Machiavelli e Galilei, salvateci voi dal nostro tempo, denso di opinioni false e bugiarde, dalla mancanza di una nostra, personale opinione e dall’incapacità di saperla argomentare. Salvate la nostra povera lingua, proprio voi, che l’avete arricchita, mostrandoci che era possibile usarla al di là della narrativa, strappando al latino anche quel ruolo, quello di lingua della divulgazione scientifica.

Una modernità che parla italiano

All’oscurarsi dei pensieri, ai sostenitori di complotti, a chi pensa che per far politica serva solo far leva sulla “pancia” degli elettori, rispondo portando in classe voi, i fondatori della modernità (per leggere un ottimo approfondimento sul tema, affrontato in una prospettiva strettamente filosofica, cliccate qui).

Conclusi i poemi cavallereschi, sono contenta di fare un passo indietro per raccontare di te, caro Machiavelli, che ci hai mostrato l’agire umano nella sua veste più naturale, liberandolo dai vincoli della provvidenza divina. Non hai avuto scrupoli a paragonarci agli animali, volpi e lioni, e, così, hai fondato una nuova concezione dell’uomo, moderna sì, ma che affonda le sue radici niente meno che nella filosofia greca.

Una lingua per la scienza

A differenza di Machiavelli, ben presente nell’immaginario collettivo sul Rinascimento, Galilei causa un po’ di confusione nei ragazzi: perché lo studiamo in letteratura italiana? É uno scienziato! Non se lo aspettano, credendo, al massimo, di affrontarlo in filosofia (qui non proseguo oltre, dato che a non tutti i colleghi di filosofia piace inserirlo in programma). Alle obiezioni rispondo, sempre, chiamando in causa la “questione della lingua” che, per secoli, ha dominato il dibattito culturale italiano (ormai, sembra passata in secondo piano, in favore di qualche proposta di intervento per salvare questo povero nostro idioma).

In principio era il latino: che la vostra materia fosse la dottrina politica oppure i corpi celesti, tutto era scritto nella lingua più internazionale di tutte, che permetteva lo scambio di idee tra intellettuali di diversa nazionalità. Era la lingua degli accademici, fin dalla nascita delle università, tanto che, ad esempio, a Parigi troviamo ancora oggi il “Quartiere Latino” proprio nei pressi dell’università, dato che era la lingua che si sentiva parlare in quella zona.

Per Galilei, però, parlare agli accademici non era sufficiente: bisognava trovare la maniera per fare arrivare a tutti quella rivoluzione scientifica che arrivava dal nord Europa ed era destinata a cambiare per sempre il nostro modo di rapportarci con la natura. Era necessaria una “lingua di tutti”, quell’italiano finora destinato soltanto ai poeti e ai narratori. Ecco che la nostra lingua ha compiuto un altro passo avanti, grazie proprio a Galilei.

Sulle spalle dei giganti

Prendo in prestito una celebre affermazione di Bernardo di Chartres, per evidenziare quanto la letteratura italiana abbia da offrire, non solo nella sua prospettiva storica, ma anche come “palestra di scrittura”.

Autori come Machiavelli e Galilei, pur essendo vissuti in due secoli ben differenti, hanno ancora tantissimo da insegnare: sviluppano le proprie tesi e le argomentano in maniera convincente con contro-argomentazioni, ma anche con esempi concreti e metafore molto efficaci.

Non c’è nulla di meglio che “sfruttare” le loro opere per mostrare ai ragazzi, ad esempio, come si sostiene e si sviluppa la propria opinione. Chi, meglio di loro, può spiegare il testo argomentativo?

Alice Cavinato