“Boris Johnson è un grande”, parola di Trump

“Boris Johnson è un grande”, parola di Trump

Boris Johnson: eccolo qui, in foto, il nuovo leader del partito dei Tories, il partito conservatore del Regno Unito, nonchè suo nuovo primo ministro.

No, ve lo giuro, non si tratta di un’allucinazione: questo qui è davvero Boris Johnson. Capisco che molti di voi possano averlo scambiato per Trump e per coloro a cui fosse successo: non preoccupatevi, ci siamo passati tutti. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire con chi avremo a che fare nei prossimi cinque anni, all’incirca.

Addio, Theresa, ordunque: l’abbiamo vista oggi recarsi dalla Regina per comunicarle formalmente il nome del suo successore. Se la sono giocata Boris Johnson, appunto, e Jeremy Hunt, entrambi candidati del partito Conservatore e rispettivamente ex-sindaco di Londra e Segretario di Stato per gli affari esteri e del Commonwealth. Non c’è stata gara per Jeremy, il cui 34% delle preferenze è stato solennemente schiacciato dal 66% che ha fatto trionfare Boris. (ndr, le percentuali vanno però riferite al Partito dei Tories, ovvero ai 160 mila conservatori, perchè di fatto nel Regno Unito il primo ministro è il segretario del partito che detiene la maggioranza. Boris Johnson quindi NON è stato eletto dal popolo).

Chi è Boris?

Alexander Boris de Pfeffel Johnson, questo il suo vero nome, si distingue per la brillante carriera giornalistica: è stato corrispondente del Times e del Daily Telegraph, scrivendo in particolare sulle questioni legate all’Unione Europea (ironico, no? Se avete dubbi, andate avanti a leggere). Non solo, è stato direttore responsabile del The Spectator e fin dal 1997 è uno dei candidati del Partito Conservatore, per il quale è stato poi eletto nel 2001.

A colpire il pubblico degli elettori britannici, tuttavia, non è stata la sua carriera, quanto piuttosto il suo carattere esuberante, che è emerso in particolar modo nel corso di numerosi talk show. (Clicca qui per vedere il meglio di Boris Johnson riassunto in un video de La Stampa.)

E’ mancato un pelo che la sua spiritosaggine gli costasse la poltrona, proprio nel 2001, non appena vi si era accomodato. Ma i suoi toni irrisori e le sue politiche dure, legate soprattutto ai temi della sicurezza e dei trasporti, invece che penalizzarlo lo hanno premiato, pochi anni dopo. Nel 2008 infatti il nostro Boris vince la campagna elettorale e diventa sindaco della più importante city britannica, Londra ovviamente.

Boris e la Brexit: un amore a prima vista

Boris Johnson è stato uno dei più precoci e convinti sostenitori della Brexit, fin dal principio. Ironico, se solo pensiamo che il padre del novello “prime minister” è un burocrate UE e sua sorella una giornalista di Sky News, decisamente pro-UE.

Tra le prime dichiarazioni di Boris però leggiamo chiaramente l’intenzione di proseguire con le trattative a Bruxelles fino al 31 ottobre e, se sarà necessario, uscire dall’Unione Europea con un no-deal. Ma, come direbbe un inglese, “no-deal is a big deal” per il Regno Unito. Persino un’uscita attenta e ordinata come quella che Theresa May stava cercando di ottenere avrebbe portato numerose difficoltà agli inglesi, come riportano numerosi esperti economisti. Basti pensare che, da quando gli inglesi hanno votato per l’uscita dall’UE, questa sola prospettiva ha ripetutamente ferito il cuore dell’economia britannica spingendo molti investitori a volgere lo sguardo altrove.

Insomma, il no-deal sarebbe un problema bello grosso: potrebbe causare infatti difficoltà per quanto riguarda la gestione dei viaggi in arrivo e in partenza, nonchè penuria di cibo, di medicine e di altri beni di primaria importanza. Boris però non è d’accordo: Vi propongo qui sotto due sue recenti dichiarazioni al riguardo, (una delle ultime ore e una risalente a questo stesso mese), chiarissime quanto a presa di posizione sulla questione Brexit:

«Oggi il Financial Times scriveva che nessun nuovo primo ministro ha mai affrontato un set così grande di sfide ma io non sono affatto spaventato, possiamo farlo, la gente ha fiducia in noi e noi sappiamo di poter aver successo. Faremo la Brexit entro il 31 ottobre, uniremo il paese sconfiggeremo Jeremy Corbyn (il leader laburista, ndr) come i nostri elettori ci hanno chiesto di fare»

«E’ completamente privo di senso: io vi preannuncio con estrema sicurezza che avremo una Brexit di successo, gli aerei voleranno, ci sarà acqua pulita e potabile e ci sarà siero di latte per produrre i Mars.»

Meglio Boris o Theresa? Differenze e assonanze

Per riassumere la posizione di Boris con un’analisi del Financial Times, possiamo dire che la sua politica pro-Brexit è un “cakeism”, ovvero il pensiero che sia possibile governare senza fare scelte difficili.

