Raccontami una storia, Jeanette

Raccontami una storia, Jeanette

RACCONTAMI UNA STORIA, PEW.

Che storia, piccola?
una a lieto fine.
Non ne troverai una in tutto il mondo.
Nessun lieto fine, dunque?
Nessun fine.

Una storia è una storia e in quanto tale è infinita. Se mi accingo a narrartene una non aprire le orecchie, apri il tuo cuore piuttosto, imprigionala e fanne tesoro. Poi raccontala a tua volta e accertati che il procedimento venga ripetuto. Accertati che la tua storia, la nostra, faccia il giro del mondo e ritorno cosicché quando sarai un vecchio dalla barba bianca e i capelli canuti, qualcuno si avvicini al tuo orecchio e ti sussurri quelle antiche parole che porti incise nel cuore.
“L’arte millenaria del racconto” noi di MentiSommerse la conosciamo bene, è quello che tentiamo di fare ogni giorno: ci improvvisiamo cantastorie in questa scettica modernità mangia-tempo sperando che voi ci ascoltiate aiutandoci a salvaguardare l’eredità della parola.
Oggi tocca a me raccontarvene una di storia e ci tengo moltissimo perché è una di quelle nascoste, poco conosciute ma portatrici di una verità profonda che riluce come una perla racchiusa nell’ostrica.

MILLE STORIE PER SALVARE UNA VITA

Prima edizione, 2004

Silver è orfana e ha appena dieci anni. Cerca chi le insegni la vita, il calore, la strada; qualcuno e qualcosa che la salvi. Ed ecco che arrivano Pew, un faro e delle storie.
Pew, il ceco e misterioso guardiano del faro dell’immaginaria cittadina di Salts, si offre di assumerla come apprendista e di crescerla a pan di sardine e di favole. Anzi non favole, Storie. Perché le storie di Pew, per quanto surreali e fuori dal tempo, hanno un inconfondibile sapore di vero. Silver già conosce in qualche modo l’amore di cui Pew le racconta e riscopre in quella quotidianità di parole un’ancora alla quale aggrapparsi, trova una casa, una sua dimensione, impara un mestiere.
Impara a raccontare.
Ecco allora che nell’arco del romanzo, in cui ricorre sistematicamente una medesima frase quasi fosse un ritornello o una formula magica – raccontami una storia – il testimone della narrazione passa da Pew a Silver:

RACCONTAMI UNA STORIA, SILVER.

Che storia?
La storia di quel che accadde poi.
Dipende.
Da cosa?
Da come la racconto.

 

IL FARO

Silver crebbe ed imparò con l’aiuto di Pew a badare al faro.
Un faro è un punto fermo nella notte, è la speranza ultima per i marinai in pericolo: deve sempre e comunque brillare.
Pew è il custode della luce, eppure è immerso nell’oscurità. Questo perché talvolta non è la vista a determinare la nostra larga veduta, a volte, al contrario, per capire occorre chiudere gli occhi e disporsi in ascolto ed ecco che dal silenzio e dal buio della nostra sensibilità apparirà quella consapevolezza profonda di cui, forse, eravamo in cerca da tempo.

L’immagine del faro è presente fin dal titolo e necessita di qualche puntualizzazione. E’ sicuramente un omaggio a Virginia Woolf di cui la Winterson si dichiara diretta erede; è metafora della volontà della scrittrice di essere una “luce-guida” per tutte le donne che praticano l’arte nell’oceano tempestoso della letteratura nonché, torreggiando solitario nell’oscurità, un simbolo della dell’isolata condizione femminile. Ma il faro è anche quel “gancio” che permette alla Winterson di riallacciarsi al piano storico chiamando in causa nel suo romanzo niente meno che Robert Luis Stevenson il cui padre, ingegnere, aveva costruito il faro di Salts.

COSA ACCADDE POI?

Accadde che il faro venne demolito, Pew, uomo senza tempo ne luogo, si incamminò verso il mare e Silver si ritrovò sola, un’altra volta. Ma ormai era cresciuta, si era fatta le ossa, aveva accumulato una ricchezza e una conoscenza che nessuno avrebbe mai potuto strapparle perchè assicurata all’interno del suo cuore.

