matt simons

Dopo il successo a Firenze Rock, in apertura del concerto di Ed Sheeran, Matt Simons è pronto a tornare in Italia: i palchi sono quelli di Santeria Toscana 31, il 21 ottobre, e il Monk Roma, il 22 ottobre (qui i ticket).

I suoi numeri sono straordinari: oltre 500 milioni di stream, più di un milione di copie digitali del singolo vendute, 10 milioni di Shazam, top 5 sulle radio più importanti, Hit #1 sulla classifica Airplay europea, 100 milioni di visualizzazioni su VEVO. “WE CAN DO BETTER” si è guadagnato il platino, mentre “CATCH & RELEASE” il doppio platino.

Per parlare del suo ultimo album e presentare i suoi due live show in Italia, noi di MentiSommerse.it l’abbiamo intervistato.

MATT SIMONS, L’INTERVISTA

Come si è avvicinato Matt Simons al mondo della musica? 

La musica è l’unica cosa che ho realmente desiderato fare fin da quando ero giovanissimo. Ho cantato fin da quando posso avere memoria ed è stata la scelta più semplice al mondo avventurarsi e provare a farlo nella musica. Mi ha aiutato anche il non avere altre opzioni o interessi.

“After the landslide” è il tuo terzo album. Vuoi presentarlo ai nostri lettori?

Volevo scrivere qualcosa riguardo il periodo che stavo passando nella mia vita, attraverso numerosi cambi e periodi di transizione. La mia carriera musicale non stava andando per il meglio, avevo appena attraversato una grande rottura e mi sentivo perso.

Volevo scrivere qualcosa riguardo i sentimenti che ho provato in quel periodo: paura, eccitazione, tristezza, ottimismo, l’intero spettro.

“After the landslide” è una canzone sulla crisi dei venticinque anni. Come nasce questa canzone?

Sento che quando abbiamo finito con qualcosa e abbiamo preso la decisione di andare avanti, è una sensazione universale voler solo andare avanti con essa. L’attesa è il gioco più difficile. Ecco da dove viene questa canzone.

Sei nato e cresciuto a Palo Alto, California, e adesso vivi a Brooklyn, New York City. Quanto ti ha influenzato questo dal punto di vista musicale?

Sono cresciuto con la musica intorno a me. Mio padre adora suonare e ha sempre avuto una chitarra, un mandolino o un ukulele in mano durante il mio periodo di crescita. Una volta che mi sono trasferito a New York, ho studiato musica jazz e New York è la capitale jazz del mondo.

Qualche mese fa, sei stato al Firenze Rocks, prima di Ed Sheeran. Cosa ti ha impressionato particolarmente dell’Italia?

Firenze Rocks è stata davvero un’esperienza incredibile. Credo che ci fossero 65.000 persone lì. Il massimo davanti a cui abbia mai suonato. Non avevo mai suonato “We Can Do Better” dal vivo in Italia e sono rimasto sorpreso dall’energia della folla e da quanto bene conoscessero i testi! Una giornata davvero stimolante.

Quali sono i cinque album che per te hanno un significato particolare?

Grace” – Jeff Buckley, voce incredibile, cantautorato, produzione. Un vero masterclass nella creazione di un album di grande impatto.

Stevie Wonder – “Songs in The Key Of Life“, nessuno al mondo ha più soul di Stevie.

Nickel Creek – “Why Should The Fire Die“, una bellissima combinazione di bluegrass e pop. Nickel Creek mette in evidenza davvero come possa essere possibile mescolare i generi, e non doverti inserire in un unico genere.

D’Angelo – “Voodoo“, ogni singola canzone di questo album è mozzafiato. Così funky, così tanto soul. Un classico.

The Weepies – “Say I Am You“, un album incredibilmente bello con una composizione magistrale mista a performance tranquille e delicate. Il mio album preferito di una delle mie band preferite.

A Camilla Caldarola va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it.

Intervista a cura di Corrado Parlati