Croce e delizia di docenti e studenti, la parafrasi è uno degli strumenti più antichi (ne parla già nel I secolo d.C. il maestro di retorica Elio Teone) e, forse, più efficaci per verificare la comprensione di un testo. Negli ultimi anni, tuttavia, alcuni professori, soprattutto nel triennio delle superiori, tendono a non richiederla più giudicandola, a volte, un meccanismo ormai acquisito, oppure un esercizio “troppo tecnico”, che toglie agli studenti la possibilità di apprezzare appieno il testo poetico.

Il fondamento dell’analisi testuale

Generalmente riguardante la poesia, “fare la parafrasi” consiste nel semplificare le difficoltà semantiche, sintattiche e contenutistiche di un testo di partenza (può trattarsi anche di un brano in prosa dallo stile arcaico o aulico), creandone una versione in prosa corrente.

Photo by Álvaro Serrano on Unsplash

Il corretto svolgimento di una parafrasi permette, quindi, di raggiungere anche il primo obiettivo dell’analisi del testo (richiesta, a vari livelli, in tutti i gradi della scuola secondaria): la comprensione. L’esercizio di parafrasi è come una lettura approfondita, che solleva il velo del tempo su un testo, mettendoci in “comunicazione diretta” con il suo autore. Non male per un esercizio “troppo tecnico”!

Arriviamo, ora, ad una questione “spinosa”, quando affrontare la parafrasi. Trattandosi, come già detto, di un esercizio che considero fondamentale, l’introduzione della parafrasi dovrebbe coincidere con il momento in cui si inizia ad avvicinarsi alla poesia (anche solo in forma antologica), quindi negli anni della scuola secondaria di primo grado. Non è necessario, però, “spaventare” subito i ragazzi delle scuole medie con esercizi su dense composizioni di Carducci o oscuri componimenti di Quasimodo. Come ho scritto nel primo appuntamento del mese di ottobre, la parafrasi può essere spiegata anche sul testo di una buona canzone d’autore (clicca qui per leggere l’articolo completo).

Comprendo, quindi non apprezzo?

Fino a che età, quindi, richiedere la parafrasi di un testo (poetico o in prosa)? Regole fisse, e valide per tutte le classi, certamente non ci sono, ma, anche se ci si trova di fronte ad una schiera di diciassettenni annoiati e stufi di figure retoriche e lingua arcaica, occorre verificare se questo strumento è effettivamente posseduto, in modo tale da riuscire, qualora si rendesse necessario, a “correre ai ripari”.

Avete avuto la conferma che i vostri alunni sono in grado di restituirvi una versione in prosa corrente dei testi che state affrontando in classe? Allora, molto probabilmente, siete pronti per “saltare il passaggio”, come avviene per i meccanismi acquisiti di alcuni esercizi di matematica.

Se il testo è stato compreso, allora si può tornare, insieme ai ragazzi, a concentrarsi anche su quello che, tecnicamente, viene definito “significante”. Si tratta di tutto ciò che riguarda la forma di un testo, quello che lo rende “poetico” o, nel caso della prosa, “letterario”: spazio libero, quindi, all’analisi della scelta delle parole e alla loro disposizione all’interno della frase, agli accostamenti che creano particolari suoni, …

Photo by Thought Catalog on Unsplash

É questo, infatti, un aspetto che, inevitabilmente, si perde con la parafrasi: riformulare un testo significa, anche, smontarlo, perdendo il rapporto profondo tra forma e contenuto.

Non si tratta, tuttavia, di una rinuncia: cara parafrasi, non possiamo farcela senza di te perché sei il primo passo che dobbiamo compiere ogni volta che cerchiamo di creare una relazione con un testo letterario.

Concludo con un appello ai colleghi: non abbandoniamo la parafrasi, strumento antico, eppure attualissimo!

Alice Cavinato