Tutto quello che è al di fuori di te ti può essere sottratto, in ogni momento. Solo ciò che è dentro di
te è al sicuro

Jeanette Winterson

E così Silver partì e viaggiò molto portando con sé solo un bagaglio di storie. Ovunque andasse ne barattava qualcuna, ne imparava di nuove. Che fosse a Capri, in Italia o che girovagasse per le isole greche i suoi occhi famelici catturavano quanto più mondo possibile. Si innamorava del mare, dei porti, delle notti profumate di quiete e di sale.
Aveva imparato a convivere con la sua solitudine, ad accettare la sua diversità: “non accetto che la vita abbia un ordito normale, né che ci sia nulla di normale nella vita. Siamo noi a renderla normale ma non lo è” mormorò a sé stessa una notte su una terrazza ad Atene.
Eppure mancava ancora qualcosa, ma cosa? “Ci sono”, si disse, “l’amore”.

LA FORZA TRASCINANTE DELL’AMORE

A cosa servirebbe la bellezza fulgente del fuoco se non ci fosse volto sul quale si possa riflettere, l’aroma inebriante del vino se mancasse qualcuno con il quale brindare, un luogo segreto nel quale fuggire se non si appartenesse a nessuno?
A Silver questo mancava: una persona solo sua, da amare come aveva amato i mattini e le storie di Pew. Eppure Silver conosceva l’amore e la sua forza trascinante e inspiegabile, l’aveva imparata dalla storia di Babel Dark, l’oscuro reverendo di Salts.
Oltre al viaggio di Silver alla ricerca della propria identità, Winterson infatti ci narra anche il tragico amore di un misterioso personaggio che ha vissuto due vite, una pubblica avvolta nell’oscurità e una privata immersa nella luce. Se siamo lettori navigati questa non potrà che sembrarci un’incarnazione di Dottor Jekyll and mister Hyde.

RACCONTAMI UNA STORIA, PEW.

Che storia, piccola?
La storia del segreto di Babel Dark.
C’entra una donna.
Dici sempre così.
C’è sempre lo zampino di una donna: una principessa, una strega, una matrigna, una sirena, una fatina buona o una tanto malvagia quanto bella, oppure tanto bella quanto malvagia.
Ne manca qualcuna in questa lista?
Poi c’è la donna che ami.
Chi è?
Questa è un’altra storia.

RACCONTIAMOCI UNA STORIA

Le storie sono necessarie alla nostra sopravvivenza tanto quanto lo sono cibo e indumenti, Winterson non solo è convinta di ciò, ne è una vera e propria testimone. Proprio come per Silver la sua passione per la letteratura le ha reso possibile salvarsi, le ha dato un mestiere e un’identità da difendere. Io credo che la grandezza di quest’autrice sia in parte dovuta all’aver riconosciuto il mandato popolare della letteratura: la narrazione, l’arte per eccellenza, dev’esser fruibile da chiunque desideri ascoltare. Semplicità e fluidità sembrano essere i principi all’insegna dei quali costruisce i suoi romanzi. Attenzione, dar vita ad un racconto che sia semplice e fluido e allo stesso tempo capace di toccare i cuori è un’operazione tutt’altro che banale. Winterson possiede un dono, una capacità scrittoria spontanea ed efficace il cui effetto è quello di irretire il lettore e di trascinarlo nei meandri di mondi fantastici eppure, terribilmente umani.
Se siete amanti, innamorati, malinconici o anche solo appassionati lettori vi invito allora ad accompagnare la piccola Silver nel suo viaggio attraverso storie d’amore e privazione, di passione e desiderio che le insegneranno a vivere fino al momento in cui riuscirà a dire: io ti amo, “le tre parole più difficili al mondo”.
E se siete, infine, esseri umani innamorati della vita non rinunciate mai a raccontarla, a tentare di catturarla e immortalarla, e come, mi chiederete? Raccontando storie, le vostre, quelle di altri, quelle che avete letto da bambini sotto le coperte, quelle che avete ascoltato con il fiato sospeso, quelle che avete immaginato e anche quelle che non avete ancora scritto.
Raccontiamoci storie l’un l’altra per tenerci vivi, per sopravvivere insieme, come in passato, come adesso e per sempre.

RACCONTAMI UNA STORIA, PEW.

Che storia, piccola?
Una che ricomincia sempre da capo.
Quella è la storia della vita.
Vuoi dire che è anche la storia della mia vita?
Solo se tu la racconti.

Rachele Oggionni

Rachele Oggionni

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