E’ questa la vita che vorremmo vivere? Le ore di Michael Cunnigham

E’ questa la vita che vorremmo vivere? Le ore di Michael Cunnigham

“C’è solo questo come consolazione: un’ora qui o lì, quando le nostre vite sembrano, contro ogni probabilità e aspettativa, aprirsi completamente e darci tutto quello che abbiamo immaginato, anche se tutti tranne i bambini (e forse anche loro) sanno che queste ore saranno inevitabilmente seguite da altre molto più cupe e difficili

Vi è mai capitato di chiedere a voi stessi se quella che state vivendo sia davvero la vita che vorreste vivere? Ognuno, negli anni della sua infanzia, immagina come potrebbe essere la propria vita futura, il lavoro, l’amore, il luogo dove vorrebbe vivere. A volte sono solo sogni, altre volte, per i più fortunati si trasformano in concrete realtà. Tutti siamo chiamati a realizzare noi stessi, a cercare qualcosa che conferisca valore alla nostra esistenza. Siamo incentivati a dare il massimo perchè tutte le nostre potenzialità si possano trasformare in valori inestimabili che diano un senso al nostro vivere. Quando riusciamo a far fruttare i nostri talenti ci sentiamo soddisfatti, orgogliosi di noi e fieri. Proprio in questa occasione non sentiamo il tempo che passa in modo inesorabile e non ci accorgiamo della fatica impiegata per raggiungere i nostri obiettivi poichè la gratificazione è il più grande premio possibile.

COME ESSERE FELICI?

Se la massima aspirazione di ogni essere umano risulta essere la felicità, allora, l’auto realizzazione diventa una delle fonti fondamentali. Può capitare però che questo senso di leggerezza e felicità manchi totalmente, o in parte, nella vita di qualcuno. Se questo accade la quotidianità inizia a pesare come un macigno sulle spalle, subentra la noia, l’abitudine e il tedio che distruggono ogni tipo di entusiasmo. Niente più ha un senso. Ed è allora che si ripropone la mia domanda iniziale:

E’ questa la vita che vorremmo davvero vivere?

E’ questa la domanda che si pongono le tre protagoniste del romanzo Le Ore di Michael Cunningham del 1998. Nel 1999 il libro ha ricevuto l’ambito premio Pulizer mentre nel 2000 il premio Grinzane Cavour per la narrativa straniera. Nel 2002 Stephen Daldry ha diretto un film dal titolo omonimo a quello del romanzo e, a mio parere, di grande successo.

TRE VITE CHE SI INTRECCIANO

Michael CunnighamCunningham, scrittore americano, attraverso le pagine di questo libro, vuole rendere omaggio al personaggio di Virginia Woolf al quale sembra essere particolarmente affezionato. Lo scrittore segue la storia di tre donne, una delle quali è la scrittrice stessa, in tre epoche diverse e in differenti momenti della loro vita anche se tutti piuttosto delicati. Le tre donne non sembrano avere nulla in comune se non un libro: Mrs Dalloway. Virginia Woolf si accinge ad iniziare il romanzo, nei momenti in cui la malattia glielo permette. Laura Brown, una casalinga americana degli anni Cinquanta, incomincia a leggerlo. Attraverso il personaggio di Clarissa Vaughan, invece, Cunningham, ci conduce agli anni Novanta e ci permette di vivere il romanzo. Come la protagonista del libro di Virginia Woolf, Clarissa, è immersa nei ricordi della propria giovinezza e si interroga su ciò che non è stato.

UN LEGAME SOSTANZIALE

Oltre al romanzo della Woolf, vi è ben altro che lega le tre donne. Un nascosto filo rosso annoda insieme la trama delle loro vite che si intrecciano e aggrovigliano in un tempo senza fine. Si tratta di tre donne molto forti, che non vogliono rinunciare a se stesse, colte in un momento di svolta della loro vita. Ho sempre trovato curioso che, nella forza, nella perfezione, nella voglia di superare sè stessi continuamente si annidi la più profonda fragilità. Spesso è proprio chi ha più potenzialità a non credere, per primo, in sè stesso, a scoraggiarsi fino a cadere in un baratro.  Per uscire da questa situazione si trova, forse per la prima volta, a chiedere aiuto e fa esperienza dell’importanza degli altri.

“Le sembra di aver iniziato in quel momento a vivere nel mondo, a capire le promesse implicite in uno schema che è più grande della felicità umana, sebbene contenga la felicità umana insieme a ogni altra emozione”

LA FORZA DELLA FRAGILITA’

La società ci insegna ad essere bravi lavoratori, brave donne, uomini ma se falliamo? Fallire non è contemplato.  Se ciò accade diventa una totale catastrofe per la nostra autostima, per la considerazione che abbiamo di noi stessi. Sembra che l’uomo si sia dimenticato di un piccolo ma grande dettaglio: nasciamo fragili, ma di una fragilità bella che va capita, coltivata e conservata.

UN GIOCO PERICOLOSO

Se da un lato abbiamo bisogno di essere accuditi, protetti, sostenuti dall’altro abbiamo una meravigliosa possibilità di diventare davvero ciò che vogliamo e di modificarci, qualora lo si voglia davvero. Tuttavia, seppure la fragilità sia una risorsa, vogliamo eliminarla e dimostrarci forti agli occhi degli altri. Eppure, nel diventare adulti, una parte di noi si sensibilizza estremamente al giudizio degli altri o, addirittura, al proprio che a volte sembra essere addirittura più letale. Se il divario tra il nostro ideale e ciò che pensiamo di essere ci sembra troppo ampio rischiamo di essere schiacciati da questo ideale, da questa via che ci travolge e ci sfugge al contempo dalle mani.

