La corsara: vita, poesia e attualità di Natalia Ginzburg

La corsara: vita, poesia e attualità di Natalia Ginzburg

Cosa resta, alla fine di un romanzo, della vita quotidiana, dello sguardo, delle convinzioni e delle abitudini di uno scrittore?

Cosa separa la restituzione di un’opera letteraria e l’esperienza pulsante che la rende possibile?

In quale modo la personalità di una donna come Natalia Ginzburg è in grado di creare vicende finzionali, inserirsi nel panorama politico italiano del ‘900 e dialogare con noi?

Con La corsara (qui su Amazon), Sandra Petrignani, indaga e illumina il vissuto che porterà la piccola bambina di via Pastrengo ad essere la scrittrice ma soprattutto la donna della semplicità sfrontata, della concretezza quasi graffiante e della determinata dolcezza che l’accompagneranno tra i corridoi della nascente casa editrice Einaudi e del Parlamento. Nel totale rispetto dell’universo personale e poetico della Ginzburg la scrittrice intervista, viaggia e restituisce un’opera che vive sul crinale. Sulla soglia che separa una biografia da un romanzo.

“La corsara” di Sandra Petrignani: sul confine tra realtà e poesia.

Ciò permette di comprendere la vastità e la complessità di una vita che si sviluppa come una costellazione di intrecci e di relazioni con alcune di quelle che saranno le più determinanti e carismatiche personalità di un’Italia distrutta ma desiderosa di una nuova possibilità.

Cesare Pavese, Giulio Einaudi, Leone Ginzburg, Elsa Morante e come loro tanti altri non sono solo freddi volti che popolano le pagine di un libro di storia. Diventano l’amico che prepara la fuga dai fascisti, l’editore che le assegna la prima correzione, il marito e l’amica di Natalia. Immaginatela ad un tavolo con Italo Calvino mentre insieme discutono del loro ultimo romanzo, oppure a scrivere una lettera che inizia con ‘’Cara Elsa’’, a fare le valige con Pavese e forse queste persone ci appariranno più vicine.

‘’La mia intenzione di fare la scrittrice nacque insieme a me’’

Afferma più volte la Morante. Lo stesso avrebbe potuto dire Natalia che all’età di cinque anni scrisse la sua prima, piccola, poesia. Lei che mai separa la scrittura dall’incessante bisogno di restituire con parole la sua adesione alla semplicità, alla ‘’difesa dei valori primitivi’’, alle passioni e al calore umano.

In questo senso mi piace pensare alla Ginzburg come la scrittrice della terra che nell’estremo realismo mai rinuncia alla dolcezza di un abbraccio materno. Come la scrittrice della reticenza e del desiderio di ‘’rispettare le parole, difendere la loro salute. Studiarle e situarle sempre nella giusta sede”.

Nell’austerità che la caratterizza e che rende severo persino il suo aspetto emerge l’immagine di una donna capace di dar forma alla vita nei versi di una poesia, di raccontarla, senza mai ingabbiarla, nel suo più trasparente divenire.

Lo stile puro, limpido e scarno distingue le scene di Lessico famigliare, di Mai devi domandarmi e dei racconti Le piccole virtù. Esse sono silenziose e dirompenti opere che non sarebbero state possibili e pensabili fuori dall’esperienza quotidiana e fuori dall’intreccio dei volti cari. Impossibili senza la casa d’infanzia in via Pastrengo, del padre virulento e senza l’accompagnamento di suo marito Leone.

La sua figura taciturna ma determinante diventa compagno, amico e amore di Natalia. Morirà nella lotta antifascista, nel freddo di una notte d’inverno, nel carcere di Regina Coeli e, nell’attenzione costante di uomo innamorato, mai sarà manchevole nel restituire la moglie alla responsabilità.

La mia aspirazione è che tu normalizzi, appena ti sia possibile, la tua esistenza; che tu lavori e scriva e sia utile agli altri. Questi consigli ti parranno facili e irritanti; invece sono il miglior frutto della mia tenerezza e del mio senso di responsabilità.

Sul punto di morte continua scrivendo:

Immagina che io sia un prigioniero di guerra; ce ne sono tanti, soprattutto in questa guerra; e nella stragrande maggioranza torneranno. Auguriamoci di essere nel maggior numero, non è vero, Natalia?
Ti bacio ancora e ancora e ancora.

Sii coraggiosa.

L’impossibilità di scindere il sentimento che lo lega a Natalia dall’impegno politico e sociale penso sia bene espressa con quel piccolo ”sii coraggiosa”. Con l’instancabile attività civile trova supporto e allo stesso tempo restituisce vita al loro amore. Consapevole che mai più avrebbe rivisto lei e i figli il suo volto resta carico di dolcezza, senza mai cedere male. Esorta Natalia alla necessità della parola e dell’azione negli anni della Resistenza.

 

Io ti sospingerò alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istituito.

Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti.