Questo in fondo è stato il più grande problema che Theresa May ha dovuto affrontare nel corso del suo mandato. Chi di voi ha seguito le vicissitudini della May alle prese con la Brexit lo sa bene: non è stato facile. Si è trattato di cercare un equilibrio non sottile, ma anzi sottilissimo, per soddisfare un partito, il suo, pronto a saltarle alla gola, un popolo non più del tutto sicuro delle scelte prese e un’UE disponibile ma rigorosa. Vere e proprie decisioni che pesano sulle spalle, come quella riguardante il confine con l’Irlanda: la famosa clausola di salvaguardia soprannominata “backstop”.

D’altra parte, per restare in tema di proverbi, sia Theresa che Boris hanno voluto la bicicletta e adesso conviene pedalare, più forte che mai, mi viene da dire. La pasta di fondo dei due politici è la stessa e l’esito cui stanno conducendo il loro paese non mi sembra del tutto diverso, ma l’atteggiamento è radicalmente opposto. E l’atteggiamento, il carisma, per un politico può fare la differenza. Il Regno Unito si prepara così a passare dalla diplomatica May al borioso Boris, sempre diretto a capofitto verso una Brexit, rischiosa come non mai per il popolo britannico.

L’appello dei laburisti, gli oppositori del gruppo, franto al suo interno, dei conservatori, invocano alle elezioni. Lo ha detto chiaramente Jeremy Corbyn, leader del Labour Party:

«Il Parlamento è bloccato e i conservatori non offrono alcuna soluzione alle altre principali sfide del nostro Paese: l’ultima cosa di cui il Paese ha bisogno sono settimane di scontri interni ai conservatori, seguite da un altro premier non eletto. Chiunque diventi il nuovo leader conservatore deve permette al popolo di decidere il futuro del nostro Paese, attraverso immediate elezioni generali.»

Quale sia però la posizione dei laburisti, nonchè dello stesso Corbyn, nei confronti della Brexit non è chiara, è anzi decisamente fosca. Senza dubbio la Brexit è stata usata come un’arma politica a doppio taglio, da parte della sinistra britannica, che l’ha variamente appoggiata, respinta o edulcorata, spesso a seconda delle esigenze elettorali. Certo è che non si torna indietro: la Brexit ha da farsi. Vedremo come il nostro Boris riuscirà a gestire una situazione non certo facile, ma di sicuro cercata da parte dei politici britannici.

Boris è un grande e se lo dice Trump possiamo stare sicuri (?)

«Conosco Boris, mi piace, mi piace da molto tempo. Penso che farebbe un ottimo lavoro»

A Donald Trump Boris Johnson va proprio a genio. Va detto che i due, simili per molti aspetti, a partire da quello fisico, hanno anche profonde differenze. Questo tuttavia non ha impedito al presidente statunitense di appoggiare la scalata al potere del suo ologramma britannico, anche quando la May era ancora seduta sulla sua poltrona a Downing Street. C’è da dire però che il rispetto non è esattamente il punto forte di Trump.

L’ammirazione è reciproca, infatti anche Boris ha spesso dato voce al desiderio di poter collaborare un giorno con il presidente degli Stati Uniti. A mettere i puntini sulle i però è stato, sorprendentemente, proprio il padre di Boris, cui vi accennavo poco sopra:

«Dovremo stare attenti a non diventare orientati in maniera eccessivamente servile nei confronti dell’America. Costruire ponti con l’Europa, dopo la Brexit, sarà inoltre di importanza cruciale»

Nel frattempo, nel corso di un convegno di un’organizzazione giovanile conservatrice, Donald Trump ha esplicitamente fatto riferimento a Boris Johnson come a un “Trump britannico”. Il sodalizio tra i due sembra quindi essere ormai inevitabile. Finchè continueranno a farsi complimenti tra di loro, accrescendo reciprocamente la propria boria, poco male. Certo è che le loro linee non fanno piacere all’Unione Europea e a coloro che ancora vi credono. Lasciar andare un Regno Unito capeggiato da Boris Johnson insomma ci dispiacerà fino a un certo punto, per gli inglesi in primis incrociamo le dita e ci auguriamo che si arrivi a un accordo per un deal che possa giovare a entrambe le parti.

Fino ad allora, come sempre, staremo a vedere. Appuntamento al 31 ottobre 2019!

Martina Toppi

Farnetico senza scusanti alla velocità della luce, ma fondamentalmente mi piace anche ascoltare le storie degli altri, per questo le cerco dietro ogni angolo. Dare voce alle storie potrebbe diventare un lavoro (perlomeno la direzione sembra essere quella), per il tempo libero invece cerco di mantenere alta la nomea di divoratrice di libri, spasmodica spettatrice di serie tv, occasionale scrittrice in erba di racconti e poesie. Nel frattempo studio Lettere antiche, tanto per dire che l'insalata non mi sembrava abbastanza mista."I have promises to keep and miles to go before I sleep" R. Frost

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