“Noi siamo tutti esseri imperfetti che vivono in un mondo imperfetto”

Sono sicura che quasi a tutti sia capitato di vivere quel momento in cui l’aereo sul quale si viaggia sfiori il suolo e atterri. Dopo un tragitto, breve o lungo che sia, si arriva finalmente a toccare il terra, le orecchie si chiudono, a volte fanno male, gli occhi si aprono dopo lunghi pisoli e alcuni passeggeri applaudono per esternare la troppa ansia accumulata durante il volo. Ho sempre pensato possa essere considerato un momento magico, carico di aspettative per un viaggio che è appena agli inizi quanto carico di nostalgia per chi ritorna.

Aria d'oriente

Nostalgia è proprio ciò che avverte il protagonista del romanzo di Haruki Murakami, Watanabe Toru, sulle note della canzone dei Beatles Norwegian Wood dalla quale prese il titolo il libro del 1987. Murakami spiega come avesse inizialmente intenzione di intitolare il proprio scritto Giardino sotto la pioggia (Ame no naka no niwa) ma adesso, in questa edizione del 2006, il titolo Norwegian Wood torna in primo piano per suo desiderio. E’ così che si ristabilisce il giusto omaggio alla nostalgia per un passato irrecuperabile che emerge come uno dei temi portanti del romanzo stesso; una nostalgia struggente per un tempo oggettivamente lontano ma che sembra estremamente vivo anche in coloro che non l’hanno vissuto.

MURAKAMI IN ITALIA PER LA PRIMA VOLTA

“Che ricordi le evoca l’idea di tornare in italia dopo tanto tempo? A Roma facevo jogging lungo il Tevere tutte le mattine e spesso venivo rincorso dai cani. E mi divertivo a guidare fino in Toscana per andare a comprare il vino. In Italia ho scritto Norwegian Wood e Dance dance dance, e inoltre una mezza dozzina di racconti brevi”

 

Haruki Murakami è uno degli scrittori giapponesi più celebri al mondo, i suoi libri hanno venduto milioni di copie e da molti è considerato un vero e proprio autore di “culto”. Tra i suoi devoti ammiratori si parlava addirittura di una presunta attribuzione del premio Nobel di quest’anno. Tuttavia, proprio l’11 ottobre, Murakami è venuto in Italia per la prima volta in veste ufficiale a ritirare il premio Lattes Grinzani per la sezione “La Quercia” presso Alba in Piemonte. Il premio gli è stato conferito da la Fondazione Bottari Lattes in seguito a valutazioni condotte da una giuria tecnica di prestigio con a capo il critico Gian Luigi Beccaria. Il premio è stato assegnato a Murakami attribuendogli il merito di essere lo “scrittore che più ha contribuito ad avvicinare il Giappone ai lettori occidentali”. Murakami è stato capace di captare il bisogno dilagante di aggiornare l’immagine del Giappone dopo la Seconda guerra Mondiale e di inserire nelle pieghe dei propri romanzi riferimenti che rimandassero alla cultura contemporanea. Oltre a ciò è stato in grado di dare un volto e un nome ai sentimenti ancora troppo oppressi dalla propria cultura spesso rivolta a mondi virtuali e lontana da tutto ciò che consideriamo strettamente “umano”. L’esperienza della scrittura è per Murakami un’esigenza primaria e primordiale, i romanzi sono per noi “un piccolo falò nella caverna” (da qui il titolo della sua lectio magistralis) che ci permettono di illuminare la vita, anche solo per un attimo, e di sottrarsi alla realtà. Qui potete trovare il discorso integrale.

Quanto proietta di sé stesso nei personaggi che inventa? Spesso ho proiettato “quello che forse avrei potuto essere, ma che non sono diventato. È così che funziona la finzione letteraria: lo scrittore che rincorre con serietà il divario tra realtà e ipotesi e forse questo permette al lettore di indagare il divario tra la propria realtà e quella che avrebbe potuto essere, dandogli un senso”

NORWEGIAN WOOD: UN LIBRO PARADIGMATICO

A partire proprio da Norwegian Wood una comprensione più articolata e profonda dei sentimenti si insinua nelle vertiginose opere di Murakami, e la dimensione dell’umano acquista sempre più importanza. Vi è mai capitato di guardare ad un periodo passato della vostra vita e di volerlo mettere “tra parentesi”? Di ritenerlo tanto bello quanto pericoloso da desiderare di ricordarlo per sempre ma da volerlo proteggere per tutelare voi e il vostro tempo? Credo che Murakami abbia voluto fare così scrivendo questo libro, con questa storia che si dispiega sottoforma di un lungo flash-bach di un trentenne appena atterrato nella città di Amburgo. Il giovane, Watanabe Toru, accarezza con il pensiero la sua giovinezza ormai trascorsa, la sua difficile educazione sentimentale al tempo delle rivolte studentesche che si verificarono alla fine degli anni ’60 in Giappone.

