) chiamare il 1500.

 

Martina Toppi

Martina Toppi

Farnetico senza scusanti alla velocità della luce, ma fondamentalmente mi piace anche ascoltare le storie degli altri, per questo le cerco dietro ogni angolo. Dare voce alle storie potrebbe diventare un lavoro (perlomeno la direzione sembra essere quella), per il tempo libero invece cerco di mantenere alta la nomea di divoratrice di libri, spasmodica spettatrice di serie tv, occasionale scrittrice in erba di racconti e poesie. Nel frattempo studio Lettere antiche, tanto per dire che l'insalata non mi sembrava abbastanza mista."I have promises to keep and miles to go before I sleep" R. Frost

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