Le migliori e le peggiori serie TV del 2019. Si, c’è il Trono di Spade

Le migliori e le peggiori serie TV del 2019. Si, c’è il Trono di Spade

Il titolo più onesto sarebbe “Le migliori e le peggiori serie dell’anno, tra quelle che ho visto io”. Ricordatevelo quando sparerete a zero nei commenti perché la vostra serie preferita non sta in classifica. Detto ciò, ecco di seguito Top e Flop, cinque posizioni a testa, perché di più sono troppe, poi non le leggete, e l’algoritmo si incazza.

 

Si comincia con i FLOP.

5 – THE BOYS. Se teniamo conto che stiamo parlando di Flop, la quinta posizione è la migliore di questa classifica. Amazon Prime produce una serie sui supereroi che si comportano male, forse un po’ troppo, mettendo in scena una storia ricca di complotti ma povera di colpi di scena realmente sensazionali. Effetti speciali da alto budget, un cast che non brilla mai davvero, e una sceneggiatura bucherellata ma tutto sommato convincente. Non è una serie per spegnere il cervello, ma per tenerlo in stand-by.

4 – UMBRELLA ACCADEMY. Stavolta è Netflix a metterci i soldi. Tanti. Troppi. Un susseguirsi di cliché e una trama scontata come il Rosenborg campione di Danimarca. Si salvano gli effetti speciali, la fotografia, e 2 attori su 10. Ci saranno altre due stagioni, me ne farò una ragione.

3 – BLACK MIRROR. L’ultima stagione di Black Mirror rischia di essere una pietra tombale su una delle cose più belle che la TV avesse mai sfornato negli ultimi 20 anni. Si salva un episodio su tre (Smithereens), interamente centrato stilisticamente. Magari non è abbastanza per gridare alla morte della serie, che però si allontana sempre di più dai fulgidi standard dei bei tempi.

2 – I SIMPSON. Il trentesimo compleanno è difficile per tutti, si sa. Ma con l’ultima stagione si infierisce proprio male su un corpo mutilato che già da una decina d’anni sta passando dei momenti a dir poco difficili. Se la serie va avanti lo deve solo ad una fanbase raramente solida, che però sta cominciando a perdonare sempre meno nefandezze. Non si ride praticamente più, forse sarebbe meglio finirla qui, anziché continuare con questo accanimento terapeutico.

1 – GAME OF THRONES. Ammettiamolo, ci aspettavamo di più. Ora, se parliamo di How i met your mother, un finale al di sotto delle aspettative te lo puoi pure aspettare, lo metti in conto. Se invece parliamo di una serie che da anni tiene col fiato sospeso milioni di affezionati, marchiata HBO, che ha stravolto i paradigmi del concetto stesso di serie TV, macinando record e premi, riscuotendo successo proprio per come è stata scritta la sceneggiatura anche in relazione ai libri da cui è tratta, allora no. No, non puoi buttare all’aria tutto solo perché hai meno puntate a disposizione, sperando che la gente non ricordi nulla delle stagioni precedenti. La fine del racconto è stata scontata e approssimativa, imperdonabile come siano state trascurate o depotenziate molte trame e sottotrame che invece meritavano una conclusione più degna o sicuramente meno sputtanata.

 

BONUS TRACK – FRIENDS. Prima di passare ai Top, vi ricordiamo che c’è una serie tv che nel 2019 ha compiuto ben 25 anni, ma che nonostante ciò può essere guardata e riguardata più volte senza mai avvertire alcun senso di vecchiaia o nostalgia. Certo, certi maglioni oggi sono veramente orrendi da vedere, ma ci si passa sopra in un attimo.

 

E adesso la TOP 5!

