Ecco a voi, signore e signori, la pallina da tennis. Un oggetto così multiforme da star bene ai livelli più alti di uno dei più nobili tra gli sport e tra le zanne del miglior amico dell’uomo, una presenza con così poche pretese che abbiamo finito col dare la sua apparenza per scontata, fino a quando non finiamo per inciamparvi in un angolo di casa.

Eppure, quest’oggettino all’apparenza così insignificante ha dato vita ad uno dei più accesi dibattiti che l’internet abbia mai visto, appena pochi mesi fa. Un dibattito che si concentrava su un’unica, fatale domanda: ma di che colore è, davvero, la pallina da tennis? È giallo brillante o verde acido? La querelle ha avuto origine da una fonte molto particolare: David Attenborough, leggendario documentarista inglese noto in tutto il mondo per la sua serie naturalistica Planet Earth, ha infatti giocato un ruolo di primo piano nel modo in cui vediamo la pallina da tennis così com’è oggi.

Innanzitutto, comunque, bisogna entrare nel loop spazio-temporale che ha generato il tennis moderno: in Inghilterra, negli anni ’70 del XIX secolo si diffonde la mania del lawn tennis, una versione all’aperto del gioco con le racchette chiamato real tennis, a sua volta un adattamento del francese jeu de paume, o “gioco della palma”, in voga già nel XVIII secolo. Per quanto riguarda il materiale con cui era fatta la pallina, fu solo dopo svariati tentativi (tra cui una pallina fatta di capelli umani), che si arrivò a ciò che conosciamo oggi: un cuore di gomma racchiuso in melton, un tessuto simile al feltro, di colore bianco o nero.

Lawn Tennis, 1886. Courtesy of the New York Public Library Digital Collections.

Così, per quasi un centinaio d’anni, le palline da tennis sono state bianche o nere. Fu solo a partire dal 1972 che assunsero la tonalità neon che conosciamo così bene. Successe che a quel tempo Attenborough lavorava negli studi della BBC, e nei tardi anni ’60 aveva spinto perché la rete britannica trasmettesse Wimbledon, probabilmente il più importante torneo di tennis al mondo, a colori per la prima volta.

Accendere i colori sul campo portò certamente lo spettacolo alla vita, ma rese anche difficile per lo spettatore individuare la pallina – specialmente quando questa atterrava vicina alle linee bianche. Fu così che la International Tennis Federation (ITF) decise di commissionare uno studio il cui risultato fu che la pallina da tennis di colore giallo era quella che veniva individuata più facilmente attraverso lo schermo della televisione. Nel 1972 uscì un nuovo regolamento ufficiale a cura dell’ITF che sanciva l’obbligo per le palline regolamentari di avere una superficie monocroma bianca o gialla; nonostante ciò, Wimbledon ignorò la prescrizione fino al 1982, quando finalmente cominciarono a spuntare le nuove palline gialle, per la gioia di tutti gli spettatori casalinghi.

Nel 1991, il Chicago Tribune pubblicò un articolo in cui si prediceva un prossimo ritorno alle più classiche palline bianche, ma quello che si dimostrò essere solo un rigurgito nostalgico sfumò in un vezzo da collezionisti, da cui persino qualche atleta si dissociò: Grant Golden, ex campione americano della terra battuta, disse che il ritorno della pallina bianca “può anche andare alla malora: quella gialla è semplicemente perfetta!”

Cover art by George Gibbs for the July, 1902 issue of Ladies' Home Journal. Image via Wikimedia Commons.

L’inconfondibile sfumatura della palla da tennis è ufficialmente chiamata “optic yellow” dalla ITF. Ma se cercate su google “yellow optic color”, finirete su un’enciclopedia del colore chiamata ColorHexa, dove il codice corrispondente a quella gradazione (#ccff00) è chiamato “giallo fluorescente, o verde elettrico”.

È bastata questa vaga indecisione enciclopedica per scatenare le mani dietro le tastiere del grande internet: l’origine della controversia risale ad un post twitter (ora cancellato), in cui qualcuno chiedeva agli utenti di risolvergli “un’annosa questione”, votando il colore che secondo loro più corrispondeva a quello della pallina da tennis: è più gialla o più verde? Da qui all’Atlantic che scomodava le teorie della percezione umana e quelle del colore il passo è breve… Come dimenticare, d’altronde, il più grande dibattito del XXI secolo: DI CHE COLORE VEDI IL VESTITO, NERO E BLU O BIANCO E ORO??

La discussione ha avuto un tale riscontro planetario che persino la leggenda del tennis che è Roger Federer ha deciso di dire la sua, o meglio di chiedere con una certa svizzera timidezza: “Sono gialle… vero?”.

Untitled (Tennis Ball)

Alla fine di quest’ennesima fiera del punto di vista, la risposta pare sia stata che non è possibile dare una risposta definitiva. Magari siete grandi fan di Federer, e dunque vi troverete d’accordo con lui e concorderete che la pallina è, effettivamente, gialla.

Oppure siete sostenitori di Rafa Nadal e allora, per principio, la pallina non può che essere verde.

In entrambi i casi, la prossima volta che inciamperete in una pallina da tennis lasciata imprudentemente in giro per casa, mentre aspettate di toccare terra dopo una rocambolesca quanto inevitabile scivolata, prendetevi un attimo per pensare a tutto il casino mondiale che un oggettino così piccolo è riuscito a provocare!

Marzia Figliolia