Elodie: “Tutte le esperienze ti insegnano qualcosa e ti rendono ciò che sei” [INTERVISTA]

Elodie: “Tutte le esperienze ti insegnano qualcosa e ti rendono ciò che sei” [INTERVISTA]

Era chiaro fin dal primo ascolto: la vera hit di Sanremo 2020 era nelle sue mani, a prescindere da quello che sarebbe stato poi il risultato finale. I numeri, poi, le hanno dato ragione: “Andromeda” ha superato 3.8 milioni di streaming e il video ufficiale del brano è stato visto più 3.7 milioni di volte.

Un’artista capace di misurarsi con suoni, testi e produttori completamente diversi, che con il suo ultimo album ha fatto emergere il suo lato più urban: stiamo parlando di Elodie, che si è raccontata ai nostri microfoni in un’intervista.

“Andromeda” è stato il regalo che ti hanno fatto due persone che, più che colleghi, sono dei veri e propri amici: Mahmood e Dardust. Come nasce questa canzone? Ti senti un po’ Andromeda? 

Mahmood e Dardust avevano già scritto per me “Nero Bali”, quasi due anni fa. Hanno la capacità di trasformare in parole e musica esattamente quello che sono e che provo. Mesi fa mi hanno detto, senza tanti giri di parole, “ti scriviamo noi la canzone per Sanremo”. Mi sono fidata ciecamente.

Andromeda è un brano estremamente moderno, in grado di stupire, per nulla scontato. Avrei fatto Sanremo solo con un brano in grado di sorprendermi e Andromeda lo ha fatto, lo fa tuttora, ed è coerente con il percorso iniziato ormai un paio di anni fa.

In “This is Elodie” (qui su Spotify) sono presenti tutte le tue anime artistiche. Quanto è cambiato il tuo approccio alla musica e al fare un disco in questi anni?

È un album che mi rappresenta in toto, è un melting pot di sonorità e stili. Uso un linguaggio un po’ più “crudo” rispetto a cose fatte in passato, ho dato la possibilità alla mia anima più urban di emergere. Penso fosse il momento giusto per farlo, prima non sarebbe stato coerente con il mio percorso. Ho studiato tanto, mi sono confrontata con molte persone e ho messo alla prova me stessa e la mia voce.

È stato un lavoro di ricerca lungo e minuzioso, ma mi ha portato ad essere perfettamente sintonizzata con tutti gli aspetti della mia vita. Decisione dopo decisione, scelta dopo scelta, ho capito cosa volessi cantare, in che modo cantarlo e quale “vestito sonoro” indossare. Per la realizzazione di questo disco ho incontrato tutti i produttori e gli autori dei brani, in modo tale da conoscerci meglio a vicenda e costruire i pezzi in modo che mi rappresentassero a pieno.

“Preferisco il confronto alle maschere” e “Basta tacere per volersi bene”. In un mondo in cui le relazioni sono sempre più virtuali e labili, quanto sono importanti il confronto per costruire un ponte con l’altro e lo stare bene con se stessi?

Per me sono fondamentali. La dimostrazione ne è il mio disco, fatto di confronti con generi e artisti diversi, ognuno dei quali mi ha lasciato qualcosa e mi ha fatto crescere come donna e come artista.

Il Quartaccio è il tuo quartiere d’origine. Che rapporto hai con la periferia e cosa rappresenta per te?

Quartaccio rappresenta la mia infanzia e adolescenza, ho un ottimo rapporto con la periferia, perché per me rappresenta i ricordi di quando ero piccola. Resterà sempre una parte fondamentale della mia vita, non sarei dove sono ora se avessi vissuto anche determinate esperienze in quella fase. Le esperienze belle o brutte comunque ti insegnano sempre qualcosa e quel qualcosa ti rende ciò che sei.

Al Festival, i momenti dedicati alla donna sono stati i più toccanti, su tutti quello che ha visto protagonista Rula Jebreal. Che esperienza è stata, per te, partecipare per la seconda volta al Festival di Sanremo, in un’edizione in cui la figura della donna ha avuto un ruolo centrale come forse mai accaduto prima? C’è un momento in particolare di questa edizione che vuoi raccontarci?

Quest’anno la mia partecipazione al Festival è stata più rischiosa rispetto a quella di tre anni fa, perché c’era maggiore consapevolezza. La prima volta ero appena uscita da Amici, non avevo avuto il tempo per realizzare dove fossi, avevo una canzone e l’ho interpretata. Sono passati tre anni e sono salita su quel palco, con una canzone che è stata scritta per me da due amici e artisti che stimo, una canzone complicata, ma perfetta per me. Rispetto alla volta precedente è stato tutto molto più emozionante.

La cosa più bella di questo Festival è stato incontrare persone che già conoscevo, anche dietro le quinte ho avuto modo di chiacchierare con vari amici, tra cui Claudia (Levante). In più ho avuto modo di conoscere personaggi come Rita Pavone. Il poter parlare con altre persone con le quali c’è stima reciproca, mi ha permesso di essere maggiormente me stessa e aiutato a sdrammatizzare anche momenti di maggiore tensione.

ELODIE LIVE 2020

Ricordiamo, inoltre, i primi due appuntamenti che vedranno Elodie protagonista dal vivo: il 16 aprile in Santeria Toscana 31 a Milano e il 18 aprile al Teatro Centrale di Roma.

A Elodie Di Patrizi e Giorgia del team WordsForYou va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it

Intervista a cura di Corrado Parlati
ph. credit: Attilio Cusani

Corrado Parlati

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