La sala prove a Lemizzone e i concerti fuori e dentro il borgo: l’Ora Zero di Paolo Signorelli [INTERVISTA]

La sala prove a Lemizzone e i concerti fuori e dentro il borgo: l’Ora Zero di Paolo Signorelli [INTERVISTA]

Un attimo prima del big bang: è questo che vi racconteremo con tre interviste nelle prossime settimane.

Il racconto di una storia di provincia della fine degli anni ’80, di un ragazzo che aveva deciso – finalmente – di far ascoltare in pubblico le sue canzoni. Sì, quelle che poi, nei trent’anni successivi, sono diventate le canzoni che hanno accompagnato le vite di centinaia di migliaia di persone.

Paolo Signorelli, chitarrista di “Orazero“, che si è raccontato in una lunga intervista ai microfoni di MentiSommerse.it.

Chi è Paolo Signorelli e come si è avvicinato al mondo della musica? Come nascono gli OraZero e la collaborazione con Ligabue? 

 

Sono nato il 1 febbraio 1962 a San Martino in Rio, piccolo paese della provincia di Reggio Emilia, in accesa e perenne rivalità con la vicina e ben più grande Correggio (quel Borgo di cui sentiremo parlare…).

Figlio di operai e con un fratello più grande di me di 12 anni, grazie ai suoi vinili ho cominciato ad ascoltare sin da piccolo tanta musica. Poi, all’età di 14 anni, in convalescenza in seguito ad un malanno, i miei genitori mi regalarono una chitarra con la quale fu amore a priva vista, un colpo di fulmine.Ho trascorso veramente tante e tante ore a suonare e cantare nella mia camera un po’ di tutto, arrangiandomi anche ascoltando le prime radio locali, i dischi presi in prestito dai miei amici, le audiocassette C45, C60 e C90 (chi se le ricorda?).

Con alcuni di essi poi (Alberto Imovilli e Roberto Bartolucci) abbiamo iniziato ad unire le forze per provare a mettere insieme un gruppo, sognando di calcare i palcoscenici più famosi come fanno tutti i ragazzi di quell’età.

Grazie alla disponibilità di un nostro comune amico avevamo letteralmente “riadattato” una stanza di un fabbricato agricolo in una frazione vicina (Lemizzone) per ricavarne una sala prove.

Fu in quel momento che, grazie a comuni conoscenze, entrammo in contatto con un ragazzo di Correggio che stava cercando una Band per proporre canzoni “originali” (un’eresia per quel tempo).

Ci trovammo a Lemizzone, noi tre con la nostra formazione “improbabile” (due chitarre ed una batteria) e questo ragazzo di Correggio (Luciano) insieme ad un amico/manager che scoprimmo poi essere Claudio Maioli: ci “annusammo” ben bene, ci scambiammo le rispettive idee ed esperienze e…. il resto è storia.

Si unì a noi anche Bruno Pederzoli come secondo chitarrista mentre Roberto, opto per dedicarsi al Basso e così nacque la Band.

Il nome (Orazero) arrivò dal titolo di una delle tante canzoni già composte da Luciano che ci piacque particolarmente

 

8 febbraio 1987: presso la sala Lucio Lombardo Radice avete tenuto il vostro primo concerto insieme a Ligabue. C’è un aneddoto in particolare di quella serata che vuole raccontare ai nostri lettori?

 

Di quella giornata ricordo poco, tanta era la tensione perché anche per noi della Band era di fatto un debutto e non avevamo idea di come potesse reagire la gente davanti a delle canzoni totalmente sconosciute.


Mi pare che nel complesso le cose andarono bene! Ricordo soprattutto Luciano quasi stupito di essere riuscito finalmente a portare sul palco e di fronte ad un pubblico le proprie canzoni.

 

Gli anni successivi sono stati ricchi di concerti e manifestazioni, anche se per tornare sul palco furono necessari alcuni mesi, per il concerto presso la parrocchia di Campagnola. C’è un concerto che ricorda con particolare affetto di quel periodo? Come allestivate i vostri show?

 

Il concerto di Campagnola lo ricordo bene, era di fatto il secondo, e ci lavorammo un sacco, soprattutto perché volevamo che fosse anche “multimediale” (sigh…visti i mezzi attuali, facevamo tenerezza).

Quindi tematiche, diapositive, connessioni, insomma non un semplice set di canzoni, ma un messaggio attraverso di esse, un filo conduttore, un “cortocircuito” che non lasciasse indifferenti e, nel nostro piccolo, secondo me ci eravamo riusciti, tanto che dopo cominciarono ad arrivare diverse occasioni per suonare in provincia. E poi successivamente, Terremoto Rock, una concorso “itinerante” che dava occasione alle Band come noi di farsi ascoltare.

Ricordo anche un concerto in Piazza Martiri del 7 Luglio a Reggio Emilia, in occasione della festività del Primo Maggio, tanta roba per noi.

 

L’ultimo concerto di quel triennio musicale si tenne fuori al Bar Tubino, al centro di Correggio. Come andò quella serata?

 

Personalmente ricordo che era un periodo di “frustrazione” perché eravamo convinti di poter “fare qualcosa in più”, di farci ascoltare da platee diverse, ma niente succedeva, i tanti sforzi fatti e le numerose promesse ricevute non avevamo portato frutti visibili.

 

Eravamo “rinchiusi” nella nostra provincia e più in la non riuscivamo ad andare.

 

Quali sono i cinque album che hanno maggiormente influenzato Paolo Signorelli dal punto di vista personale e professionale?

 

Difficilissimo restringere a soli 5 dischi tutta la musica nelle mie orecchie in questi anni.

 

Ci provo in ordine assolutamente “sparso”, segnalando quei dischi che in qualche modo hanno inciso nella mia vita e nei miei gusti, il che non vuol dire che siano necessariamente i più belli che abbia ascoltato.

 

Non posso non citare in primo luogo l’ OST di Jesus Christ Superstar, che ho letteralmente consumato da adolescente (il film è del 1973 e io avevo 11 anni). Il disco lo aveva mio fratello e l’ho imparato praticamente a memoria.

Per la musica cosiddetta “rock” cito un solo album (anche se in questo momento ne ho in mente tanti altri): “Dark side of the moon”, e credo non debba aggiungere molto…

Mi piace ricordare anche un artista italiano (un maestro) che per chi come me passava i pomeriggi sulla chitarra classica e acustica era uno spunto ed uno stimolo: Angelo Branduardi ed il suo “Alla fiera dell’est”.

Poi l’incontro con la musica più “complessa” e con un grande chitarrista: Pat Metheny del quale richiamo l’album Still Life (talking) suonato insieme al Pat Metheny Group (a proposito ciao Lyle R.I.P).

 

Altro incontro che mi ha aperto scenari musicali che per certi versi non avrei mai pensato di percorrere è stato quello con la musica di Andreas Vollenweider (un arpista svizzero del mondo della World Music) ed il suo album “Caverna magica” che mi ha portato tanta serenità e tranquillità in un periodo di forte stress.

 

Corrado Parlati

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