Soltanto parole?

Soltanto parole?

«Le parole sono, nella mia non modesta opinione, la nostra massima e inesauribile fonte di magia, in grado sia di infliggere dolore che di alleviarlo». Il professor Albus Silente, che pronuncia questa frase nell’ultimo film della saga di Harry Potter, non è il solo ad essere consapevole del grande potere del linguaggio: se ne rende perfettamente conto anche una classe di quindicenni che, durante un’insolita lezione di italiano, hanno provato a riflettere sul peso delle parole, siano esse dette vis-à-vis oppure digitate su una tastiera (ed è su queste, soprattutto, che sanno di dover riflettere, dato che “digitata manent“).

Il potere delle parole giuste

Quando si vuole suscitare un dibattito in classe non c’è niente di meglio di una TED Talk: attuali e immediate, sul canale YouTube dedicato, se ne trovano di ottime anche in italiano. A riflettere sul linguaggio, capacità posseduta unicamente dall’essere umano, Vera Gheno, sociolinguista che, tra l’altro, si occupa anche della gestione del profilo Twitter dell’Accademia della Crusca (clicca qui per ascoltare il discorso completo).

Con le parole raccontiamo noi stessi e rappresentiamo la realtà. Ci sono, poi, parole che “fanno cose”, come sposare, promuovere, bocciare, o giurare, ma tutte quante le tremila parole che utilizziamo nel quotidiano hanno il potere di accarezzare e ferire, convincere e respingere: dipende dall’intenzione che si ha quando si comunica.

L’obiettivo non è soltanto amare di nuovo la nostra lingua, ma anche riscoprire il potere di usare le parole corrette. Vera Gheno regala, in conclusione, tre preziosi consigli per tornare a “coltivare la lingua” nell’era della comunicazione mediata dal digitale.

«Coltivare il dubbio».

Troppe certezze sono pericolose, soprattutto in tempi di fake news: non prendete nulla per vero ad una prima lettura e informatevi!

«Riflettere».

Non tanto un consiglio, quanto piuttosto una regola da seguire sempre, qualunque sia il nostro lavoro: pensare prima di parlare e rileggere ciò che si è scritto (un messaggio su Whatsapp, una mail di lavoro o un tema svolto in classe).

«Scegliere il silenzio».

Accade con allarmante frequenza: sui social network, utenti più o meno frustrati si trasformano, all’occorrenza, in allenatori di calcio, esperti di diritto costituzionale o, ancora peggio, medici. Quando non si è competenti, è meglio tacere. È un consiglio che, molto probabilmente, vale più per gli adulti che per i ragazzi, ma non fa male ripeterlo.

Una generazione consapevole

Ero convinta che si trattasse di consigli fondamentali per chi siede oggi tra i banchi di scuola, nato dopo la “rivoluzione digitale”, che sta crescendo con i social media.

Photo by Marvin Meyer on Unsplash

I ragazzi, come spesso accade, mi hanno stupito: sanno come proteggere la loro identità online, selezionando le informazioni da pubblicare e filtrando le richieste di contatto attraverso la privacy dei propri profili, sono a conoscenza dei rischi che si corrono in rete e di quali strumenti hanno a disposizione per difendersi (blocco di contatti indesiderati e, nei casi più gravi, segnalazioni alla Polizia Postale).

Hanno uno strumento e sanno come usarlo in maniera sicura: è già un primo passo. Il prossimo sarà convincerli che gli strumenti digitali sono anche un notevole aiuto per lo studio.

Ma questa è tutta un’altra storia.

Alice Cavinato

Alice Cavinato

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