Mind the gap. Attenzione alla distanza non tanto fra il binario e la banchina, quanto piuttosto fra la tua retribuzione e quella del collega. Gender Pay Gap? Ne abbiamo tutti sentito parlare e molte di noi lo sperimentano sulla propria pelle. Triste ma vero: nel ventunesimo secolo ci tocca ancora parlare di “discriminazione salariale di genere”. E’ infatti innegabile che a parità di ruolo e di mansione, sia nel settore pubblico che in quello privato, vi sia una divario fra stipendio maschile e femminile. Ma lasciamo che parlino i dati: attualmente in Europa le donne guadagnano in media il 16,3% in meno all’ora rispetto ai loro colleghi uomini e se si analizza il gender pay gap a livello salariale annuo la percentuale cresce fino al 39%.

GENDER PAY GAP E SITUAZIONE ITALIANA

Da noi il gender pay gap medio si attesta intorno al 5,6% guadagnandosi un posto sul podio per essere fra più bassi in Europa (pare incredibile!). Ma non si canti vittoria… quello complessivo infatti arriva al 43,7%, superando di gran lunga la media Europea.
Spieghiamo questi numeri:
l’Italia è l’unico paese in Europa in cui la differenza fra i due indici è tanto marcata. Il motivo è semplice: nel settore pubblico il 56.2% della forza lavoro è femminile e nei contratti di pubblico impiego pare vi sia sostanziale parità fra la retribuzione oraria maschile e femminile (per questo il divario è solo del 4,1%). Ma per quanto riguarda le opportunità di carriera le cose cambiano e non certo di poco. Stando ai dati Istat, esclusa la scuola, dove nel 66% dei casi sono le donne a detenere i ruoli di vertice come dirigenti scolastici, negli altri campi le posizioni direttive di prestigio sono per lo più appannaggio dei soli uomini. Riportiamo alcuni esempi: in Polizia le donne al comando sono solo il 13%, in università il 22% e le dirigenti ministeriali sono appena il 34%.
Nel settore privato c’è da mettersi le mani nei capelli! Risulta che le dipendenti, a parità di mansione, in busta paga percepiscano ben il 29% in meno dei loro colleghi.
Possibile che questa realtà sia inscalfibile?

UN CASO ESEMPLARE: L’ISLANDA

In Europa c’è chi prende il toro dalle corna: l’Islanda, per esempio, l’anno scorso ha varato una legge che prevede sanzioni per le aziende che non pagano, a parità di mansione, donne e uomini in egual misura. Più precisamente ogni tre anni tutte le aziende con almeno 25 dipendenti hanno l’obbligo di certificare al governo la parità di stipendio fra i generi.
Obbiettivo dichiarato: eliminare il gender pay gap entro il 2022.

QUANTO C’ENTRANO GLI STEREOTIPI DI GENERE?

Assimilata questa mole di dati ci chiediamo: le donne sono discriminate dai propri datori di lavoro in quanto oggetto di ammuffiti stereotipi?In parte sì e in parte no. Senza dubbio su di queste grava il peso di un antico retaggio culturale secondo cui la donna era confinata al ruolo domestico. Apriamo gli occhi però, ad oggi la situazione è cambiata e in molti casi sono le donne a procurare alla famiglia le entrate economiche maggiori.
Non si può tuttavia negare che fra uomo e donna esistano sostanziali differenze.
L’errore del femminismo radicale? La donna è pari all’uomo, non uguale. Per quanto ci si sforzi non potremo mai emularci l’un l’altra. Ma perché questo dovrebbe essere un problema? Le diversità sono una ricchezza, non un fattore limitante.
Ecco il nocciolo della questione: bisognerebbe che la femminilità, le caratteristiche che ci contraddistinguono in quanto donne, venissero valorizzate anziché considerate un impedimento nei criteri d’assunzione.
Se una giovane, fresca di studi, desidera fare carriera è doveroso che abbia le stesse opportunità che sono date ad un uomo. Certo dovrà rinunciare al ruolo di mamma presente ad ogni ora del giorno e della notte, ma ahimè tutto non si può avere! Arrivare in vetta, qualsiasi montagna si scali, richiede sacrifici, tenacia e dedizione.
Al contrario una donna vuole assecondare maggiormente il ruolo di madre? Le venga riconosciuto economicamente dallo Stato quello che a tutti gli effetti è un “lavoro”: una mamma educa amorevolmente non solo i propri figli, ma anche futuri membri della società. Presupposto a questo discorso è ovviamente la libera scelta di ciascun individuo in ogni campo.

Donne e lavoro: gender pay gapUN’ULTIMA OSSERVAZIONE SUL GENDER PAY GAP

A proposito di figli e figlioletti, non sarebbe utile rendere più agevole la possibilità che anche un papà possa fruire di un periodo di assenza dal lavoro adeguatamente retribuito? Ma come, in Italia, un paese che pone tanta attenzione alla famiglia, non è previsto il congedo di paternità? Certo che lo è, ma si parla di tre mesi fruibili solo in situazioni tragiche: morte o grave infermità della madre, abbandono da parte della madre o affidamento esclusivo al padre. Questo, in soldoni, significa che per un datore di lavoro è più conveniente assumere un uomo piuttosto che una donna, dato che ci si augura essere scarse le probabilità che la maggior parte dei nascituri italiani sia orfana di madre!
Se dai padri fosse pretesa una maggiore presenza durante la prima infanzia del bambino, la penalizzazione femminile nel mondo del lavoro diminuirebbe e di molto.

Per saperne di più sul gender pay gap non perdetevi questo articolo de Il sole 24 ore: un’analisi approfondita dei dati ricavati da Eurostat, che potete consultare anche cliccando qui.

RISPOLVERIAMO LA NOSTRA COSTITUZIONE

L’articolo 37 prescrive:

“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”

Sagge parole che sarebbe altrettanto saggio applicare.
L’uguaglianza di genere non è unicamente un diritto umano fondamentale, ma è anche la pietra angolare di un’economia prospera e moderna che mira ad una crescita sostenibile e inclusiva nella quale tanto gli uomini quanto le donne possano dare il loro pieno contributo: a casa, sul lavoro e nella vita pubblica. Lasciamo allora, una volta per tutte, che siano meritocrazia, intelligenza e umanità a determinare il nostro valore.

Siete interessati alla questione della parità di genere? Qui su MentiSommerse ne abbiamo parlato in maniera inedita nella nostra rubrica letteraria, Muse d’inchiostro, e l’abbiamo fatto a partire da… Shakespare, correte a leggere!

 

Rachele Oggionni