SIAMO ESSERI FRAGILI QUANTO PREZIOSI

Watanabe Toru, che nome bizzarro, non trovate? Eppure un nome lo ha ed è la prima volta che, in un romanzo di Murakami, il narratore ha un nome. Avere un nome che racchiuda i nostri labili confini a volte fa comodo, è necessario. Soggettività fragili gettate in un mondo che invece richiede di essere estremamente forti. Un nome è una corazza, fondamentalmente creata dalla società che se si occupa di forgiare forti armature per guerrieri valorosi spesso si dimentica di curare i loro animi. I personaggi di Norwegian Wood sono estremamente fragili, indecisi, timorosi di sé stessi e della vita, provano un senso di vuoto tremendo.

Nostalgia

E se questo vuoto lo provassimo anche noi? E se Murakami stesse proprio parlando di me, di te e di tutti coloro che si definiscono umani? Credo sia un vuoto costitutivo che separa ciò che siamo da ciò che vorremmo essere ma anche da ciò che la società vorrebbe che fossimo. A volte è proprio impossibile conciliare queste tre volontà che si impongono con forza e rivendicano la propria supremazia e allora si impazzisce, allora si entra in una specie di “cortocircuito” che va bloccato, all’istante.  Non sempre è facile uscirne da soli, a volte è fondamentale l’aiuto di qualcuno che ci accompagni in questo percorso e che, con cura, districhi ogni filo intrecciato ad un altro e lo riponga al proprio posto. Una società tanto brava a destreggiarsi tre le nuove tecnologie spesso però non è in grado di metter mano a quella meravigliosa quanto complicata macchina umana ed è proprio lì il problema che viene sollevato da Murakami che invoca un disperato aiuto da parte di colui che lo legge.

UN MONDO DI CONTRASTI

Come la maggior parte degli adolescenti, Toru è estremamente indeciso su tutto, insicuro e per giunta inconsapevole delle proprie qualità. Tuttavia il protagonista si sente anche pervaso da un forte senso dalla morale che lo richiama all’ordine e gli fa preferire la solitudine ad una cauta omologazione a quella massa di rivoltosi che tanto detesta. Ha un rigetto profondo per tutto ciò che è finto e costruito ma man mano, crescendo, si accorge che le persone genuine e vere sono davvero poche e che le maschere da scalzare sono davvero troppe. Una tristissima verità che la vita ci svela piano piano, senza alcuna pietà ma che ci spinge a ricercare queste persone preziose, queste “ginestre” sui pendii del vulcano e prendercene cura.

Toru è diviso tra due figure femminili opposte tra loro: Naoko, una ragazza estremamente fragile e psicologicamente instabile che segna profondamente la vita del protagonista e Midori, compagna di corso ottimista e vitale attratta dalla luce quanto Naoko lo è dall’ombra. Ancora una volta, avvolto nell’incapacità di scegliere e di prendere una decisione definitiva, Toru si abbandona a rapporti occasionali con ragazze sconosciute che lasciano nel protagonista come nel lettore un profondo senso di vuoto e desolazione. Il sesso sembra spesso essere usato come simbolo della corruzione morale in cui il protagonista viene trascinato da Nagasawa, un giovane studente eticamente opposto a Toru che, data la giovane età, non ha ancora compreso appieno la propria personalità e si sdoppia tra un “io” instabile e un mondo esterno ancora incerto.

