Marino Bartoletti: “La società tende a dimenticare il passato” – ESCLUSIVA

Marino Bartoletti: “La società tende a dimenticare il passato” – ESCLUSIVA

Abbiamo raggiunto telefonicamente Marino Bartoletti, storico direttore del Guerin Sportivo, che ci ha parlato della sua ultima uscita “Bar Toletti 3”, terzo capitolo di un filone che raccoglie alcuni dei post che il giornalista scrive sulla sua pagina Facebook, trasformandoli in dei veri e propri libri da sfogliare. Quasi come fosse un passo al contrario: invece che passare dalla carta al web, succede esattamente il contrario.

Domanda scontata, ma che in questo caso scontata non è: di cosa parla il libro?

La risposta è di che cosa non parla in realtà. Rileggendolo mi rendo conto che è un bell’almanacco di un anno, in cui ho mescolato il racconto della quotidianità e i miei ricordi personali di tutte le persone di cui credo valga la pena parlare. Uno leggendolo, seppure filtrato da quelli che sono i miei sentimenti, le emozioni, i ricordi, rivive la storie di un anno in maniera piacevole. Mi piacerebbe leggerlo un libro così, oltre che a scriverlo.

Si può dire che la morale di questo libro sia quella di imparare dal passato per vivere meglio presente e futuro?

Assolutamente sì. Credo che il passato sia fondamentale nella sua fertilità, da cui attingere le cose migliori e applicarli alla quotidianità e al futuro. La società attuale tende a dimenticare anche cose gravi. Ci sta che certe cose non si sappiano e che i maestri, o i testimoni te le dicano. Ci sta meno che certi errori o dimenticanze diventino errori da matita blu nel comportamento civile. Per fare un esempio: ci sta che un ragazzo non sappia cosa sia successo a Superga, e ci sta che noi glielo ricordiamo. Non ci sta che uno, non sapendo di cosa stia parlando, commetta delle cose inqualificabili.

Nel tuo libro affronti tanti argomenti. Qual è quello che ti fa brillare gli occhi quando ne parli?

Cerco sempre di parlare di persone e cose che ho conosciuto, cercando di dare una speziatura personalizzata alle cose che scrivo. Detesto un pochino i pezzi prêt-à-porter di chi si informa all’ultimo momento, a volte scrivendo degli sfondoni sinceramente inaccettabili, e questo può succedere nei giornali, in televisione, ovunque. Mi brillano gli occhi quando parlo di amici, quelli che ci sono ancora e quelli che non ci sono più. Scirea, Pantani, Zanardi… persone che mi hanno dato qualcosa che mi ha arricchito.

Uno dei libri più venduti attualmente è quello dell’influencer Giulia de Lellis, intitolato “Le corna stanno bene su tutto ma io stavo meglio senza”, uno dei film più visti è “Chiara Ferragni Unposted” e il partito che sta raccogliendo più consensi è la Lega. Secondo te le cose sono collegate?

Sinceramente no. Questa Giulia de Lellis mi vanto di non sapere chi sia. Di Chiara Ferragni ovviamente non vedrò mai il film perché se Dio vuole ho ancora dei gusti diversi da quelli che mi sembra di aver capito lei proponga. Sulla Lega il discorso è più allargato, che andrebbe approfondito. Senza entrare in meriti politici, credo che per quanto riguarda non solo la Lega, ma anche per altri partiti compreso il Movimento 5 Stelle, si voti per sensazioni momentanee che non per approfondimenti veri e propri, a torto o a ragione. Si prescinde da una fede o un contenuto che invece sono appartenuti completamente alla mia generazione. Non dico sia giusto o sbagliato votare per qualcosa e per qualcuno, ma un po’ più di riflessione dentro quella maledetta cabina, con quella matita in mano, bisognerebbe farla. Critico soprattutto chi pensa di cambiare l’Italia non andando a votare.

Tornando al discorso passato-presente-futuro: sabato si è giocata Juventus-Verona, dove il non capitano Buffon ha giocato con la numero 77 sulle spalle in una squadra che è scesa in campo con una maglia metà bianca e metà nera, con una striscia rosa in mezzo. Che impressione fa vedere una realtà così storica e con così tanta tradizione svoltare in questo modo?

Credo che ormai le regole del marketing scavalchino le regole dei sentimenti. A me non è mai piaciuto neanche il nuovo stemma della Juventus, con quelle due biscioline che si incrociano. Tant’è vero che quando scrivo qualcosa che la riguarda metto ancora la zebra, non per nostalgismo, ma semplicemente perché qualche piccolo punto di riferimento bisognerebbe proporlo, al di là degli interessi economici che forse andrebbero scavati altrove e non nelle tradizioni vere e proprie. Io capisco questioni come le righe più larghe o più strette, non quando si cerca di rivoluzionare tutto per vendere qualche maglietta in più, anche perché poi arriva il momento in cui le magliette non le vendi più, dal tanto che hai confuso le idee alle persone.

Come lo vedi il campionato quest’anno?

Dobbiamo avere un minimo di coerenza con quanto detto quest’estate. Io ho pronosticato un podio strettissimo con Juve, Inter e Napoli nell’ordine, quarta la Roma. Queste prime giornate non credo siano significative, stiamo assistendo a degli assestamenti più o meno importanti e significativi. Resto fedele a questo pronostico, felice di essere smentito: tutte le novità che possono arrivare dal campo che smentiscono i pronostici ovviamente sono gradite perché sono più forti di qualsiasi elucubrazione mentale. La Juve ha ancora qualcosina di più, ma quello che ha fatto vedere l’Inter è incoraggiante, quello che ha fatto il Napoli importante, e quindi da osservatore neutrale mi auguro un bel campionato che si esaurisca all’ultima giornata e non prima dell’inizio del Giro d’Italia. Quando parto per il Giro so già chi ha vinto lo scudetto, lasciatemi la gioia di scoprirlo tra una maglia rosa e l’altra.

Ringraziamo Marino Bartoletti per la cortesia e la disponibilità dimostrata.

Dario Lombardi

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