Un anno di parole: i 5 libri del mio 2019

Un anno di parole: i 5 libri del mio 2019

Ora che lo sto chiudendo, mi sembra sia stato proprio un libro, quest’anno che sta snocciolando le ultime pagine, i ringraziamenti forse, o un sommario. Ne ho sentito tutte le pagine passarmi sopra come lenzuola, i punti scavati a forza dalle mie decisioni e le scivolate necessarie per andare a capo. La bellezza del capitolo nuovo, e il panico della macchia di caffè – quanti caffè, quest’anno – che chissà se andrà via. Come un sogno dentro un sogno (Borges insegna, di queste inception), mi è capitato, dentro questo libro, di leggere tanti altri libri. 32, per essere esatti, e 7858 pagine. Alcuni mi hanno particolarmente colpito: ve ne faccio regalo, che nel caso siamo ancora in tempo per i regali di Natale!

#1 – Il giro del giorno in 80 mondi, Julio Cortàzar

È un volo, pindarico a tratti, quello che si innalza dalle pagine di questa raccolta di saggi di uno scrittore tra i più interessanti della contemporaneità. È come conversare con un amico su un ottovolante impazzito, un amico con cui c’è tanto da dire, così tanto che sembrano davvero ottanta, questi mondi da sorvolare in un unico giorno, con tanta leggerezza anche quando sembra tutto perduto (tanto che si può dire, ad un certo punto: “Che ridere, piangevano tutti!”). Dai cronopios a Duchamp, da Jack lo Squartatore all’amato jazz, chi ci salverà da tutta la serietà del mondo?, sembra chiederci questo libro potente, frammentario, unico.

#2 – Hanno tutti ragione, Paolo Sorrentino

Paolo Sorrentino è un Bukowski che sa scrivere. E il suo Tony Pagoda è quell’uomo cinico e cattivo, ma di una cattiveria tagliente e intelligente, che è stato l’argilla con la quale Sorrentino ha scolpito tutti i suoi personaggi migliori, tutti quei romantici arrabbiati in attesa che la vita li ripaghi finalmente per una tristezza che nessuno ha mai inflitto loro se non loro stessi: “Chi l’ha inventata la vita? Un sadico. Fatto di coca tagliata malissimo”. Eppure, è capace anche di grandi slanci di sensibilità, questo Tony Pagoda che vive di musica, di donne e di droghe in una Napoli dei ricordi che si riflette negli occhi dell’unico amore di tutta una vita. Ovviamente, perduto.

#3 – Diario notturno, Jan Fabre

Diceva Hemingway che per scrivere non ci vuole niente: basta mettersi davanti alla macchina da scrivere e sanguinare. Questo diario di Fabre, artista belga che nella vita ha fatto di tutto e tutto in nome della sua arte, è capace di raccogliere tutto il sangue, e le lacrime e il sudore e gli umori di uno spaccato della sua vita in cui l’importante era provarci: provare a fare teatro, provare a vivere da artista (anche se significa ad un certo punto diventare uno stereotipo: l’artista squattrinato che si fa mantenere dalla vecchia vedova). Il Diario Notturno è una finestra, aperta sulla più luminosa delle oscurità: un’anima umana.

#4 – Opera struggente di un formidabile genio, Dave Eggers

Vivere è fare resistenza. In questo lungo romanzo semi-autobiografico, Dave Eggers parte da una (anzi, due) tragedie familiari, lungo un viaggio metaforico e non per trasformare il suo dolore e la sua rabbia in un’ode all’entusiasmo di essere, nonostante tutto, ancora vivi, ancora in corsa. Assieme al fratello minore, ci passano davanti agli occhi situazioni surreali e drammatiche ma anche episodi di una comicità teneressima che fa venir voglia di piangere e abbracciarsi. Come può un ragazzo appena diciottenne prendersi cura di un fratellino poco più che bimbo? Dave sembra sempre provarci nel modo più strampalato ed assurdo che un adulto possa concepire… Eppure, incredibilmente, funziona.

#5 – Chiamate telefoniche, Roberto Bolaño

Il mio primo approccio ad un autore dalla scrittura immensa, i 14 racconti che compongono queste Chiamate telefoniche sembrano estratti di sogni, un po’ Borges un po’ Cortàzar, del tutto originali. Non si concludono quasi mai, questi personaggi che lottano per essere riconosciuti, da un amore, dalla società, dal mondo intero. Una processione di equilibristi si tiene in equilibrio precario sul filo delle pagine di Bolaño, tra prigionieri politici, amanti disperati, assassini e gendarmi feroci o scrittori tra i più marginali, tutti ugualmente presi dal tentativo di far sapere che esistono, che soffrono, che amano e lottano. Personaggi stanchi, in mezzo a pagine che, invece, non stancherebbero mai.

Marzia Figliolia

Marzia Figliolia

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