Siamo quello che scriviamo, soprattutto oggi. Non è certo una novità evidenziare come, nell’era della comunicazione digitale, la maggior parte delle informazioni che condividiamo con il mondo passino attraverso la scrittura. Lettere di presentazione, curricula, mail professionali e, sì, anche post e commenti che pubblichiamo sui social network. É tutto scritto, ma davvero poco è ciò che è ben scritto. La vera sfida è farlo capire ai ragazzi.

Il tema, amato e odiato.

So bene, cari colleghi, che trovare il tempo sufficiente per lavorare sulla scrittura è un’impresa assai ardua: le ore sono poche e, spesso, devono piegarsi ai progetti, alle verifiche e alla necessità incalzante di finire il programma. Il risultato è che, quasi sempre, il tempo della scrittura è relegato ai compiti in classe e agli esercizi domestici (che, difficilmente, si ha il tempo di correggere adeguatamente).

Questa modalità, tuttavia, può andare bene per alcuni alunni, magari predisposti alla scrittura o lettori “più forti”, che hanno appreso correttamente le strutture della lingua e hanno un vocabolario abbastanza consistente. Se è innegabile, da un lato, che un buon lettore è, generalmente, anche un buon scrittore, vorrei però sfatare il mito del cosiddetto “talento per la scrittura”. La scrittura, soprattutto quella scolastica, più che dal genio individuale è fatta di strutture e meccanismi precisi, che bisogna saper comprendere e riprodurre.

In altre parole, ciò che voglio dire è: imparate le regole del gioco e, poi, scatenate il vostro estro!

Facciamo, però, un po’ di chiarezza sulle regole che governano “il tema dei temi”, quello dell’Esame di Maturità: con la riforma dell’Esame di Stato introdotta nel 2019, la prima prova ha cambiato aspetto.

L’analisi del testo, la “tipologia A“, raddoppia con due proposte: si può scegliere di cimentarsi con un testo di poesia, oppure con un brano in prosa. La vera novità, tuttavia, è la “tipologia B“, tutta dedicata al testo argomentativo: lo si deve comprendere, analizzare e, poi, produrne un altro sulla stessa tematica. Di attualità, invece, si occupa la “tipologia C“, un incrocio tra il testo espositivo e quello argomentativo, in cui i ragazzi possono esporre le proprie conoscenze.

Le tracce proposte sono numerose e, per arrivare all’esame in tranquillità, è necessario un “allenamento serrato” degno di una maratona, una maratona di tre anni.

Una competenza trasversale

La scrittura è, tuttavia, una necessità irrinunciabile, non soltanto in vista del tema della Maturità. Abituare i ragazzi a scrivere in maniera corretta sarà, infatti, di grande aiuto anche nel mondo del lavoro, qualsiasi sia la professione che svolgeranno: un curriculum senza errori ortografici o una mail con i tempi verbali esatti danno una buona immagine di sé, soprattutto perché si fanno comprendere.

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La comunicazione funziona proprio quando arriva al destinatario: vale tanto per un testo professionale quanto, come già ribadito, per ciò che scriviamo sui social (se poi, oltre alla correttezza linguistica, vi interessa riflettere anche sul potere delle parole che digitate quotidianamente su una tastiera, cliccate qui per leggere l’articolo della scorsa settimana).

Rivolgo, infine, un appello ai ragazzi, affinché affrontino seriamente tutti gli esercizi di scrittura che vengono proposti e, se i vostri professori non vi fanno scrivere a sufficienza, insistete perché lo facciano! Non state “perdendo tempo”, tutt’altro. State facendo un prezioso allenamento, perché saper scrivere bene è, senza dubbio, dovuto alla conoscenza delle regole della lingua e delle varie tipologie di testi, ma è, soprattutto, una questione di pratica. Tantissima pratica.

Per approfondire, vi consiglio la lettura di un saggio di Luca Serianni, dedicato proprio alla didattica dell’italiano (per maggiori informazioni, cliccate qui ).

Alice Cavinato