Scriveva Pasolini negli Scritti Corsari durante gli anni ’70. Questi dipingono il medesimo atteggiamento di Natalia e la modalità con cui lei, anni prima dello scrittore di Ragazzi di vita, assemblò i suoi ultimi articoli. Quelli più disubbidienti, contrari al pensiero condiviso dai suoi colleghi del PCI, quelli che l’hanno resa la Corsara di cui Sandra Petrignani parla.

La corsara Sandra Petrignani

Oltre al fascino e all’ammirazione che possiamo nutrire ciò che rende viva e necessaria la riflessione su un personaggio come quello della Ginzburg è la modalità con cui lei incarna, a tutti gli effetti, la figura di intellettuale. La possibilità di osservare la coesistenza, l’inscindibilità e la rispettiva necessità di esperienza quotidiana, esercizio letterario, e responsabilità sociale.

L’onere del suo lavoro non cessa una volta che la sera scende e la porta di casa viene chiusa. La consapevolezza e l’importanza di mantenere un pensiero in grado di oltrepassare il partito preso e l’ideologia condivisa non solo si ancora nelle pratiche della vita quotidiana ma fa sistema e vive nella sua produzione letteraria, nell’impegno morale che attribuisce al narratore, nella sincerità dei rapporti che permettono la sua vita, nell’attenzione e nell’educazione dei suoi figli.

Per quanto riguarda l’educazione dei figli, penso che si debbano insegnare loro, non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio ma la generosità e l’indifferenza al denaro; non l’astuzia ma la schiettezza e l’amore alla verità; […]

Nella conoscenza e nell’ammirazione profonda per la statura che Natalia riveste, queste righe corrono rapide suonando chiare e sonore come una provocazione. Come l’interrogazione profonda che una vita può suscitare su un’altra, sulla mia, sulla nostra. Si chiarifica, sotto le vesti di un silenzio e di una timidezza tipica della Ginzburg, come la domanda in grado di scuotere dalla comodità, dal non riconoscere il modo in cui siamo implicati e parte della nostra realtà.

‘’Avvertire la scomodità della nostra posizione comoda’’

Per questo è necessario conoscere ed essere consapevoli dell’impossibilità di esulare dalla nostra dimensione culturale, dalla nostra finitudine e dall’ importanza di fare memoria e restituire al presente il valore e gli eventi della storia pregressa.

Sembra che nell’andare verso il nuovo sia necessario portarsi dietro, del passato, quanto aveva di meglio, salvarlo dalla rovina ‘’ perché ‘’le idee nuove nascono felicemente quando non gettano via nulla se non delle scorie, quando non dispregiano e amano i vecchi tronchi.

L’incontro, permesso dalla Petrignani, apre ad una conoscenza abbastanza vasta da avvicinarci a Natalia Ginzburg non più come scrittrice ma come donna e persona reale. Come interlocutrice di un dialogo che non si esaurisce alla fine della lettura ma che vive e brilla nelle nostre giornate.

Un altro modo di porre la questione è affermare che la buona letteratura provoca un genere di turbamento da cui i lettori di storia e di scienze sociali sono spesso immuni. Poiché suscita forte emozioni, essa disorienta e confonde. Induce a diffidare delle forme convenzionali di pietà ed esige un confronto spesso doloroso con le proprie opinioni e i propri disegni.

Scrive in proposito Marta Nussbaum nell’opera Il giudizio del poeta svelando come nella scoperta mai conclusa del patto tacito tra autore e lettore l’esperienza della letteratura travalica le singole forme della narrazione e dello stile.

Il tentativo di comprendere da quale esigenza nasca e in quale rapporto stia con la nostra identità rappresentano questioni troppo vaste per essere esplorate in questa sede. Mi domando infatti: quale identità? la mia personale? del romanzo? della nazione?

Consapevole della parzialità di ogni tentativo di risposta, mi appello all’autorità di chi questo rapporto l’ha incarnato e restituito: Italo Calvino, il quale, nell’intervista a F. Camon si definisce così:

Sono un tecnico del materiale verbale e immaginativo e mi occupo degli appetiti di parole scritte, di storie raccontate, di figure mitologiche: tutta roba non meno essenziale del cibo, com’è noto.

È questa la prospettiva da cui l’autore ancora oggi ci provoca definendo l’identità come ”un fascio di linee divergenti che trovano nell’individuo il punto d’intersezione.”

In questo senso la letteratura diventa strumento essenziale per l’esperienza della vita e per l’incontro che porta alla comprensione del fatto che, come Calvino scrive

”Io non sono solo io” .

 

lessico famigliare natalia ginzburg

Nei mesi scorsi, qui, nella rubrica Muse d’inchiostro, abbiamo già parlato di Natalia Ginzburg e del suo Lessico famigliare. Quelle dell’identità famigliare, dell’importanza di salvaguardarne il patrimonio, anche tramite il linguaggio, sono solo alcune delle tematiche delle quali potrete leggere.

 

 

 

 

 

Sara Rainoldi

Sara Rainoldi

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