La Storia ritorna, anche all’Esame di Stato. Lo ha annunciato il ministro dell’Istruzione Fioramonti in un’intervista a Repubblica (clicca qui per leggere il testo integrale). La disciplina non avrà una traccia a sé dedicata nella prima prova d’Esame, ma sarà inserita tra le tracce della cosiddetta “tipologia B” che, dalla Maturità 2019, prevede l’analisi e la produzione di un testo argomentativo. Una delle tre proposte che saranno sottoposte ai maturandi nel 2020 sarà, quindi, obbligatoriamente di argomento storico.

Una Storia da riorganizzare?

Sei mesi dopo l’appello per “salvare la Storia” (clicca qui per leggere l’articolo completo), la disciplina che, per eccellenza è magistra vitae, ritorna tra le priorità del Ministero. Le dichiarazioni del ministro Fioramonti, tuttavia, non si limitano all’Esame di Stato.

Nell’intervista viene, infatti, annunciato un rafforzamento dello studio della Storia nelle scuole di ogni ordine e grado. Sull’onda delle proposte formulate dal ministro, mi sono chiesta anch’io come si possa migliorare l’insegnamento della disciplina. Non c’è dubbio che, agli occhi di uno studente, sia una materia, all’apparenza, poco “interessante”, soprattutto se insegnata con modalità poco interattive.

Colleghi nostalgici della cara e vecchia lavagna di ardesia, non avete più scuse: sia che i vostri alunni siano bambini sia che siano prossimi alla maggiore età, le nuove tecnologie forniscono una notevole e variegata quantità di supporti alla didattica della Storia. Documentari, risorse delle varie epoche direttamente dalle più grandi biblioteche mondiali: se le nuove tecnologie fanno inevitabilmente parte della nostra vita quotidiana proprio come di quella dei ragazzi, allora facciamo in modo di “piegarle” alle esigenze dell’insegnamento.

Chi ha paura del Novecento?

Tra le criticità evidenziate dal ministro Fioramonti c’è, inevitabilmente, il programma di Storia dell’ultimo anno delle scuole superiori. L’Ottocento è un secolo densissimo di avvenimenti e, quasi sempre, tra la Restaurazione e il processo di formazione degli Stati nazionali, il quarto anno non è sufficiente per completarne lo studio.

Nel programma dell’ultimo anno si è, quindi, costretti a “tagliare” parte del Novecento riuscendo, a malapena, ad arrivare al secondo dopoguerra. Pochi docenti, efficientissimi, riescono ad arrivare a raccontare il boom economico, rarissimi i casi di chi arriva fino agli anni Novanta.

Non possiamo, però, come ho già sottolineato nei mesi scorsi, formare “cittadini senza memoria”, facendo della Storia più recente uno “spazio bianco”, un terreno, purtroppo, fertile per interferenze politiche e manipolazioni di ogni genere.

Sia benvenuto, quindi, un ripensamento complessivo dell’insegnamento della Storia, dalla primaria alla secondaria, in modo tale che i futuri cittadini possano analizzare anche i periodi più recenti con l’occhio razionale e critico dello storico.

Alice Cavinato