Il sesso, nei libri come nella vita, è una importante chiave di accesso al mondo parallelo. Scrivere di sesso e di morte è molto difficile. All’inizio non riuscivo ad affrontare bene nessuno dei due argomenti e li ho evitati accuratamente a lungo, ma poi, poco alla volta, ho imparato e in Norwegian Wood li ho trattati entrambi. Nella narrazione, nel descrivere il sesso, così come il dolore, fin dove spingersi e dove fermarsi? Questo è cruciale. Ma in fondo penso che questo sia altrettanto cruciale nella vita reale di ciascuno”

E’ incredibile come, man mano che si prosegue nella lettura, per ogni tema, ogni personaggio, ogni apparentemente insignificante dettaglio esista il suo opposto. Murakami è stato in grado di analizzare la realtà con talmente tanta minuzia e precisione da sviscerarne ogni parte, è stato capace di penetrare fino nelle tenebre per ricordarci che ovunque, sempre, esiste anche la luce.

L’AMORE: UN’AMARA MEDICINA PER CIO’ CHE CHIAMIAMO MORTE

Amore e Morte, due tematiche estremamente delicate, attraversano le pagine di questo libro e sfiorano il lettore come una lieve carezza. Ogni personaggio è stato reso fragile dalla Morte di qualcuno che gli era particolarmente caro oppure da una Morte personale, metaforica, interna ma definitiva. Una Morte saggia che accompagna per mano il protagonista e lo rende consapevole della durezza dell’ esistenza ma al contempo della delicatezza con la quale la Morte stessa si insinua nella vita e la sostiene. Toru passa da avere un totale rigetto per la Morte a capire che “la morte non è qualcosa di opposto ma di intrinseco alla vita”.

Ma questa è solo una delle tante verità che dobbiamo imparare e, per quanto si possa raggiungere la verità niente al mondo potrà lenire la sofferenza di perdere qualcuno che amiamo e nessuna forza o dolcezza potrà mai guarire una tale sofferenza. E allora l’unica soluzione possibile sarà cercare di trarre qualche insegnamento pur sapendo che qualunque esso sia, per una nuova morte, esso dovrà essere rinnovato e rinnovato ancora perché nemmeno l’amore lo sconfiggerà mai.

Haruki Murakami

Murakami utilizza l’espediente della Morte per riflettere sulla condizione umana e spesso richiama all’ordine l’arma dell’amore per cercare di alleviare le atroci sofferenze in cui vede coinvolto il proprio protagonista e gli altri che gli stanno attorno. I personaggi non cercano amore in qualcuno di particolare ma cercano l’amore in generale, cercano affetto, calore che nessuno gli ha mai dato e lo richiedono incessantemente. Non credo si tratti di un amore romantico quanto piuttosto Murakami ci offre la possibilità dell’esistenza e dell’accettazione di un amore estremamente disincantato, un amore che accade per caso e che come tale sarebbe potuto non accadere. Insomma credo che l’amore rappresenti qui un perfetto rimedio, un perfetto opposto della morte ma se di medicina si tratta, come tale, rimane lo stesso di un amaro insopportabile.

Questo libro mi ha profondamente turbato, ha lasciato in me un senso estremo di vuoto, inquietudine, solitudine e sospetto verso tutto ciò che ho attorno. Io non so se questo sia un bene o un male ma, anche se sarebbe estremamente bello vivere in un mondo di soli colori, a volte,  è proprio necessario confrontarsi con le sue tenebre.

In L’elefante scomparso e altri racconti c’è un racconto spietato: Vedendo una ragazza perfetta al 100% , dove le anime gemelle esistono, si incontrano, si perdono. Esiste la persona perfetta per ognuno di noi? Nella fiction tutto diventa possibile, è ciò che rende straordinaria la narrativa. Fondamentalmente, il ruolo cruciale di chi scrive fiction è descrivere in modo credibile, come se fosse possibile, ciò che nella realtà è sostanzialmente impossibile. Se esiste una ragazza perfetta al 100%? Esiste forse un dio perfetto al 100%? O una canzone? Esiste la verità al 100%? Esiste una pasta cucinata perfettamente al 100%? La risposta è sempre la stessa: per chi ci crede, o per chi sogna, tutte queste cose esistono. E i romanzi (probabilmente) stanno dalla parte di chi sogna”

I piccoli estratti di interviste all’autore che ho citato potete trovarli in questo link che rimanda all’intervista integrale rilasciata dallo scrittore nel settembre di quest’anno al Corriere della sera.

La stessa atmosfera orientale, se vi ricordate, avevamo già avuto occasione di respirarla qui, su Muse d’inchiostro, grazie ad un articolo dedicato a L’eterna vergine di Kenzaburo Oe.