Gio Evan: “Bisogna diventare sovrumani, opere d’arte” [INTERVISTA]

Gio Evan: “Bisogna diventare sovrumani, opere d’arte” [INTERVISTA]

Scrittore e poeta, filosofo, umorista, performer, cantautore e artista di strada: è difficile trovare una definizione singola che possa descrivere al meglio Giovanni Giancaspro, in arte Gio Evan.

Noi di MentiSommerse, in occasione dell’uscita di “Natura Molta”, abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con lui

GIO EVAN: L’INTERVISTA

Chi è Gio Evan e come si è avvicinato al mondo della scrittura e della musica?

Sono in difficoltà a far capire chi sono, qualsiasi definizione tradirebbe la verità della mia vita. Sto lavorando sul tutto, il mio essere è ogni cosa. Nella scrittura ci si avvicina tutti insieme, ai tempi delle prime elementari, alcuni però, non smettono più di farlo.

“Natura molta” (disponibile qui su Spotify) è composto da dieci brani e dieci poesie, ma soprattutto riguarda il rapporto tra il singolo, il “noi” e il “futuro”. Vuoi presentare ai nostri lettori il tuo ultimo lavoro?

Natura Molta, risparmio la spiegazione del titolo perché finirei per occupare un paio di pagine, è una presa di posizione. Troviamo dentro il coraggio di scegliere la vita e non di essere scelti, il coraggio di innamorarsi delle proprie paura, di amare i propri limiti senza dimenticare l’importanza di spingersi oltre nuove forme di intelligenze emotive.

Klimt” è il terzo singolo estratto da “Natura Molta”. Come nasce questa canzone?

Volevo invitare i miei amici alla consapevolezza che non possiamo bastarci solo come uomini. Bisogna diventare sovrumani, opere d’arte

“Se citi Jack, io verso Kerouac”. Quest’anno ricorrono i 50 anni dalla scomparsa dello scrittore ‘On the road’ e, soprattutto, il “viaggio” l’hai vissuto sulla tua pelle, tra il 2007 e il 2015, intraprendendo un viaggio con la bicicletta che ti ha portato in India, Sudamerica, Europa. C’è stata una tappa che ti ha segnato di più e che vuoi raccontarci?

Non ricordo una sola sosta non fondamentale per il mio percorso evolutivo. Una che tengo più a cuore senza dubbio sono stati i 31 giorni di digiuno accanto alla foresta degli elefanti, in India. Lì è avvenuto il cambio pelle.

Quali sono i cinque album e i cinque libri che ti hanno formato di più, dal punto di vista personale e professionale?

Sono davvero inadatto agli elenchi come alle classifiche, posso dirti che Lucio Battisti e De André sono i miei papà, e il Piccolo Principe e Flatlandia sono le mie mamme.

“Mi piace perché è reale solo quando è desiderata”: in un mondo dove il confine tra la relazione e l’isolamento è sempre più labile e le relazioni sempre più tendenti al virtuale, quanto è importante stare bene innanzitutto con sé stessi?

Importante? Qui si parla di vita, amici miei, se non si lavora su se stessi, scordatevi di vivere davvero. Non stare bene con se stessi è un chiaro segnale di trascuranza interiore. E sapete che succede quando a fine corsa abbiamo omesso le regole del gioco della vita? Si ricomincia dal via.

La poesia è una forma di letteratura che va costruita con grande tecnica e tanto tempo: serve il massimo della resa nel minimo delle parole, a volte. Questo si sposa bene con una dimensione, come quella di Instagram, dove le parole sono risparmiate, ma si scontra anche col mondo social dove tutto è immediato. Come hai gestito questa relazione per te vitale tra comunicazione digitale e parola letteraria?

La poesia è più forte di qualsiasi invenzione umana, perché è creatività celeste, è un’entità più forte noi, non segue le leggi dell’uomo, segue quelle del cielo. E chi è connesso in questa frequenza non si fa di certo persuadere dalla velocità dei tempo moderni. Chi vive in poesia, ha oltrepassato il concetto del tempo, per questo sfoglia con calma ogni pagina del suo libro.

Intervista a cura di Corrado Parlati

A Caterina e allo staff di Letizia D’Amato srl va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it

Corrado Parlati

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