Ho meno di trent’anni e sono la prof

Ho meno di trent’anni e sono la prof

È fatta: che vi sia arrivata una convocazione dalla graduatoria o che siate stati chiamati tramite MAD (per sapere di cosa si tratta, qui potete leggere l’articolo della scorsa settimana), adesso tocca a voi, c’è una nuova scuola in cui prendere servizio e una classe (come minimo) che vi aspetta.

Nonostante l’anno sia ormai iniziato, il vostro è un primo giorno di scuola a pieno titolo: arrivate pieni di sogni e speranze, con la stessa trepidazione di quando eravate studenti. E un po’ lo siete ancora, soprattutto per il collaboratore scolastico (una volta si chiamavano “bidelli”, ma io preferisco questa definizione anche perché, senza di loro, molto probabilmente le scuole crollerebbero), che vi scambia per uno degli alunni e vi rimprovera perché non siete ancora in classe.

Giovanissimi colleghi

Il viso vi tradisce e rivela che soltanto una manciata di anni vi separa dall’altro lato della cattedra (forse anche quello zaino, pur essendo comodo, non è stato proprio una scelta azzeccata!). La stessa perplessità la vedete riflessa negli occhi dei vostri nuovi colleghi, un po’ stupiti e, forse, un po’ spaventati per la vostra presenza in sala professori.

Ai loro occhi siete giovani, anzi, giovanissimi, una condizione che li disorienta non poco: si domandano cosa, in concreto, sappiate del mondo della scuola e, soprattutto, se siate in grado di gestire classi di adolescenti che, hanno imparato negli anni, “non sono più quelli di una volta” (ancora non ho capito se si tratti di un giudizio positivo o negativo, credo lo comprenderò prossimamente).

 

Carichi di entusiasmo

Voi, però, sentite di avere molto da offrire a quel mondo a cui vi state avvicinando con quell’entusiasmo che non fa sentire il peso dei sacrifici: avete requisiti accademici (sembrerebbe scontato, ma sono la base da cui partire, un’accurata scelta di esami programmata fin dall’inizio dell’università), magari avete anche un po’ di esperienza di insegnamento (probabilmente breve, ma utile ad evitare la totale confusione appena si mette piede in classe), e, dato più importante, siete pieni di idee e di energia per affrontare l’anno scolastico.

In classe

Per tutte le professioni esiste un periodo, più o meno lungo, di apprendistato, che serve proprio ad apprendere sul campo, anche con gli errori, quindi non siate troppo gelosi della vostra esperienza.

Per chi insegna, l’apprendistato inizia la prima volta in cui entri in classe: andatura decisa, uno sguardo truce (che, quasi sicuramente, si addolcirà entro fine anno) e la volontà di mettere in chiaro i ruoli. Non importa l’età e, tantomeno l’aspetto: i professori siete voi, e volete essere rispettati da chi si trova dall’altra parte della cattedra. Non è per nulla semplice, ma voi non demordete: avete i vostri punti fissi e tante idee sulla scuola che volete contribuire a costruire e conquisterete anche i vostri alunni.

Parola d’ordine: condividere

Se siete così carichi di entusiasmo e di progetti, come mai alcuni colleghi (a volte sono gli stessi dirigenti scolastici) mettono in dubbio le vostre capacità, senza nemmeno avervi visto all’opera in classe? Purtroppo, spesso e volentieri, chi dovrebbe insegnare ai ragazzi ad aprire la mente è il primo a mettere in atto l’arte umana, troppo umana del pre-giudizio.

Come affrontare questo problema di non poca rilevanza? Sarà, forse, un’utopia, ma io continuo a credere che ci sia una fondamentale parola d’ordine: condividere.

Che bel mondo fantastico che ho in mente! Molto probabilmente esistono alcune meravigliose scuole, dove i colleghi più “anziani” non vedono l’ora di trasmettere il loro vissuto ai giovani colleghi, di condividere cartelle di compiti in classe e altri materiali accumulati negli anni.

Ma la realtà, qual è?  La realtà è fatta soprattutto di riserve, perplessità e, talvolta, anche di diffidenza. Comprensibile, ribatterete voi, colleghi insegnanti che avete formato la vostra esperienza con tanti anni di lavoro e altrettanti sacrifici. Per questo motivo abbiamo bisogni di voi, proprio di voi che, ad un certo punto della vita, vi siete trovati dove siamo noi adesso. Siamo impazienti di ascoltare i vostri consigli e, perché no, i racconti delle prime esperienze in classe: sono il rapporto che stabiliamo in classe con i ragazzi e la collaborazione con i colleghi, che passa anche attraverso questa condivisione del sapere, a costruire il nostro “essere insegnanti”.

Dopo un inizio d’anno dedicato ai futuri docenti, da settimana prossima tornerò a raccontare degli alunni e di come la didattica può restare al passo di una realtà che cambia a velocità supersonica: restate sintonizzati!

Alice Cavinato

Alice Cavinato

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