5 – GAME OF THRONES. Non è un refuso, tranquilli. Nemmeno schizofrenia. Il punto è che se si va oltre le scempiaggini a cui mi riferisco sopra, ci si ritrova davanti ad un capolavoro tecnico al quale la TV sta veramente stretta. E quindi merita la doppia classifica. Uno dei lati negativi di una produzione tanto imponente e impeccabile, ad esempio, è il rischio di arrivare con più difficoltà ad un pubblico da tablet con un prodotto da IMAX. Dimostrazione lampante è la terza puntata dell’ultima stagione, la famosa guerra tra il Re della Notte e il resto del mondo. Un manuale di fotografia e messa in scena, relegato a vari meme sul buio e lamentele da chi non distingueva i personaggi. GoT resta comunque nella storia, grazie di tutto.

4 – CATCH 22. Una splendida ricostruzione di uno spicchio di Seconda guerra mondiale. Prodotto (e in parte interpretato e diretto) da George Clooney, la serie riesce a toccare corde drammatiche e comiche con la stessa intensità, senza svilire né l’uno né l’altro aspetto di un avvenimento di per sé orribile come la guerra.

3 – GOMORRA. Arrivare alla quarta serie senza snaturare il prodotto e riuscendo a tenere alto l’interesse di un pubblico orfano dei suoi personaggi preferiti è un’impresa ardua. Quest’anno, Sky è riuscita in pieno in questa impresa, sfornando una quarta stagione che terrebbe testa alla prima per intensità narrativa e colpi di scena, dal primo all’ultimo episodio. Non era facile, e adesso bisognerà vedere se l’asticella rimarrà alta o se i buoni propositi rimarranno tali.

2 – MINDHUNTER. Se nella prima stagione ci siamo preparati a studiare i criminali, nella seconda si passa dalla teoria alla pratica. Quasi tutta la stagione è dedicata alla risoluzione del caso legato agli omicidi di Atlanta del 1979, in cui rimasero uccise 29 persone, quasi tutti bambini e adolescenti. Un caso straziante che sconvolse l’America, magistralmente riportato in vita con la determinata eleganza e l’impeccabile tecnica che contraddistingue la serie prodotta da David Fincher.

E siamo arrivati alla fine. Probabilmente scrollando vi sarete già spoilerati la prima posizione, ma è giusto ricordare altri titoli che per un motivo o per l’altro restano fuori classifica, e dei quali magari parleremo in futuro. Su tutti Euphoria, Watchmen, Flaebag, La Casa di Carta (di cui abbiamo parlato qui), eccetera, eccetera. Ne parleremo meglio in futuro.

1 – CHERNOBYL. Miglior prodotto dell’anno per distacco. Il lavoro di ricerca è notevole, e si tocca con mano scena dopo scena. La tragedia di Chernobyl mi ha sempre affascinato come evento storico, e non vi dico come ha reagito il mio corpo quando lessi per la prima volta di una produzione HBO-SKY che la avrebbe portata in TV. Al di là delle questioni di cuore, il prodotto finale è andato oltre ogni più rosea aspettativa. Funziona tutto, tutto. Basta cercare i video dell’epoca per capire di cosa stiamo parlando. Non si tratta di una semplice trasposizione storica, ma di qualcosa che viene narrato per lasciare un segno nello spettatore, per imprimere la tragedia, per fare male. I suoni, la colonna sonora, la scenografia, il makeup, il cast, tutti gli elementi convergono all’unisono verso questa finalità. Allo spettatore viene lasciato il compito di incassare inerme i pugni allo stomaco che arrivano da più parti, assestati da una storia cruda come è giusto che sia, senza fronzoli, già drammatica e potente di suo, legata a ricordi storici e visivi che abbracciano almeno tre generazioni. Non si poteva fare di meglio.

E per oggi è tutto. Buon Capodanno, sperando che il 2020 ci possa regalare tante altre soddisfazioni seriali.

Riccardo Greco

Videomaker con licenza di scrittura. Ha all'attivo un po' di tutto, cortometraggi, webserie, videoclip, format tv, tutto scritto, diretto e montato. Se la canta e se la suona, insomma, ma sempre con la stessa passione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *