Pomeriggi estivi passati a inviare una mail dopo l’altra, scuola per scuola, e mattinate trascorse attaccati al telefono, attendendo la chiamata per una classe che tu speri stia aspettando proprio te.

È questo l’inizio dell’anno per chi aspira a lavorare nel mondo della scuola, ma si trova in una condizione più precaria dei precari stessi. Sei considerato, generalmente, “precario”, se ti trovi in una graduatoria: se non hai avuto la possibilità di abilitarti (sì, gli insegnanti, proprio come i medici, necessitano di un’abilitazione), la tua “fascia” sarà la terza. Si tratta, sostanzialmente, di un elenco da cui le scuole attingono ogni volta che hanno bisogno di insegnanti e le altre due “fasce” sono scoperte.

Ma non è finita qui: se o per ragioni anagrafiche o per altri motivi non sei riuscito ad iscriverti l’ultima volta che hanno aperto le graduatorie (era il 2017), al momento hai un’unica strada per entrare nel mondo della scuola: la famigerata e temutissima MAD.

Sempre “a disposizione”

Spiegazione necessaria per i non addetti ai lavori: la MAD, acronimo di “messa a disposizione” è una candidatura informale che si invia alle singole scuole. Qualora, infatti, il dirigente scolastico non trovi nessuno per coprire una cattedra scoperta o, situazione molto più frequente, ci sia una supplenza così breve che nessun precario iscritto in graduatoria accetta, la scuola può attingere a queste domande, chiamando direttamente chi ha presentato la propria candidatura.

Ma quanti sono gli aspiranti docenti che ricorrono a questo sistema? Tantissimi, tanto che queste candidature sono diventate il terrore delle segreterie delle scuole: arrivano con una media di trecento al giorno, intasano la casella di posta e, magari, non verranno mai lette. Per gestire una tale valanga di messaggi, alcune scuole hanno chiesto, poi, aiuto all’informatica, dotandosi di form appositi sul proprio sito o di moduli creati con Google Documents. La tanto decantata scuola digitale passa anche da qui.

In bilico

Non c’è nessun punteggio, nessuna regola che stabilisca se tu, per quest’anno, avrai diritto ad avere una classe. È il caso a decidere per te: l’esaurimento delle graduatorie proprio per le tue materie e proprio in quella provincia e, spessissimo, l’essere nati in una regione piuttosto che in un’altra. Se abiti a mezz’ora dalla scuola, infatti, è molto più facile accettare una supplenza di pochi giorni; se, invece, devi traslocare può essere che non ne valga la pena. Purtroppo sì, le considerazioni pratiche tendono a volte a prevalere sull’amore incondizionato per l’insegnamento e per i ragazzi: e allora conti il punteggio che quell’incarico ti frutterà quando (si spera) ti sarà possibile iscriverti in graduatoria, controlli bene le ore e, sì, calcoli anche lo stipendio, che arriverà secondo i ritmi e le disponibilità del Ministero, ma, prima o poi, arriverà.

Nessun diritto, nemmeno affezionarsi

Un sentimento, però, è comune a tutti i precari, graduatoria o non graduatoria, ed è la consapevolezza di non avere certezze, che, prima o poi, ti toccherà lasciare quella classe con cui hai iniziato a costruire un rapporto e abbandonare quei progetti appena avviati. Enrico Galiano, professore e scrittore, descrive bene la situazione: “L’insegnante precario impara molto presto una regola base: mai affezionarsi troppo. Bene, bravo: e chi ci riesce? Con quegli adorabili mascalzoni che un loro sorriso ha il potere di cambiarti la giornata? Neanche il cuore d’acciaio di Terminator riuscirebbe a rimanere insensibile…” (clicca qui per leggere l’articolo completo).

Nonostante tutto, continuiamo a crederci

Con questo mio breve racconto non pretendo certamente di descrivere completamente il mondo dei precari della scuola, una realtà complessa, composta da strati di regole, leggi e sentenze che, anno dopo anno, hanno creato situazioni tra loro diversissime.

Nonostante tutto, c’è qualcosa che accomuna tutti, dal neolaureato che, fiducioso, aspira a diventare professore, fino al docente che, con impegno, dalla sua cattedra vede passare generazioni di studenti. É la fiducia nella scuola e nella sua capacità di cambiare la vita delle persone: non è un luogo comune e, se nella vostra vita avete avuto la fortuna di conoscere almeno un vero insegnante, sapete di cosa sto parlando.

Oggi ricomincia “E poi c’è la prof”, e io aggiungo: “E poi ci sono tutti i prof”: che siate di ruolo o precari, che siate fuori sede o con la scuola a pochi passi da casa, a voi, futuri colleghi, auguro

Buon anno scolastico!

Alice Cavinato