“Non amiamo forse i bambini in parte perchè vivono al di fuori del regno del cinismo e dell’ironia? E’ così terribile per un uomo volere più giovinezza, più piacere?”

LA VERA FUGA DAL DOLORE NON E’ FISICA

Virginia Woolf e il maritoNelle pagine di Cunningham, Virginia Woolf, lotta contro il demone della malattia mentale che la opprime, sopprime e pervade in tutte le sue forme. Il marito decide così di portarla via da Londra e di aiutarla, con tutto il suo amore, a zittire quelle voci malevole che non le danno tregua. Fu probabilmente la sua grande sofferenza un terreno fertile per il suo genio, la sua intelligenza e la sua profonda sensibilità. Lo scrivere sembra esser stato per lei una fonte inesauribile di vita, ma anche di morte.

SOFFOCARE IL DOLORE O LASCIARE CHE SI ESPRIMA?

Se tutto questo ha un senso non posso pensare che sia stata altrettanto corretta l’idea di fuggire da una Londra libertina. Non dar spazio al dolore, zittirlo, a volte può essere il peggiore dei mali ma lasciare che si esprima in ogni cosa e si esterni potrebbe essere invece la migliore medicina. Per molti il pensiero della fuga potrebbe apparire come una perfetta strategia per acquisire sicurezza da un’altra parte ma, il coraggio sta piuttosto nel riconoscere la propria volontà di fuga, fermarla e guardarla in faccia. Dunque, a mio avviso, la risposta, non potrà mai essere la fuga ma il modo con cui si affronta la voglia di fuggire, fermare il dolore e cercare la gioia nelle cose belle che ci circondano perchè la vita ne è piena.

“Immagina di voltarsi indietro, di tirare fuori la pietra dalla tasca, di tornare a casa. Potrebbe continuare a vivere; potrebbe compiere questo atto finale di gentilezza”

ANNULLARSI PER QUALCUNO NON E’ VITA

Laura Brawn è invece una donna che abita una società con aspettative troppo lontane dalle sue, dal suo ideale di vita e di libertà. Laura non riesce ad essere felice vivendo per gli altri e annullandosi totalmente come persona per essere una buona madre, una brava moglie, insomma, un perfetto angelo del focolare. La donna si sente oppressa, sente che i suoi desideri, le sue opinioni non hanno più ali ma strisciano come vermi su un terreno umido e bagnato da lacrime che non le permettono di uscire a testa alta.

ANNULLARSI PER GLI ALTRI VUOL DIRE MORIRE

Se l’uomo è un’animale sociale necessita degli altri per costruire la propria identità, un’identità che nasce dalle differenze, dal confronto e da tutto ciò che ognuno ha da mettere in campo a disposizione di sè stesso e degli altri. Non viviamo per adorare nessuno nè, tantomeno, per essere adorati ma per elemosinare pezzi di vita perchè la nostra sia più ricca e rigogliosa. L’unico modo che la donna trova per superare tanto dolore è la lettura o, più precisamente, la lettura del romanzo di Virginia Woolf, Mrs Dalloway. Se il mondo fuori non le permette di esprimere se stessa la donna sceglie di rifugiarsi in un mondo tutto suo, in un mondo che diventa specchio dentro cui la vita stessa si riscopre.

Ha capito che avrebbe avuto problemi a credere in se stessa, nelle stanze della casa, e quando ha gettato uno sguardo a questo nuovo libro sul comodino, impilato sull’altro che ha finito la scorsa notte, lo ha preso automaticamente, come se leggere fosse il solo e naturale compito con cui iniziare la giornata, la sola via praticabile per gestire il passaggio dal sonno al dovere”

PENSARE PER VIVERE

Meryl Streep nel ruolo di Clarissa Vaughan nel film "Le ore"Clarissa Vaughan sembra l’unica a cui la vita ha permesso di realizzare se stessa fino in fondo, di essere libera, audace, emancipata. E’ la perfetta incarnazione del sogno di Virginia e di Laura, del personaggio di Mrs Dalloway. Clarissa vive la sua giornata immersa in una Londra che le evoca il passato, ogni via è intrisa di ricordi, ciascun pensiero le suscita emozioni delicate che le si posano sugli occhi e si manifestano sotto forma di lacrime. Eppure la vita che ha tra le mani non le basta, i ricordi le risultano estremamente ingombranti e, sollecitata dal pensiero della malattia dell’amico Richard, ci si presenta come una donna estremamente riflessiva. Forse proprio questa estremo rimuginio non le permette di districare totalmente la matassa della propria vita, di andare avanti e godersi quanto di bello ha intorno. Tuttavia, tirando la somme a fine giornata, Clarissa prova una profonda gratitudine nei confronti della vita e la ama con tutta se stessa.

UNA VITA CHE ESPLODE

Nonostante le apparenze questo libro è un vero e proprio inno alla vita, alla sua potenza e a godere di ogni rintocco delle ore che passano e, talvolta, ci sembrano assolutamente impietose. Amare ogni singolo gesto, amare le diversità degli altri perchè diventino per noi una fonte inesauribile di ricchezza, amare noi stessi e prendercene cura. Conoscere la vita per quella che è e amarla per quello che è è un diritto di ogni essere umano.

UN’ESISTENZA DA VIVERE

Sul senso dell’esistenza e sulla fragilità dell’uomo si sono interrogati molti scrittori del ‘900 ma, data la portata della tematica, non mancano certo riflessioni contemporanee. Anche in Muse d’inchiostro abbiamo espresso un nostro pensiero a riguardo appoggiandoci a testi come “Il castello dei destini incrociati” di italo Calvino o “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg

Valentina Sprega

 

 

Valentina Sprega

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