Ho sentito i Coma_Cose per la prima volta un anno e mezzo fa: il singolo “Post Concerto” è stato il primo grande successo della band milanese, trasmesso da molte radio nella primavera del 2018, e ha permesso anche al grande pubblico di apprezzare il sound unico nel suo genere di questi ragazzi. Sta lì il loro primo, grande pregio: hanno raggiunto una certa notorietà senza snaturarsi, riuscendo a conquistare anche un pubblico non di nicchia continuando a fare la loro musica, che sicuramente non possiamo definire mainstream.

Quindi come possiamo definirla? Bella domanda. La prima risposta che mi verrebbe in mente è “alternativa”, ma credo sia una parola dal significato piuttosto vuoto, che in fondo non vuol dire niente. I Coma_Cose non sono definibili, almeno non con una sola parola, e mi piace immaginare che di questo vadano piuttosto orgogliosi. Vero, è un momento storico in cui la musica “non definibile” ha un successo notevole: prima è stata la volta dell’indie (altro termine che vuol dire tutto e niente), ora ci stiamo spostando verso suoni più elettronici alla Billie Eilish. I Coma_Cose, comunque, definiscono il loro genere come “Attitudine Urbana”, e effettivamente è una definizione che rispecchia bene l’atmosfera dei loro pezzi.

Definizioni a parte, è il momento per l’Italia di fare seriamente attenzione ai Coma_Cose, perché hanno il potenziale per lasciare un segno importante nel panorama musicale del nostro paese. Se “Post Concerto” e tutti i singoli precedenti rilasciati nei quasi tre anni di attività della band lasciavano intuire qualcosa di molto interessante, l’album “HYPE AURA” uscito qualche mese fa è la conferma di una maturità artistica e di una impressionante qualità musicale.

Testi ricercati e profondi che ricordano il cantautorato italiano di qualche decennio fa, pieni di citazioni culturali e giochi di parole strabilianti, che fanno da contorno a ritornelli semplici ma efficaci, facilmente ricordabili e cantabili dal pubblico. La parte musicale non è da meno: le basi e le strumentali sono notevoli, accompagnate spesso da suoni tratti dal mondo reale, come ad esempio le campane (in “MANCARSI”) o il rumore dei vetri rotti (in “VIA GOLA”), che sono il tocco perfetto per far percepire l’immaginario urbano contemporaneo a chi ascolta. L’ascoltatore, insomma, in parte è trasportato in un mondo quasi onirico, ma allo stesso tempo viene continuamente riportato alla realtà urbana che è parte della sua quotidianità.

Il brano “MANCARSI” è un piccolo capolavoro ed è senza dubbio il pezzo forte di quest’album, e sembrano per fortuna essersene accorte anche alcune radio. Menzione speciale anche per “GRANATA”, che è stato il primo singolo di quest’album, e anche per “BEACH BOYS DISTORTI” e “VIA GOLA”; ma in fondo l’album, per apprezzarlo, va ascoltato nella sua interezza. I nove brani (compreso “INTRO”, che curiosamente è l’ultima traccia del disco) si completano a vicenda.

Offrono qualcosa di nuovo, questi ragazzi. O meglio, qualcosa che già esisteva ma che è rimasto troppo a lungo nell’ombra, nella scena underground. Hanno avuto la forza e la capacità di amplificare quel suono fino a farlo sentire a tutti, anche a chi è tendenzialmente distante da quel genere così poco definibile. È ora che l’Italia si accorga dei Coma_Cose, perché è ora di dare spazio alla musica che ne merita, lasciando perdere le convenzioni e i cliché che vogliono che questo tipo di suono continui ad essere di nicchia: tutti possono apprezzarlo, e tutti dovrebbero provare a farlo.

Alessandro Bazzanella